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Stretta fast-fashion. Il Regno Unito sulle orme dell’Ue studia dazi per i pacchi low cost

Di Flavia Iride
25 Nov 2025
Stretta fast-fashion. Il Regno Unito sulle orme dell’Ue studia dazi per i pacchi low cost

Anche il Regno Unito segue le orme dell’Ue e studia una stretta al fast fashion. Rachel Reeves, ministra delle finanze britanniche ha infatti annunciato che intende eliminare l’esenzione dai dazi per i beni acquistati singolarmente a meno di 135 sterline (circa 153 euro al cambio di oggi), una soglia che finora esentava molti acquisti online provenienti soprattutto da retailer esteri, spesso con sede in Cina.

La mossa del Regno Unito si inserisce in uno scenario che ha già visto l’Unione Europea intervenire sulle spedizioni a basso costo. L’Unione Europea ha infatti anticipato al 2026 l’abolizione del regime del “de minimis”, che fino ad oggi consentiva l’ingresso in dogana di piccoli invii sotto i 150 euro senza dazi. La misura europea punta a contrastare l’ultra-fast fashion e le importazioni a basso costo che mettono a rischio la competitività delle imprese locali.

L’obiettivo dichiarato dal Ministero è ripristinare condizioni di concorrenza eque nel mercato interno. Questa misura, secondo quanto riportato dalla stessa Reeves, potrebbe far guadagnare al Regno Unito circa 500 milioni di sterline l’anno. D’altra parte la ministra, che presenterà il bilancio il prossimo 26 novembre, ha rassicurato i cittadini affermando che questo provvedimento non avrà un impatto significativo sul costo della vita e che verrà avviata una consultazione per definire le modalità di attuazione delle nuove regole doganali. “Dobbiamo garantire che i nostri negozi locali possano competere lealmente con i venditori esteri e continuare a promuovere la crescita e la creazione di posti di lavoro con ottime condizioni in tutto il Regno Unito”, ha dichiarato. 

La decisione arriva dopo le pressioni dei principali retailer britannici, tra cui Next plc e Associated British Foods plc, proprietaria di Primark, che denunciano da tempo una concorrenza ritenuta sleale. A sostegno della misura si è espresso anche il CEO di Abf, George Weston, che ha definito l’intervento “una chiusura di una scappatoia che ha svantaggiato le imprese britanniche, danneggiato le high street e consentito l’ingresso di articoli privi degli adeguati standard di sicurezza”. Weston ha poi auspicato che la nuova normativa venga implementata rapidamente.

Attualmente, infatti, mentre i grandi player pagano dazi su numerosi beni importati all’ingrosso, i consumatori non sostengono tariffe su articoli simili acquistati singolarmente da piattaforme internazionali se il prezzo resta sotto la soglia dei 135 sterline. Sul fronte internazionale, gli Stati Uniti hanno già avviato una misura analoga: ad agosto, in base alle decisioni dell’amministrazione Trump, è stata eliminata l’esenzione per le importazioni sotto gli 800 dollari.

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