lunedì, 29 Giugno 2026
  • ABOUT
  • DESIGN
  • BEAUTY
  • WINE & FOOD
  • HOTELLERIE
  • REAL ESTATE
  • SPORT
Nessun Risultato
Mostra tutti i risultati
 Newsletter
Pambianconews notizie e aggiornamenti  moda, lusso e made in Italy
  • HOME
  • NEWS
    • Mondo
    • Finanza & Bilanci
    • Italia
    • Giro Poltrone
    • M&A
    • Licenze
    • Opening
    • Comunicazione
    • Digital & Tech
    • Sostenibilità
    • News in breve
    • Sport
    • Prodotti
    • Lifestyle
  • SUMMIT
    • Fashion
    • Beauty
    • Design
    • Wine&Food
    • Hotellerie
    • Real Estate
  • FOCUS
    • Approfondimenti
    • PWC
  • SITA RICERCA
  • EDITORIALI
  • VIDEO
  • MAGAZINE
  • HUB
  • HOME
  • NEWS
    • Mondo
    • Finanza & Bilanci
    • Italia
    • Giro Poltrone
    • M&A
    • Licenze
    • Opening
    • Comunicazione
    • Digital & Tech
    • Sostenibilità
    • News in breve
    • Sport
    • Prodotti
    • Lifestyle
  • SUMMIT
    • Fashion
    • Beauty
    • Design
    • Wine&Food
    • Hotellerie
    • Real Estate
  • FOCUS
    • Approfondimenti
    • PWC
  • SITA RICERCA
  • EDITORIALI
  • VIDEO
  • MAGAZINE
  • HUB
Nessun Risultato
Mostra tutti i risultati
Pambianconews notizie e aggiornamenti  moda, lusso e made in Italy
Nessun Risultato
Mostra tutti i risultati

Il made in Romania divide l’industria italiana della moda. In dieci anni l’export è dimezzato

Di Flavia Iride
21 Nov 2024
Inizio anno positivo per Mytheresa: i ricavi crescono del 7,6% nel Q1 2025

Ph: Unsplash

Secondo l’ultimo rapporto The State of Fashion 2025 di McKinsey & Company, il nearshoring, ovvero il ripensamento delle catene di approvvigionamento della moda a favore di una migrazione in territori vicini per scongiurare ritardi nella produzione e nella fornitura, sarà una delle priorità dell’industria della moda. Per le aziende del made in Italy (ma non solo), in lizza al reshoring c’era la Romania, un Paese considerato strategico non solo per la sua posizione geografica ma anche per la qualità della manifattura a prezzi, almeno fin qui, molto competitivi. Non a caso la Romania è stata nell’ultimo ventennio protagonista degli investimenti diretti esteri da parte dell’Italia e, in particolar modo, del settore tessile e abbigliamento. Da delle elaborazioni Ice su dati Eurostat e Istat, si evince che l’Italia è il secondo mercato di destinazione dell’export della Romania ma che il peso delle esportazioni di categorie merceologiche inerenti al tessile, abbigliamento e calzature, sul totale delle esportazioni della Romania, è sceso dal 10% del 2014 al 5,5% del 2023. Inoltre, secondo i dati riportati dal Registro delle imprese della Romania negli ultimi due anni sono state chiuse quasi 2mila aziende produttrici di tessile, abbigliamento e calzature in meno. Questi dati dimostrano che gli equilibri commerciali tra l’Italia e la Romania sono cambiati ma che, su tutte è l’economia rumena a stare cambiando.

