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Report PwC: i Millennials e la Gen Z scelgono il second-hand (70%)

Di Redazione
19 Dic 2024
Report PwC: i Millennials e la Gen Z scelgono il second-hand (70%)

Ph: Unsplash

Il second-hand corre tra le nuove generazioni. È ciò che è emerso dalla nona edizione del rapporto ‘PwC circular fashion survey on new generations 2024‘, in cui sono analizzate le abitudini di consumo di 1500 giovani, equamente divisi tra Millennials (28-43 anni) e Gen Z (18-27 anni), residenti in Italia, Germania, Regno Unito, Francia e Spagna.

Uno dei dati più rilevanti è dunque la forte crescita del mercato del second-hand: sette giovani su dieci acquistano prodotti pre owned, con il 70% che ha acquistato prodotti di seconda mano nel 2024, segnando un incremento del 19% rispetto al 2023. Le motivazioni principali sono il risparmio economico (72%), l’attenzione alla circolarità (14%) e l’accesso a marchi di lusso altrimenti troppo costosi (8%). Tuttavia, persistono ostacoli: il 26% prova disagio nell’indossare capi usati, il 20% teme la scarsa qualità dei prodotti e il 19% lamenta una limitata disponibilità dell’offerta.

Inoltre, il 29% degli intervistati ha acquistato almeno metà dei propri capi di abbigliamento di seconda mano, in crescita del 5% rispetto al 2023, mentre il 26% ha comprato mobili ed elettrodomestici usati (+13%) e il 23% prodotti tecnologici (+9%). Parallelamente, il 67% ha venduto prodotti di seconda mano nel 2024 (+18% rispetto al 2023), con la Gen Z più propensa alla vendita (34%) e i Millennials orientati verso la beneficenza (35%). A livello geografico, in Italia (37%) e Francia (33%) prevale la vendita dei propri capi, mentre in Germania (32%) e Regno Unito (41%) domina la beneficenza. Le piattaforme digitali, come Vinted, sono centrali in questo trend: il 68% della Gen Z e il 51% dei Millennials utilizzano questa piattaforma per acquistare, mentre il 61% e il 48%, rispettivamente, la preferiscono per vendere.

Anche se il second-hand registra un’espansione significativa, il prezzo rimane un ostacolo principale per l’acquisto di prodotti sostenibili: l’86% dei giovani lo identifica come una barriera, con un picco del 91% in Italia. Nonostante ciò, il 71% è disposto a pagare di più per prodotti ecologici, con una maggiore propensione nella Gen Z (75%) rispetto ai Millennials (68%). Tra i fattori di sostenibilità più apprezzati, il 42% della Gen Z e il 35% dei Millennials indicano l’uso di materie prime riciclate, seguito da packaging ecologici (32%).

Le nuove generazioni dimostrano interesse anche per la moda circolare, contribuendo a estendere il ciclo di vita dei prodotti e a ridurre l’impatto ambientale del settore tessile. Tuttavia, solo il 6% partecipa attivamente alla raccolta differenziata dei prodotti tessili, evidenziando la necessità di una maggiore consapevolezza e infrastrutture adeguate.

E ancora, il rapporto di Pwc evidenzia come le nuove generazioni siano sempre più orientate anche verso le innovazioni tecnologiche, non solo seconda mano. Sebbene oltre la metà degli intervistati dichiari di non utilizzare l’intelligenza artificiale durante gli acquisti, il 39% ha inconsapevolmente interagito con chatbot e assistenti virtuali. Tuttavia, l’87% esprime preoccupazioni sull’uso dell’AI, legate principalmente a privacy, affidabilità e trasparenza, mostrando che il futuro del retail sostenibile dovrà integrare tecnologie avanzate con maggiore fiducia e consapevolezza.

Secondo l’analisi, il mercato del second-hand non è l’unico fenomeno in crescita: il 54% dei giovani ha effettuato almeno metà dei propri acquisti online nel 2024, contro il 35% del 2023. E i social media giocano un ruolo chiave in queste dinamiche, con Instagram che influenza il 38% della Gen Z e il 30% dei Millennials. TikTok è rilevante per il 24% della Gen Z, mentre i Millennials prediligono Facebook (15%). Anche gli influencer ispirano molto più la Gen Z (31%) rispetto ai Millennials (15%).

Il rapporto sottolinea inoltre che il 64% dei giovani sospetta pratiche di Esg-washing (con ‘Esg-washing’ si intende la pratica di presentare un’azienda come più sostenibile di quanto in realtà non sia, ndr) da parte delle aziende, e oltre il 25% è disposto a rivedere le proprie abitudini d’acquisto in caso di dubbi concreti. Tuttavia, il 33% degli intervistati continua a privilegiare l’interesse per il prodotto rispetto alle considerazioni ambientali. Il 47% ritiene che le aziende abbiano la principale responsabilità nel promuovere la sostenibilità, mentre il 40% lamenta una mancanza di trasparenza sui processi produttivi.

“Tra le novità più importanti per il settore c’è sicuramente la direttiva 851/2018, che renderà obbligatoria la raccolta differenziata dei tessili a livello europeo dal 1° gennaio 2025”, ha commentato in una nota Omar Cadamuro, partner PwC Italia consumer market. “L’Italia, come molti altri stati membri, ha già avviato la raccolta a partire dal 2022 anche se i risultati ad oggi non sono del tutto soddisfacenti. Nel nostro Paese vengono infatti raccolti solo 2,7 kg di tessuti all’anno per abitante, dato di gran lunga inferiore rispetto alle quantità immesse. Tendenze come il second-hand e il crescente interesse delle nuove generazioni per la moda circolare consentono di allungare il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a mitigare concretamente l’impatto ambientale del tessile e dando un segnale molto positivo per il settore”.

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