Taller Marmo, il marchio del giovane duo creativo composto da Riccardo Audisio e Yago Goicoechea, fa il suo ingresso nel menswear. La label, come spiega Goicoechea a Pambianconews, si rifà inizialmente all’eleganza senza tempo e ai caftani di dive come Mina, Patty Pravo, Elizabeth Taylor e Diana Ross, e nasce dieci anni fa dal loro incontro sui banchi dell’Istituto Marangoni di Milano.
“Tutto è iniziato quando eravamo solo degli studenti di 19 anni – racconta lo stilista -. Al secondo anno, l’università è stata acquistata da un fondo americano e per noi e le nostre famiglie è diventata troppo costosa. Un giorno ci siamo detti: ‘Perché non lanciamo un marchio?’. Era il 2012, il periodo del normcore, l’epoca delle t-shirt stampate e dei loghi ovunque”. L’idea di partenza era semplice: creare capi di alta qualità, fatti in Italia, che le persone potessero acquistare e tenere nell’armadio per anni. “Volevamo abiti non classici, ma pezzi speciali, come quelli che trovavi nell’armadio della nonna e pensavi: ‘Che meraviglia questa roba qui'”.

Il salto è stato possibile grazie al riscontro positivo del mercato estero e, dopo un primo tentativo a Londra, dallo sbarco a Dubai, dove il progetto ha preso forma. “Fino al 2021, ci siamo concentrati sui mercati esteri. Poi abbiamo iniziato a lavorare con boutique italiane, a Napoli e con Tessabit. Ad oggi siamo in più di 20 punti vendita in Italia, un mercato che continua a crescere con un’incidenza dell’8% e su cui adesso vogliamo puntare (come testimonia anche l’ultima presenza nel calendario della moda milanese lo scorso settembre, ndr)”. Guardando alle altre aree geografiche, l’incidenza maggiore rimane quella del Middle East, che ha un peso del 28% sui ricavi, che nel 2023 hanno superato gli 8 milioni di euro. Importante, anche il Regno Unito, che ha un incidenza dell’8% e vanta partnership con i più importanti department store, da Harrods a Selfridges e Harvey Nichols. In crescita anche l’e-commerce che, dopo il lancio a novembre dello scorso anno, ha già un peso del 20 per cento. “Per il futuro, stiamo pianificando pop-up store e trunk show negli Stati Uniti, un mercato che vogliamo sviluppare di più. Nel 2025, apriremo temporary a Doha, Kuwait e Dubai”. A queste si affianca poi il sogno di un primo monomarca: “Aprire un nostro negozio? Sarebbe un sogno. Penso a Dubai, dove tutto è iniziato, ma vedremo. Scherzando, Riccardo dice sempre che poi vorrebbe restare in negozio tutti i giorni a vendere i vestiti che abbiamo disegnato. Vedremo come bilanciare i sogni e la realtà”.
Un passo importante per il luxury brand italiano (i cui abiti hanno una fascia prezzo che parte dai 700 fino ai 2mila euro) è però arrivato a inizio mese con il lancio della prima collezione di abbigliamento maschile. La capsule, pensata per celebrare il decimo anniversario della label (traguardo che parallelamente sottolinea l’intento del duo di voler restare indipendenti), vede protagonisti caftani, tuniche, completi sartoriali e classici del guardaroba rivisitati traendo ispirazione dagli archetipi maschili – il cowboy, il dandy, il guru, l’animale da festa, il combattente di Mma.

“Sia io che Riccardo abbiamo delle ‘fisse’ rispetto ai progetti che ci piacerebbe realizzare. Alcune idee richiedono più tempo, altre ci sembrano più urgenti. Abbiamo capito che, per un marchio come il nostro, conosciuto da dieci anni per evening wear e caftani, sviluppare una linea uomo non era il passo più ovvio. Sarebbe stato più ‘normale’ puntare sugli accessori, sulle scarpe o sulle borse (a cui il duo continua però a pensare, ndr). Però noi avevamo voglia di fare questo: proporre abiti da uomo”.
“Esiste un uomo che indossa caftani, una nicchia sì, ma una nicchia a cui manca una proposta chiara. O è troppo ‘party’, o troppo ‘cheap’, o troppo serio. Sentivamo – conclude il designer – che c’era spazio per qualcosa di diverso. La nostra storia è sempre stata questa: fare cose che all’inizio non sapevamo nemmeno come fare.”



