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Dopo la t-shirt ‘a stampa’ nazista, Shopify chiude l’e-commerce di Yeezy

Di Davide Fogato
12 Feb 2025
Dopo la t-shirt ‘a stampa’ nazista, Shopify chiude l’e-commerce di Yeezy

Ye, ph. Launchmethrics/Spotlight

“Something went wrong, this store is unavailable”. È questo il messaggio che appare da ieri visitando il sito di Yeezy, segno che sì, qualcosa è andato storto, in tutti i sensi. All’origine dello shutdown c’è l’ennesima trovata mediatica infelice di Ye (come si chiama il rapper dopo cambio di nome nel 2021), che ha messo in vendita sull’e-commerce del suo brand una t-shirt bianca con la svastica nazista, al prezzo di 20 dollari (unico articolo disponibile fino all’altro ieri).

A peggiorare la situazione, c’è anche ‘l’aggravante’ dello spot pubblicitario: nel corso del Super Bowl Kanye West ha fatto trasmettere un costosissimo spot locale (la stampa estera parla di 8 milioni di dollari) per promuovere Yeezy. Nel video, girato su quella che sembrava la poltrona di uno studio dentistico, il rapper affermava: “Ho speso tutti i soldi per questo spot sui miei nuovi denti, quindi, ancora una volta, ho dovuto girarlo con l’iPhone. Andate su yeezy.com”.

Il sito web vendeva prontamente la controversa maglietta, scatenando immediate polemiche. A seguito delle proteste, Shopify ha chiuso lo store online di Yeezy per violazione dei termini di servizio. Ma West aveva già rincarato la dose poco prima, scrivendo su X (ex Twitter): “Sono anni che volevo creare questa maglietta, la più grande opera d’arte che abbia mai realizzato”. Successivamente, un portavoce dell’azienda canadese ha dichiarato in una nota invita al Times che i commercianti che utilizzano la piattaforma devono aderire alle regole di Shopify e ai suoi termini di servizio e che, nello specifico, Yeezy.com “non si è impegnato in pratiche commerciali autentiche e ha violato i nostri termini, quindi li abbiamo rimossi da Shopify”.

Uno screen dell’e-commerce di Yeezy pre chiusura

Già accusato in passato di antisemitismo, Kanye West ha collezionato negli ultimi due anni una serie di disfatte sia a livello personale che di business: dalla rottura con Adidas, alla fine della collaborazione con Gap, i ban da Instagram e, più recentemente, da X, fino alla sentenza di irrilevanza da parte di gran parte dell’industria musicale. Un effetto domino che è iniziato tempo fa con la maglietta ‘White Lives Matter’ ed è culminato nelle sue dichiarazioni filonaziste e nell’elogio ad Adolf Hitler.

Come riportato da Rolling Stone, l’ennesimo scandalo ha immediatamente avuto ripercussioni anche a livello professionale: Daniel McCartney, talent agent di West, ha interrotto la collaborazione con il rapper proprio a causa dei suoi commenti antisemiti. Attualmente resta ancora poco chiaro se Ye abbia disattivato volontariamente il suo account X o se sia stato rimosso dalla piattaforma. Il suo profilo non risulta più disponibile e, nel suo ultimo post, il rapper scriveva: “Sto facendo logout. Ringrazio Elon (Musk, proprietario della piattaforma, ndr) per avermi permesso di sfogarmi”.

Infine, solo qualche giorno fa il designer russo Gosha Rubchinskiy ha interrotto la sua collaborazione con Yeezy.

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