Una storia lunga 150 anni e un heritage che strizza l’occhio alla contemporaneità. Lyle&Scott spicca all’interno del parterre di marchi distribuiti in Italia da Interjeans e presenta a Pitti Uomo – in corso fino a domani in Fortezza da Basso con l’edizione numero 109 – dopo avere chiuso un 2025 a quota 22 milioni di euro.
Di fronte a sé, un 2026 ancora in crescita, stimato intorni ai 26 milioni, in rialzo del 18 per cento. Ad anticiparlo a Pambianconews è Andrea Belletti, CEO e founder di Interjeans, che di marchi dal forte heritage ha esperienza: nel pool del distributore – il cui turnover si è assestato intorno ai 36 milioni di euro lo scorso anno – figurano 13 brand tra cui, oltre a Lyle&Scott, Superdry, Belstaff e Karl Lagerfeld.

Dalle radici britanniche, Lyle&Scott nei suoi 150 anni ha attraversato epoche, stili musicali e sottoculture, oltre ad aver siglato partnership con marchi dal calibro di Dior, Chanel e Marc Jacobs, con un’identità che oggi si declina all’estero soprattutto attraverso collaborazioni ad hoc, ormai lontane dal mondo del lusso, che risuonino nei mercati di riferimento.
“La capsule che presentiamo a Pitti – spiega Francesco Recchia, brand manager Lyle&Scott e G-Star (altro marchio di casa Interjeans, ndr) – è stata pensata appositamente per il mercato italiano, come del resto tante altre produzioni, quella dei pantaloni, per esempio, o di altri special”. Tra gli ultimi esempi, la collaborazione con il Verona Calcio lanciata lo scorso dicembre: “In una settimana – racconta Recchia – abbiamo venduto 600 capi online, su uno stock che ne contava mille”.
Introdotta a partire da questa stagione autunno/inverno 2026-27, inoltre, anche la calzatura, finora non distribuita in Italia. L’Italia, d’altronde, racconta ancora Belletti, è il secondo mercato per rilevanza nel panorama di Lyle&Scott, preceduto dalla natia Inghilterra. Seguono Scandinavia, Paesi Bassi e Olanda. E ancora: “Ora stiamo iniziando con la Grecia e la Spagna, e anche la Germania è cresciuta tantissimo”.
In Italia Lyle&Scott è distribuito sul canale wholesale e conta 650 multibrand, che spaziano dalle insegne più di nicchia alle catene, “un numero che non contiamo di ampliare ma di potenziare, offrendo ai nostri partner una proposta sempre più ricca e su misura”. Per il momento, non c’è alcun interesse a debuttare con uno store monomarca.

Attraverso una proposta articolata in due linee, la ‘Legacy’ e la ‘Reframed’, il marchio punta a conquistare anche un cliente più ‘premium’ ed esigente. Con la ‘Reframed’, in particolare, “guardiamo alle boutique – spiega Recchia – grazie a una maggiore innovazione di prodotto e materiali più ricercati, che fanno breccia in una fascia di consumatori più alta”.
Il consumatore-tipo, ad ogni modo, è rappresentato da un profilo ampio e variegato: “Il nostro cliente ha tra i 25 e agli oltre 60 anni, tendenzialmente segue lo sport ma lo veste in modo sobrio, senza eccessi”. E ancora: “Il nostro bacino si amplia sempre di più attingendo da segmenti che, oltre allo sport, hanno a che fare con la musica e il lifestyle”.