“È sempre esistito un forte legame tra il settore moda italiano e la Romania, basti pensare che la prima azienda aperta nel 1973 in Romania dopo il patto di Varsavia, con socio l’allora dittatore Nicolae Ceausescu, fu proprio la RIFIL di Săvineşti, a capitale italiano, specializzata nella produzione di fibre acriliche per maglieria e confezione, oggi ancora in funzione”, racconta a Pambianconews Giulio Bertola, presidente di Confindustria Romania. “Le successive aperture di aziende italiane in Romania nel settore manifatturiero sono dipese dalla delocalizzazione produttiva basata unicamente sul basso costo del lavoro ed era improntata all’inizio su produzioni molto semplici”, aggiunge, spiegando poi che: “Nel corso degli anni la capacità produttiva delle risorse romene ha raggiunto livelli superiori grazie all’apertura di produzioni terze legate ai grandi brand, come per esempio Max Mara e Luisa Spagnoli. Poi l’ingresso in Europa della Romania nel 2007 ha liberalizzato la movimentazione dei cittadini romeni verso gli altri Paesi facilitando quindi anche lunghi periodi formativi presso le case madri italiane”.

Dietro il dimezzamento dell’export con l’Italia e le chiusure delle fabbriche c’è l’aumento del salario minimo degli operai (passato da poco più di 500 euro, a 700 euro nel 2020, fino a circa mille euro nel 2024, secondo Eurostat) che per molte aziende ha rappresentato un aumento di costi della produzione, con la conseguente decisione di spostare la produzione in paesi come Marocco, Serbia, Tunisia, Moldavia dove, invece, la produzione resta più economica. Questo avviene in un contesto, in cui la maggior parte delle fabbriche sono di proprietà di imprenditori che collaborano con i marchi di moda all’interno del sistema Lohn, un modello di produzione conto terzi in cui un’azienda estera fornisce materie prime a un’azienda locale, che si occupa di assemblarle o lavorarle secondo specifiche richieste in modo da risparmiare sui costi di manodopera mantenendo il controllo sulla produzione. Con questo sistema i marchi possono abbastanza agilmente recidere i contratti e cercare altri fornitori e questo, come anticipato da un’inchiesta di Internazionale, ha portato alla chiusura di diverse fabbriche a seguito del dietro front di molte aziende del lusso.

La Romania era ed è ancora conosciuta come destinazione produttiva per i grandi marchi mondiali del lusso. Queste, guidate da Louis Vuitton, Gucci, Prada e Moncler, contano soprattutto produzioni direttamente in Romania (con i direct suppliers), pur non rinunciando ad un’ampia catena di fornitori terzi secondo il sistema Lohn, generalmente scelto invece dal mercato di massa. Il mercato appare dunque così diviso: da un lato ci sono i grandi brand del lusso, come Moncler e Prada che, non solo producono direttamente, ma investono anche nello sviluppo delle fabbriche locali, mentre dall’altro c’è una ritirata degli stessi, ma soprattutto dei brand del fast fashion. Questo spiega perché, nonostante le chiusure e le delocalizzazioni fuori dalla Romania, il fatturato del settore abbigliamento, nel 2023 è aumentato a 4,5 miliardi.
“L’aumento del salario minimo in Romania ha sicuramente avuto un impatto su tutto il mondo produttivo, quindi anche nel comparto del tessile moda. Tuttavia, non tutte le aziende stanno facendo un dietrofront totale sul nearshoring. Si tratta di interpretare il cambiamento che abbiamo dovuto affrontare a causa sia della pandemia, che di contesti internazionali critici, anche molto vicini al paese, come il conflitto in Ucraina. L’aumento del salario in Romania che vanta filiere produttive consolidate e sicure, in alternativa ad una catena di forniture troppo lontana e quindi a rischio, non incide in modo significativo”, aggiunge Bertola. Da un lato i brand del lusso che investono sfruttando comunque i vantaggi del nearshoring, dall’altro brand (tra cui anche quelli del lusso) che avendo usufruito fin qui del sistema Lohn optano invece per l’offshoring. Il primo caso è quello del gruppo Prada che nel 2022, dopo aver rilevato il 100% di Hipic Prod Impex, ha aperto con un investimento di 19 milioni, la seconda fabbrica di pelletteria in Romania nella contea di Sibiu. Ma è anche il caso di Moncler che a settembre 2023 ha ampliato il suo stabilimento di Bacău, attivo dal 2015, con un investimento da 10 milioni di euro. “Il miglioramento professionale dei lavoratori romeni nel tessile ha incoraggiato i brand ad aprire in Romania unità produttive più complesse. Oggi gli stabilimenti iniziano ad essere costruiti con criteri moderni, con avanzate logiche di organizzazione degli spazi e macchinari di ultima generazione e l’ultima apertura di Moncler ne è un esempio concreto”, prosegue il presidente di Confindustria Romania. Seguendo la scia di Prada e Moncler, l’azienda canadese di abbigliamento Canada Goose ha rilevato il maglificio rumeno di lusso Paola Confecții, con cui collabora da diversi anni e che produce, con oltre 250 dipendenti, e per una serie di altri marchi imponenti, tra cui Paul&Shark, Marks&Spencer, Benetton, Prada, Moncler e Valentino.

