Performance ancora in territorio positivo per Hermès, che ha chiuso il primo semestre con ricavi pari a 8 miliardi di euro. Un risultato che segna una crescita del 7% a cambi correnti (+8% a valuta costante). Guardando in particolare al secondo trimestre, i ricavi della maison francese – che si conferma best in class nel comparto del lusso – sono ammontati a 3,9 miliardi di euro, in rialzo del 5,9% a cambi correnti.
Sul fronte della marginalità, l’utile netto del gruppo nel semestre è stato pari a 2,2 miliardi di euro, in lieve calo (-5%) rispetto ai 2,4 milioni di un anno fa, per via del contributo straordinario richiesto in Francia alle grandi aziende, spiega la nota diramata.
Se non fosse stato per il contributo straordinario, Hermes avrebbe visto i suoi utili netti salire a 2,5 miliardi di euro, segnando un incremento del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’utile operativo ricorrente del gruppo, intanto, nei sei mesi è cresciuto del 6%, raggiungendo i 3,3 miliardi di euro.
Guardando alle performance dei mercati presidiati dal player, tutti sono stati in crescita. L’Europa è progredita del 10,7% (con la Francia che da sola è cresciuta dell’8,7%), il Giappone del 17,6% e l’intera area asiatica del 4,2 per cento. Le Americhe hanno messo a segno un +9,5 per cento.
“I solidi risultati del primo semestre in tutte le regioni – ha dichiarato Axel Dumas, presidente esecutivo – riflettono la forza del modello Hermès. Vorrei ringraziare tutti i nostri clienti per la fiducia e tutti i nostri dipendenti per il loro impegno. Continueremo a investire e ad assumere personale per garantire il successo duraturo del gruppo”.
E riguardo all’outlook per il 2025 scrive la società: “Nonostante l’incertezza economica e geopolitica, Hermès conferma l’obiettivo di una crescita ambiziosa del fatturato a tassi costanti nel 2025”.
Questa mattina, tuttavia, in risposta ai risultati, il titolo di Hermès accusa una perdita di quattro punti percentuali alla Borsa di Parigi. Dietro ci sarebbe, osserva Reuters, “una performance trainata dalla continua e forte domanda di borse di lusso, ma che mostra segnali di non essere totalmente immune a una più ampia flessione del settore”.
L’appeal delle celebri borse ‘Birkin’, ‘Constance’ e ‘Kelly’ del marchio ha finora protetto il gruppo dalle difficoltà del segmento luxury, prosegue l’agenzia di stampa, mentre la crescita delle divisioni più piccole di Hermès dedicate alla moda e alla seta ha rallentato e le vendite di profumi e prodotti di bellezza si sono contratte.
Se, infatti, il segmento dei leather goods è cresciuto del 12% nella prima metà dell’anno, e quello del ready-to-wear e degli accessori del 6%, quello dedicato a seta e tessili si è fermato a quota +4% mentre quelli relativo a beauty e fragranze e orologi sono addirittura calati rispettivamente del 4% e dell’8 per cento.
“Questo – ha commentato l’analista di Bernstein, Luca Solca – è un segnale che il mercato rimane difficile”.
Guardando agli Stati Uniti e al tema dei dazi, giunti a una tariffa base concordata al 15%, Hermès – che quest’anno ha già aumentato i prezzi del 7% a livello globale, con un ulteriore aumento del 5% destinato proprio agli Usa – non prevede ulteriori rincari.



