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Nel recruiting della moda vincono soft skills e ultra-specializzazione

Di Camilla Antonioni
10 Mar 2026
Nel recruiting della moda vincono soft skills e ultra-specializzazione

La nascita di nuove figure professionali nel mondo del fashion restituisce la fotografia di un mercato in evoluzione, in cui oggi si prediligono anche le componenti relazionali e la contaminazione tra settori.

La moda è da sempre considerata ‘lo specchio della società’. Ogni qualvolta si verificano cambiamenti strutturali o formali, questi si riflettono in ciò che i brand propongono al pubblico, fungendo da termometro per i mutamenti del mercato. Anche il recruiting risente di tali trasformazioni e, di fatto, consente di monitorare e interpretare questa evoluzione. Così come mutano i comportamenti sociali e i modelli di consumo, cambiano anche le dinamiche interne alle aziende e, in particolare, i criteri con cui vengono selezionati i nuovi talenti. Il concetto di professionalizzazione si ridefinisce, così come si trasformano le figure professionali ricercate dai brand per i loro team. Nell’ultimo periodo, specialmente in seguito agli impatti della pandemia, all’introduzione dello smart working e alla crescente concorrenza internazionale, stanno infatti emergendo nuove categorie di lavoratori che rispondono a un mercato che chiede sempre più competenze orientate all’innovazione. “La ricerca di talenti oggi si concentra non solo su competenze tecniche, ma anche sulla capacità di adattarsi a un settore in continua evoluzione, in cui la digitalizzazione e la sostenibilità sono ormai centrali”, conferma a Pambianco Magazine Carlotta Scanzio, consultant manager di Ali Professional, società di ricerca e selezione attiva in diversi settori, tra cui luxury, fashion e retail. In parallelo, anche l’approccio dei brand alla selezione si è evoluto: oggi si cercano profili con percorsi formativi diversificati e background professionali eterogenei, capaci di contaminare competenze provenienti da ambiti differenti.

Un segnale evidente di un settore che, pur rimanendo fortemente legato alla propria tradizione, guarda sempre più al futuro e alle trasformazioni sociali, tecnologiche e ambientali che lo stanno ridefinendo.

PIÙ ULTRA-SPECIALIZZAZIONE

Come anticipato, l’evoluzione del settore moda ha reso necessarie nuove professionalità. Se in passato le figure più ricercate erano legate soprattutto alle competenze creative o tecniche tradizionali, oggi le aziende cercano profili capaci di muoversi tra più ambiti disciplinari. “I ruoli legati alla sostenibilità, alla digitalizzazione e alla gestione dei dati sono diventati imprescindibili”, osserva Scanzio, sottolineando come molte professioni nate negli ultimi anni si siano ormai stabilizzate all’interno delle aziende. Questa trasformazione non implica però una riduzione del tecnicismo, ma una sua evoluzione verso forme di ultra-specializzazione. “Oggi il lavoro richiede una grande dimestichezza con strumenti digitali avanzati, che permettono uno sviluppo del prodotto più preciso e veloce”, asserisce anche Francesca Bartolomucci, hr recruiter di Yamamay, puntualizzando come anche nei ruoli creativi il background formativo sia sempre più specifico. Professioni tradizionali della filiera, come quella della modellista, per esempio, si sono quindi trasformate: se un tempo erano mestieri appresi sul campo, oggi richiedono competenze tecnologiche, conoscenza delle lingue e spesso un percorso universitario. Parallelamente cresce anche la domanda di figure legate all’analisi dei dati e all’innovazione di prodotto. Una tendenza confermata anche da Golden Goose, secondo cui oggi le aziende prediligono profili ibridi: “Non basta più saper disegnare o analizzare dati, ma combinare entrambe le abilità con una forte sensibilità estetica”.

LA CONTAMINAZIONE TRA SETTORI E L’IMPORTANZA DELLE SOFT SKILLS

L’approccio tradizionale alla ricerca del talento ha lasciato il posto a un metodo più aperto e inclusivo, sia in termini di competenze che di questioni intergenerazionali. “Una volta, le case di moda selezionavano principalmente profili provenienti da un circuito esclusivo. Oggi, invece, c’è una contaminazione costante tra i settori, con figure che vantano esperienze diverse e che contribuiscono a portare una nuova prospettiva nel mondo del lusso,” conferma Scanzio. E questa apertura si riflette anche nelle parole di Golden Goose, che evidenzia l’importanza di un mix intergenerazionale nelle dinamiche aziendali: “I più giovani offrono uno sguardo nuovo sul mondo, un’intuizione digitale spiccata, mentre le persone con maggiore esperienza custodiscono il know-how e la visione strategica, favorendo così una contaminazione positiva tra generazioni”. E ciò avviene senza tralasciare la diversità e l’inclusività poiché “i team eterogenei favoriscono la condivisione di esperienze e prospettive differenti, generando nuove idee e stimolando processi innovativi”, specifica l’azienda. Inoltre, se nelle figure legate alla filiera e allo sviluppo del prodotto la richiesta di competenze tecniche rimane centrale, come esposto, il discorso cambia quando si parla di ruoli manageriali. In questi casi i player della moda stanno progressivamente superando il modello del dirigente esclusivamente tecnico per privilegiare profili con una forte componente relazionale. “Per una leadership efficace oggi conta soprattutto la capacità di coinvolgere le persone e farle lavorare nella stessa direzione”, osserva Bartolomucci. Anche secondo Golden Goose il processo di selezione sta diventando sempre più relazionale. Se in passato il recruiting era focalizzato sui requisiti tecnici, oggi l’attenzione si concentra maggiormente sul potenziale e sull’allineamento con la cultura aziendale. “Valutiamo la capacità delle persone di contribuire alla visione comune e di collaborare all’interno di team diversificati”, spiega l’azienda. In questo contesto, le soft skills – empatia, leadership inclusiva e capacità di adattamento – diventano determinanti quanto le competenze professionali. In conclusione questa trasformazione si riflette anche nella crescente valorizzazione della diversità e della contaminazione tra generazioni e background professionali differenti. I più giovani portano spesso una forte intuizione digitale e una sensibilità verso linguaggi contemporanei, mentre i professionisti più esperti contribuiscono con una visione strategica maturata nel tempo.

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