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Per Nike la ripresa è lontana. Cina e dazi fanno crollare gli utili (-32%)

Di Flavia Iride
19 Dic 2025
Per Nike la ripresa è lontana. Cina e dazi fanno crollare gli utili (-32%)

Lo store Nike a Portland, credits: Nike.com

Nike inizia a intravedere qualche segnale positivo, ma la ripresa è lontana. Dopo diversi esercizi fiscali in contrazione, il gruppo americano dello sportswear ha finalmente stabilizzato i conti registrando nel secondo trimestre dell’esercizio fiscale 2026 (chiuso al 30 novembre 2025) ricavi per 12,4 miliardi di dollari (pari a circa 11,4 miliardi di euro al cambio di oggi) in crescita dell’1% su base riportata sullo stesso periodo dell’anno precedente. La crescita è piatta a cambi costanti, evidenziando un andamento sostanzialmente stabile del giro d’affari. Il dato che però risulta particolarmente sotto pressione è quello della redditività: infatti, l’utile netto trimestrale si è fermato a 0,8 miliardi di dollari, in calo del 32% su base annua. Questa flessione dell’utile riflette soprattutto la contrazione del margine lordo, sceso di 300 punti base (3 punti percentuali) al 40,6% nel trimestre, a causa principalmente dei dazi più elevati nel mercato nordamericano.

La performance del primo semestre FY2026 (da giugno a novembre 2025) segue un andamento analogo. Nike ha totalizzato ricavi semestrali per 24,15 miliardi di dollari, appena l’1% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’utile netto dei sei mesi però è sceso a 1,52 miliardi di dollari rispetto ai 2,21 miliardi del primo semestre FY2025, con una contrazione del 31 per cento.   

A livello geografico, il Nord America si conferma il principale motore di crescita per Nike. Qui, nei tre mesi appena conclusi, le vendite sono salite del 9% (a 5,63 miliardi di dollari) trainate sia dal segmento footwear sia dalla forte ripresa del canale wholesale. Anche l’Emea ha registrato un lieve aumento del fatturato (+3% a 3,39 miliardi), un progresso limitato in parte dagli effetti valutari (a cambi costanti il dato Emea risulta pressoché stabile). Al contrario, nell’area Apla (Asia Pacifico e America Latina) le vendite trimestrali sono calate del 4% risentendo di performance contrastanti nei vari Paesi. Ma è la Cina il mercato che, più di tutti, grava sui conti di Nike. Il mercato del Dragone ha infatti visto scendere i ricavi del 17% nel trimestre, fermandosi a 1,42 miliardi di dollari. Si tratta del sesto calo consecutivo su base annua per questo mercato chiave, complice una domanda locale debole e le difficoltà incontrate sia nel canale digitale che nel retail fisico. In Cina ha sofferto in modo particolare anche il marchio Converse, che a livello globale ha segnato ricavi per 300 milioni di dollari nel Q2, in flessione del 30% rispetto all’anno scorso.

Per i canali di vendita, quest’ultimi risultati, confermano quanto già visto nel primo trimestre, ovvero una crescita dei ricavi del wholesale (+8%) e una flessione dei canali di vendita diretta che, al contrario, hanno continuato a registrare vendite in negativo (-8%) con un calo individuato soprattutto nell’online in perdita del -14% nel trimestre. Questa inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni – in cui il canale diretto trainava la crescita – riflette la strategia “Win Now” varata dal management, che prevede il rafforzamento delle partnership wholesale e un riposizionamento dell’offerta.  

Guardando alle categorie di prodotto, emergono indicazioni interessanti. Il segmento abbigliamento ha mostrato una crescita a metà cifra singola, contribuendo all’incremento complessivo dei ricavi, mentre il core business delle calzature è rimasto sostanzialmente piatto su base annua.

I vertici di Nike sottolineano come “Nike è a metà del proprio percorso di ritorno. Stiamo facendo progressi nelle aree che abbiamo individuato come prioritarie e restiamo fiduciosi nelle azioni intraprese per alimentare la crescita e la redditività di lungo termine dei nostri brand”, ha dichiarato Elliott Hill, presidente e CEO del gruppo. In particolare, il management ha indicato che i dazi continuano inoltre a pesare sui margini – con costi aggiuntivi stimati in circa 1,5 miliardi di dollari sull’intero FY2026 – che spingono il gruppo a restare cauto per i prossimi risultati.

Sul fronte borsistico, però, l’accoglienza agli ultimi risultati trimestrali è stata contrastata. Nonostante nel Q2 Nike abbia battuto le stime degli analisti sui ricavi (12,4 miliardi di dollari realizzati contro i 12,2 attesi), ciò non è bastato a convincere il mercato: gli investitori si sono focalizzati sulla redditività inferiore rispetto al passato e sui margini di profitto netto sceso al 6,4% contro il 9,4% di un anno fa. Così, il titolo Nike, dopo l’annuncio dei dati, è arrivato a perdere oltre il 10% nelle contrattazioni after-hours del 18 dicembre. Il tonfo di Nike ha influenzato anche le azioni di Adidas e Puma, che hanno registrato un arretramento sui mercati europei (rispettivamente del -0,7% e del -0,9%), a dimostrazione di una rinnovata preoccupazione sull’andamento del settore dell’abbigliamento sportivo a livello globale.

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