In Germania la crisi economica è trasversale e così come non ha risparmiato l’automotive, ha travolto anche la moda ma non senza intravedere ancora nuove possibilità di ripresa. Nonostante la sua importanza generale per l’economia tedesca, l’industria della moda non si è ancora ripresa dagli ultimi anni, segnati prima dalla pandemia Covid-19 e dopo dall’alta inflazione che hanno fortemente compromesso la domanda di abbigliamento e accessori. Per GlobalData, a fronte di un calo complessivo della spesa di tedeschi (-10%), gli acquisti fashion dei consumatori nel 2023 sono rimasti significativamente al di sotto del livello degli anni pre pandemici (-16% rispetto al 2019), indicando quindi un persistente calo della spesa per abbigliamento e scarpe.
La società di analisi prevede, dunque, una crescita contenuta del mercato tedesco della moda per i prossimi cinque anni stimando un +2,4% al 2028, ma trainato principalmente dal second-hand. Guardando ai dati relativi al mercato dell’abbigliamento in Germania, nel 2023 ha comunque superato i livelli pre-pandemia, crescendo del 4,1% fino a raggiungere i 77,6 miliardi di euro, ma per il 2024, il tasso di incremento previsto è più che dimezzato, pari a meno del 2 per cento. Il risultato è che, secondo lo Status Deutscher Mode 2024 redatto da Fashion Council Germany in collaborazione con Oxford Economics ed eBay, l’impatto della moda sul Pil tedesco è diminuito del 10% dal 2019 e che, nello stesso periodo, anche l’occupazione nel settore della moda ha subito un calo del 20% della forza lavoro passando da circa 770 mila impiegati a poco più di 600 mila.
Allo stesso modo, il Fashion Council ha evidenziato che, seppur in calo, l’industria della moda ha comunque portato un contributo totale al Pil tedesco di circa 70 miliardi di euro nel 2023. In più, anche se al livello globale l’industria della moda tedesca rimane relativamente piccola, rappresentando solo l’1,5% del Val (valore aggiunto lordo) globale dei produttori di abbigliamento, in Europa, la Germania è la seconda nazione produttrice di abbigliamento, apportando un valore di 2,6 miliardi di euro, seconda solo all’Italia che invece genera un val di oltre 10 miliardi. Come spiegano gli esperti di Oxford Economics, il panorama del fashion tedesco risulta alquanto complesso, nonché scisso tra potenzialità di crescita e sviluppo e problematiche che continuano a schiacciare il mercato domestico. Un elemento centrale nel potenziamento dell’industria del fashion in Germania, che potrebbe rivelarsi centrale per la ripresa del settore, è lo sviluppo tecnologico impiegato nella produzione di macchinari per la lavorazione di tessuti, abbigliamento e pelli. La nazione, infatti, possiede il primato in Europa in termini di qualità e innovazione nello sviluppo dei macchinari impiegati nel fashion apportando, secondo dei dati riferiti al 2023, un valore aggiunto di 1,7 miliardi di euro. L’utilizzo di macchinari innovativi ha permesso lo sviluppo di nuove fibre e prodotti tessili che fin qui hanno sostenuto la competitività internazionale della Germania. Non a caso, gli esperti vedono proprio nell’innovazione e nella qualità manifatturiera due dei principali punti di forza per la ripresa del comparto moda tedesco.
A questi si aggiunge anche l’attenzione significativa alla sostenibilità. Infatti, sempre più aziende in Germania si stanno concentrano su una produzione sostenibile e sulla trasparenza nella catena di fornitura con l’obiettivo di affermare le aziende tedesche e il “made in Germany” come pioniere del cambiamento green della moda al livello internazionale. Un altro punto a favore della moda in Germania, come sottolinea lo Status Deutscher Mode 2024, sono da un lato il benessere della classe media, che pur non indifferente alla recessione economica, mantiene una certa fiducia nel mercato locale, e l’avvento di una nuova generazione di designer come Gmbh e Ottolinger che hanno riscontrato successo anche nel panorama internazionale. Nonostante ciò, emerge un quadre politico debole in cui, il Fashion Council Germany attribuisce al governo le mancate iniziative di promozione e sostegno all’industria della moda e ai suoi designer, e una conseguente scarsa visibilità internazionale. In altre parole, viene a mancare quello che gli esperti hanno definito come “ancoraggio culturale”. Qui la moda, pur essendo un’economia rilevante per il paese (soprattutto grazie alla presenza nel territorio di aziende come Adidas, Puma, Hugo Boss e Zalando) tende ad avere uno status inferiore rispetto a Paesi come Francia e Italia, dove i brand e gli stilisti sono profondamente radicati nella cultura nazionale. In questi Paesi, spiegano gli esponenti del Fashion Council Germany, la moda è importante sia socialmente che politicamente, il che porta ad un’economia più forte e a una maggiore consapevolezza pubblica; mentre la moda tedesca ha ancora scarso appeal che si traduce in un senso nella difficoltà ad attrarre mano d’opera qualificata, nell’altro nel mancato coraggio creativo, nell’assenza di approcci non convenzionali e nella volontà di correre rischi. Inoltre, a gravare sull’industria della moda tedesca ci sono poi anche gli elevati costi di produzione che ostacolano la crescita dell’industria e che hanno portato all’offshoring della produzione.
Ad aumentare le ombre sul settore, tra il 2023 e il 2024 è arrivato l’ ‘insolvenzwelle’ ovvero l’ondata di insolvenze”che ha visto protagoniste le catene di grandi magazzini gestiti dalla famiglia Signa (Galeria Karstadt Kaufhof e KaDeWe), assieme ad altri nomi noti del retail e della produzione tedesca come Peek e Cloppenburg, Gerry Weber, Reno, Ahlers, Peter Hahn e Madeleine. Secondo quanto riporta la stampa internazionale, le insolvenze delle aziende del settore dell’abbigliamento sono triplicate dal 2022, passando da 11 nel 2022 a 33 nei primi del 2024. Dall’elenco delle società insolventi, risulta evidente che ad essere messi sotto scacco dalla crisi economica sono soprattutto i marchi di fascia media appartenenti alla categoria premium. Gli analisti, tuttavia, invitano a non lanciare segnali allarmati ma piuttosto di ridimensionare la crisi dell’industria fashion in Germania, interpretandola come un cambiamento radicale che avrebbe dovuto verificarsi già da tempo.



