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M&A all’italiana, meglio tardi che mai

Di Redazione
17 Mar 2025

Le ultime sfilate milanesi hanno catalizzato l’attenzione su due nomi in particolare: Prada e Versace, al centro di una possibile operazione societaria di portata storica. Sebbene al momento non ci sia ancora nulla di ufficiale, le parole dell’amministratore delegato di Prada, Andrea Guerra, durante la recente conference call di marzo, lasciano aperta la porta a questa opportunità di mercato. E, mai come ora, l’ipotesi di un’alleanza tra questi due giganti della moda scalda gli animi non solo degli addetti ai lavori, ma anche di un pubblico più ampio. Il motivo è chiaro: negli ultimi vent’anni il lusso italiano ha assistito passivamente ad un progressivo processo di acquisizioni da parte di gruppi stranieri, in particolare francesi, con Lvmh e Kering a fare da protagonisti assoluti.

Se da un lato questi colossi hanno saputo preservare e valorizzare le eccellenze del made in Italy, dall’altro è innegabile che il nostro Paese sia rimasto ai margini di una strategia di aggregazione solida e duratura. Adesso la situazione sembra essere in una fase di cambiamento: Kering è impegnata nel rilancio di alcuni brand del proprio portafoglio, mentre Lvmh, nonostante la sua solidità, sta riorganizzando alcune divisioni interne e valutando possibili spin-off. Questo potrebbe lasciare spazio a nuove manovre per gli italiani.

Fino a oggi, i tentativi di creare poli italiani del lusso sono stati rari e, nella maggior parte dei casi, di dimensioni limitate. I pochi attori che si sono mossi in questa direzione, come Otb di Renzo Rosso, hanno interrotto il processo: l’ultima acquisizione del gruppo risale al 2021, con Jil Sander. Nel caso di Zegna, altro gruppo impegnato in alcune operazioni m&a in Italia e all’estero, dopo Tom Ford e alcune acquisizioni nel tessile, la cronologia si ferma al 2023 con una partecipazione di minoranza in Luigi Fedeli insieme a Prada. Il passato insegna che quando ci sono stati tentativi di aggregazione tra marchi italiani i risultati non sono sempre stati all’altezza delle aspettative, come dimostrano alcuni precedenti non andati a buon fine, per esempio Prada con lo stesso Jil Sander e Helmut Lang, o Burani o ancora prima Finpart.

L’auspicio è, però, che questa possibile unione tra Prada e Versace possa segnare un punto di svolta e fungere da detonatore per un nuovo corso del lusso italiano, spingendo anche altre realtà, fino ad ora orientate verso operazioni di filiera, come Cucinelli, ad allargare il raggio d’azione pur mantenendo la peculiarità tutta italiana del modello monomarchio. È questo il momento per cogliere l’opportunità unica di tornare a vedere l’Italia protagonista sul palcoscenico.

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