Alessandro Michele sceglie di riproporre il concept della sfilata ‘Le Méta Théâtre Des Intimités’ per la campagna autunno/inverno 2025-26 di Valentino. “Oggi la moda è sempre più espressione di un mondo accelerato e ipertrofico, che insegue con ostinazione la promessa della novità: nuove forme, nuove tracce, nuovi racconti. Dentro questo vortice, ho scelto di abitare un gesto diverso: non correre, ma sostare. Non aprire un altro capitolo, ma approfondire un tema già avviato. Non consumare la novità, ma lasciare che le immagini e le domande potessero sedimentarsi e accrescersi in uno scavo verticale”, spiega il direttore creativo della maison capitolina in una nota.

La passerella allestita lo scorso marzo presso l’Institut du Monde Arabe è stata tra gli highlight della Paris fashion week confermando delle doti di storyteller e show-maker fuori dall’ordinario dello stilista romano. Gli ospiti del défilé sono stati immersi in uno spazio piastrellato a luci rosse “distopico, perturbante, lynchiano”, un ampio bagno pubblico con tanto di lavandini e specchi. Porte pronte ad aprirsi per far entrare e uscire i modelli. Riproporre quell’ambientazione ha “l’obiettivo di continuare a interrogare la stretta relazione tra identità e pratiche vestimentarie. Ritorna il bagno pubblico: un contro-luogo in cui la dimensione privata e quella relazionale si confondono, dove il visibile sfida l’invisibile, il decoro collide con il piacere proibito e l’esposizione gioca con l’occultamento. Si tratta di uno spazio liminale che, in questa campagna, si arricchisce di nuovi corpi, sguardi e incontri, trasformandosi in scena inesauribile di possibilità”.
In relazione alla campagna scattata da Glen Luchford Michele si domanda: “È stato come immaginare una vita dopo lo show: quante altre esistenze poteva ospitare quello stesso spazio perturbante e corale? Quanti altri desideri inespressi potevano prendere forma? E quali altre intimità si sarebbero riflesse nei suoi corridoi?”

Lo sappiamo, la moda è da sempre un linguaggio di apparizione, un dispositivo che mette in scena i corpi e li espone allo sguardo. Anche nella dimensione più intima non possiamo sottrarci a questa natura espositiva. Hannah Arendt (storica e filosofa statunitense, ndr) lo aveva intuito con chiarezza: l’apparire è la modalità stessa dell’essere umano nel mondo. In questa cornice i vestiti certificano dunque il loro stato di seconda pelle, il tramite attraverso cui decidiamo di mostrarci sul palcoscenico della vita. È questo forse il portato più prezioso della moda in cui la profondità si manifesta come intreccio di superfici, e l’intimità rivela la sua forza politica e poetica. Non essenza immobile, ma movimento continuo. Non rifugio privato, ma scena condivisa”.



