Si apre oggi, in una congiuntura economica ancora complessa per il comparto, l’edizione numero 42 di Milano Unica. La kermesse dedicata al tessile e accessori alto di gamma popolerà per tre giorni, fino a giovedì 22 gennaio, i consueti spazi espositivi di Fiera Milano Rho, puntando i riflettori sulle proposte primavera/estate 2027 di 730 espositori italiani e internazionali. Un numero pressoché in linea con i visitatori di un anno fa e della scorsa edizione di luglio (rispettivamente assestate a quota 723 e 730 espositori).
In particolare, sono 585 (+5,2% rispetto alla corrispondente edizione del febbraio 2025) gli espositori presenti all’interno dei saloni di Ideabiella, Moda In e Shirt Avenue, dove spicca il contributo di 137 aziende tessili europee (+25%), a cui si aggiungono 129 adesioni tra le aree speciali e gli osservatori Korea e Japan e quelle di 16 case editrici. All’incremento del numero di espositori, inoltre, si è aggiunto l’aumento della superficie espositiva, che occupa un totale di 25.803 metri quadri.
Sullo sfondo, un quadro – delineato come di consueto dall’ufficio studi di Confindustria Moda, sulla base dei dati Istat dei primi nove mesi dell’anno – di persistente criticità ma anche spiragli di fiducia. Dal consuntivo 2025 della tessitura italiana emerge una situazione ancora in sofferenza, nonostante il forte rallentamento dell’andamento negativo del fatturato e del valore delle esportazioni rispetto a quanto rilevato nel 2024, rispettivamente a -1,5% contro il precedente -8,8% e, ancora, -1,5% contro un -10,7 per cento.
Il fatturato, in particolare, si stima sfiorerà i 6,9 miliardi di euro, contro i 7 del 2024 e concorrendo così all’11,8% del fatturato generato complessivo della filiera tessile-abbigliamento. Un dato “sostenuto soprattutto dal positivo andamento, registrato in particolare nel terzo trimestre dello scorso anno, da gran parte dei comparti tessili presi in considerazione e auspicabilmente interpretabile come avvio di un trend favorevole nel 2026”.
Guardando al valore dell’export, è stimato a quota 3,73 miliardi di euro, mentre le importazioni hanno mostrato un segno opposto, attese in crescita del +2,6%, pari a un valore di circa 1,86 miliardi di euro e, per la prima volta da molti anni, pressoché a livello del saldo della bilancia commerciale di comparto (1,88 miliardi di euro).
Guardando ai singoli mercati di sbocco delle esportazioni tessili, nei primi nove mesi del 2025 Cina e Hong Kong, presi in considerazione congiuntamente, continuano a rappresentare il primo mercato di sbocco che vale circa 200 milioni di euro, mentre singolarmente fanno rispettivamente registrare cali del -17,7% e -24,7 per cento. La Cina, da sola, si colloca al quarto posto, come quota di mercato, dietro a Francia (-3,1%), Germania (-1,3%) e Tunisia (+7,4 per cento). In positivo, menzionati dall’analisi Usa (+5,9%), Portogallo (+0,9%), Marocco (+14,4%), Polonia (+18%) e Gran Bretagna (+9,2 per cento).
“Se si guardano i dati con attenzione – ha commentato Simone Canclini, presidente della fiera – possiamo trarre qualche indicazione ulteriore a sostegno di un moderato ottimismo. Nel terzo trimestre dello scorso anno, infatti, il comparto, nel suo complesso, ha registrato un andamento positivo, a cui si affianca la crescita del fatturato dei comparti cotoniero e liniero, che recuperano le perdite accumulate nel biennio precedente. Tutti indicatori interpretabili come avvio di un auspicabile trend favorevole nel 2026”.



