Negli ultimi anni, il gruppo Rossignol, specialista negli sport di montagna, ha avviato una trasformazione strategica per diventare un brand multi-stagionale e omnicanale, riducendo la dipendenza dal solo mercato invernale. Al centro di questa evoluzione c’è ora il lancio della scarpa Vezor, il primo modello di scarpa trail running del brand d’Oltralpe nonché un prodotto che segna un passaggio fondamentale nella storia dell’azienda, diventata ora una four seasons company a tutti gli effetti.
“L’obiettivo è chiaro: passare da un brand specializzato negli sport invernali a un punto di riferimento per gli sport di montagna a tutto tondo”, spiega a Pambianconews Vincent Wauters, CEO di Rossignol dal 2021.
Quando Wauters è entrato in azienda, il contesto, complice la pandemia globale, era tutt’altro che semplice: “Sono arrivato nel febbraio 2021, proprio quando gli impianti sciistici erano chiusi. Tutto ciò che avevamo spedito non veniva pagato, e gli ordini non ancora evasi venivano cancellati. È stato un periodo complesso, ma ci ha costretti a essere creativi”. È in quel momento che ha infatti preso forma l’idea di ampliare il raggio d’azione dell’azienda, investendo in nuove categorie di prodotto. Un approccio che a conti fatti ha funzionato, e che ha portato in una prima fase il gruppo ad archiviare un 2022 con ricavi in crescita del 28%, a quota 401 milioni di euro, e ha dichiarare l’obiettivo di raggiungere i 500 milioni di fatturato entro il 2026 (rispetto ai 313 milioni di euro dell’esercizio 2021-22). Ora, la realtà a cui fanno capo anche i marchi Look, Lange e Dynastar, dopo due inverni complessi e l’ultimo positivo, si aspetta una crescita single digit per il full year 2024.
“Abbiamo iniziato a sviluppare la nostra linea di calzature tecniche già a gennaio 2021. Sono serviti tre anni di sviluppo e un anno per il lancio sul mercato”, spiega il manager facendo riferimento alla nuova calzatura super tecnica. Questo progetto fa parte però di una strategia più ampia: “Non si tratta solo di diversificare per ridurre la ‘dipendenza dalla neve’, ma di trasformare Rossignol da una realtà produttiva a un brand con un’identità forte e riconoscibile, ben posizionato nel wholesale e in grado di parlare direttamente ai consumatori. Un brand, una voce”.

La scarpa Vezor, presentata ufficialmente il 4 marzo e già in vendita nei negozi, è un concentrato di tecnologia. “Abbiamo sviluppato ogni singolo elemento per massimizzare grip, stabilità e leggerezza. La suola è stata creata in collaborazione con Michelin, leader mondiale nei materiali ad alte prestazioni. Ogni dettaglio ha una funzione precisa, niente è stato fatto solo per estetica. Anche il design si basa sulla performance”. Non a caso, per testare il prodotto, il player francese ha coinvolto oltre 150 tester in tre continenti, con cinque fasi di prototipazione. “Abbiamo lavorato anche sulla personalizzazione: la scarpa offre diverse opzioni di regolazione per adattarsi a ogni tipo di piede,” aggiunge il CEO. E oltre a Vezor, Rossignol ha già in cantiere sei nuovi modelli per la primavera 2026, tra cui scarpe da hiking leggere e performanti. “Il nostro ingresso nel mercato primaverile non è un esperimento. È il prossimo grande passo della nostra evoluzione”.
Come anticipato, oltre a Rossignol, il gruppo possiede altri brand, tra cui Look, Lange e Dynastar. Il marchio ammiraglio rappresenta circa il 70% del fatturato globale, mentre gli altri tre combinati coprono il restante 30 per cento. Entrando nel dettaglio, Look è il brand più forte tra i tre, con un peso di circa il 12 per cento. Lange e Dynastar si dividono invece la quota restante. “Se guardiamo solo agli scarponi da sci, Rossignol scende al 65% e gli altri marchi salgono al 35 per cento”.
Guardando alle aree geografiche, gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato di Rossignol, con una quota del 32-33%, seguiti da Francia (20%) e Italia, che si conferma strategica per il marchio. “Italia e Francia sono mercati chiave, perché qui siamo già più avanzati nella penetrazione del lifestyle e del footwear”. La Cina è un mercato in crescita, ma ancora piccolo in termini di fatturato. “Abbiamo 14 store in Cina. È un bacino con grande potenziale, ma richiede una strategia a lungo termine.” L’intento però rimane quello di continuare a espandersi per numero di negozi.
Un aspetto centrale della nuova strategia del gruppo è anche la sostenibilità. Un argomento cruciale per l’industria dell’abbigliamento sportivo, soprattutto in considerazione delle severe normative che si applicano non solo alla moda ma anche ai marchi orientati alla performance. “Non possiamo definirci un brand ispirazionale e legato alla montagna senza essere sinceramente impegnati nella sostenibilità,” sottolinea Wauters. E proprio in ottica di riduzione della propria impronta, una delle iniziative più ambiziose è stata la creazione di una foresta vicino alla fabbrica in Spagna. “Dal 2023 abbiamo piantato alberi che in 15 anni copriranno il 50% del nostro fabbisogno di legno (materiale che il gruppo più impiega per la fabbricazione degli sci, ndr). Nel frattempo, assorbiranno 14mila tonnellate di CO2”. Anche la produzione è stata ripensata in ottica green: “Il 100% dell’energia che utilizziamo proviene da fonti rinnovabili, e fino al 25% viene autoprodotto nei nostri stabilimenti.”

Rossignol sta inoltre esplorando nuove soluzioni per il riciclo e il second-hand. “Abbiamo avviato progetti di upcycling, trasformando vecchi sci in lampade e bastoncini in apribottiglie. Ma la vera sfida è ridurre l’impatto dell’intero ciclo produttivo.” Per questo motivo, l’azienda ha iniziato a tracciare e monitorare il proprio impatto ambientale: “Dal 2023, il 12% dei nostri prodotti ha almeno il 50% di materiali riciclati o riciclabili. Nel 2025, puntiamo a raggiungere il 27 per cento”.
Un evento cruciale per il gruppo saranno i prossimi Giochi Invernali, Milano Cortina 2026, una manifestazione intrinseca nel dna e nel successo dell’azienda. “Rossignol ha vinto le prime medaglie olimpiche nel 1924. Nessuno dei nostri competitor era lì”. Per l’occasione, il brand lancerà una nuova edizione della collezione Hero, una linea di abbigliamento e attrezzatura ispirata agli atleti. “Ogni quattro anni, con le Olimpiadi, lanciamo una nuova collezione Hero. È la nostra linea più performante e iconica”. L’effetto sulle vendite, complice il ritorno d’immagine dovuto al rappresentare atleti come Federica Brignone, vincitrice di tre medaglie olimpiche, si farà però sentire soprattutto l’anno successivo: “Durante i Giochi, l’attenzione è altissima, ma l’impatto commerciale arriva nell’inverno successivo, quando cresce la voglia di sciare. La sfida, ovviamente, è destreggiarsi con gli investimenti dei grossi competitor”.
Wauters ha però una visione chiara per il futuro di Rossignol: “Non siamo più solo un brand di sport invernali. Stiamo diventando un marchio per tutti gli sport di montagna. Abbiamo il vantaggio di essere autentici. La montagna non è solo sport: è benessere, natura, libertà. E i nostri prodotti devono riflettere tutto questo.”



