Da direttore creativo a talent, ora sotto ogni punto di vista. Che l’influenza della creatività firmata Jonathan Anderson sia in crescita esponenziale negli ultimi anni, tanto da figurare nella classifica Time delle 100 personalità più influenti del 2024, è cosa ben nota, ma che questa potesse essere rappresentata da un’agenzia di talent potrebbe rappresentare a breve un nuovo trend, capace di ripensare il significato canonico di direttore artistico.
A far riflettere è infatti la notizia che vede il noto designer nord-irlandese entrare nel roster di talenti high-profile, da content creator, artisti e cantanti, dell’americana Uta (United Talent Agency). Realtà con cui i marchi del lusso sono già soliti collaborare per individuare i talenti più adatti per i loro progetti, da campagne a sponsorizzazioni social e accordi commerciali di vario genere, sulla base di dati sempre più specifici della audience.
L’obiettivo della firma? Espandere la sua influenza creativa in tutte le forme di storytelling possibile, “basandoci sul suo già straordinario successo”, ha commentato – come riporta The Hollywood Reporter – Blair Kohan, partner and board member dell’agenzia. Lo scopo della partnership è infatti proprio quella di ampliare il raggio d’azione del direttore creativo di Loewe e Jw Anderson, dando ancora più spazio ai suoi progetti creativi paralleli e a nuove opportunità di business. La firma è per di più figlia di un tempismo perfetto: solo due giorni fa Anderson ha vinto per il secondo anno consecutivo il premio come designer dell’anno ai British Fashion Awards 2024, chiudendo il sipario su una stagione dove le sue collezioni per entrambi i marchi che dirige sono state nuovamente acclamate e ben accolte da stampa e consumatori, tanto che Loewe (già balzato al primo posto della classifica ‘Fashion’s Hottest Brands and Product’ del secondo trimestre di Lyst) ha visto l’esercizio 2023 chiudere con un aumento del fatturato di quasi il 30% a 810,8 milioni di euro, mentre le vendite sono salite del 27,5% a 789,3 milioni.

A far crescere l’influenza di Anderson è però stata anche la sua forte passione per il mondo del cinema, che lo ha portato negli ultimi tempi a stringere un sodalizio con l’amico e regista Luca Guadagnino, per cui ha curato l’abbigliamento dei film ‘Challengers’ e ‘Queer’. A testimoniare sono anche i front row delle sue sfilate e le sue campagne, che includono i nomi più in hype del momento, da Timothée Chalamet, Drew Starkey, Troye Sivan, Zayn Malik a Kit Connor e Ayo Edebiri – tra i tantissimi. Lo scorso anno Anderson è stato insignito del premio International Designer of the Year dal Cfda ed è stato riconosciuto come Designer dell’Anno da GQ.
Tra i talenti che figurano sul sito dell’agenzia, in ottica di un possibile futuro trend relativo al modo di comunicare degli stilisti, c’è anche Riccardo Tisci, designer ed ex direttore creativo di Burberry e Givenchy. Il fenomeno lo si potrebbe dunque leggere come la crescente necessità, da parte dei creative director, di espandere la propria influenza oltre il settore della moda tradizionale. Un cambiamento nel modo in cui interagiscono con il mondo del business, puntando su una maggiore interdisciplinarità per rafforzare il proprio ‘brand personale’ e accedere a nuove opportunità di mercato, rafforzando persino la loro immagine come ‘figure culturali’.



