Inizia positivamente e al di sopra delle aspettative di mercato l’anno di Levi Strauss & Co., che, dopo aver registrato un turnover superiore ai 6,3 miliardi di dollari nel 2024, nei primi tre mesi del 2025 archivia ora un fatturato di 1,5 miliardi e una crescita del 3% su base corrente (+9% a valuta costante). A differenza del precedente trimestre, i risultati hanno ricevuto un feedback positivo a Wall Street, dove le azioni del gruppo sono salite di oltre il 7% negli scambi after hours.
A trainare le vendite del primo trimestre, terminato lo scorso 2 marzo, sono state le performance di Asia (+7%) e Americhe (+6%), con quest’ultime che rappresentano sempre il bacino più grosso per il gruppo con i loro 783 milioni. In sofferenza invece il mercato europeo, le cui vendite sono calate del 5 per cento. Nel comunicare i dati relativi alla prima parte dell’anno, il player a stelle e strisce ha specificato che il report esclude circa 67 milioni relativi a Dockers, marchio americano che il gruppo sarebbe pronto a cedere. Secondo fonti di stampa straniera, l’azienda starebbe per concludere la vendita con il fondo Marquee Brands.
Guardando al main brand, Levi’s ha registrato un incremento delle vendite dell’8% a cambi costanti. Rispetto ai canali, tenendo il cambio corrente, scende la performance del wholesale (-3%) mentre sale il dtc (+9 per cento). Migliora di molto la redditività: nel primo trimestre dello scorso anno l’azienda era in rosso per 10 milioni, mentre attualmente risulta in positivo per 140 milioni.
Levi Strauss & Co. ha infine confermato le sue previsioni annuali di vendita, escludendo l’impatto dei dazi. Come si legge su Reuters, l’azienda ha dichiarato a gennaio che una catena di approvvigionamento diversificata in 25 Paesi le consente di reperire prodotti da più fonti. Il gruppo importa direttamente dalla Cina solo circa l’1% dei suoi articoli destinati agli Stati Uniti, mentre per il Messico la quota è intorno al 5 per cento. Il marchio starebbe inoltre valutando aumenti di prezzo come una delle misure di mitigazione, ha affermato il presidente e CEO Michelle Gass, aggiungendo che tali aumenti saranno “mirati”.
Come comunicato sulla fine dei dodici mesi, le stime per il 2025 vedranno il player statunitense, attualmente alle prese con tassi di cambio sfavorevoli, soffrire di un calo delle vendite compreso tra l’1-2%, al di sotto delle stime che indicavano una crescita del 3,7%, secondo Lseg.
“Abbiamo superato le aspettative di ricavi e redditività nel primo trimestre, segnando un inizio d’anno solido, ulteriore conferma che la nostra strategia di trasformazione sta funzionando – dichiarato Michelle Gass -. Il brand Levi’s è più forte che mai, e continueremo ad alimentare questo slancio grazie a una pipeline di prodotto solida e mantenendo il marchio al centro della cultura globale. Pur riconoscendo di operare in un contesto incerto, la nostra presenza globale, la solida struttura dei margini e una supply chain agile ci permettono di affrontare con fiducia il resto dell’anno e oltre.”
“Abbiamo registrato un’espansione significativa dei margini e una crescita a doppia cifra degli utili nel primo trimestre, e il forte slancio è proseguito anche a marzo”, ha aggiunto Harmit Singh, chief financial and growth officer del gruppo. “Guardando avanti, confermiamo le previsioni per il 2025 sia in termini di ricavi sia di utili, escludendo l’impatto degli ultimi annunci sui dazi, e prevediamo un impatto minimo sulle prospettive di margine per il secondo trimestre. Inoltre, la nostra solida situazione patrimoniale, l’economia strutturale migliorata e la forza intrinseca del nostro business ci danno fiducia nel percorso che stiamo seguendo”.