Su questa scia, salta all’occhio il caso di Somarest, azienda con sede nella contea di Sibiu, di proprietà del gruppo Lvmh. Somarest SRL, che secondo quanto riporta il Ministero delle Finanze rumeno ha chiuso il 2023 con un fatturato di 70,2 milioni di euro (+24%), dopo un 2022 con perdite di oltre un milione di euro, è una della maggiori realtà produttrici di calzature in Romania (per Lvmh si occupa soprattutto della realizzazione di scarpe e accessori per le borse a marchio Louis Vuitton) e all’inizio dello scorso anno ha inaugurato il suo terzo capannone presso il VGP Park Sibiu. Il colosso del lusso francese guidato da Arnault, in Romania vanta la proprietà anche dello stabilimento di Cluj di Rossimoda, brand di cui Lvmh è proprietario, e che produce la calzature firmate Céline, Givenchy ed Emilio Pucci. Nella lista dei più grandi produttori di scarpe in Romania c’è anche Sifa International con sede a Baia Mare. Di proprietà del gruppo Kering, è una delle principali produttrici di mocassini e sneakers a marchio Gucci e nel 2023 ha chiuso con quasi 25 milioni di fatturato (+2%) e 658 dipendenti. “La realtà del tessile abbigliamento in Romania è in forte evoluzione, tante realtà attive per marchi che qui delocalizzavano la loro produzione ora stanno cercando una loro strada sul mercato finale e quindi rappresentano una opportunità per le nostre imprese operanti nel campo della subfornitura di componenti per le collezioni moda o di servizi e in quest’ottica come Cna Federmoda ci stiamo impegnando per sostenere questa parte della filiera moda sui mercati internazionali”, ha spiegato Antonio Franceschini, responsabile nazionale Cna Federmoda, in occasione della Bucharest Fashion Week 2024.

L’altra faccia della medaglia vede una raffica di chiusure di tutte quelle aziende che invece fin qui hanno fatto parte del sistema Lohn, quindi con un ruolo da terzisti per le aziende di moda. A maggio del 2023, Selezione Prod azienda rumena produttrice di tomaie per scarpe di marchi come Gucci e Dior con sede a Brașov e fondata dall’imprenditore italiano Ludovico Fagioli, ha licenziato 78 dipendenti. La New Fashion Group con sede a Orăștie, che secondo indiscrezioni della stampa nazionale produce per conto di Armani, Cavalli, Gucci e Dsquared2, a fine 2023 conta 30 dipendenti, quasi la metà dei 51 registrati nel 2014. A giugno di quest’anno, la Ready Garment Technology Romania, fornitrice di Hugo Boss e Marc O’Polo, ha dichiarato bancarotta per debiti superiori a 16 milioni. La contea di Botoşani, dove risiede la maggior parte di queste società, definita “la regina dell’industria tessile rumena” per l’alta concentrazione di aziende tessili e abbigliamento a capitale straniero, soprattutto italiano, oggi si trova in grave difficoltà e largamente spopolata per via delle chiusure delle aziende.

Stando a quanto riporta la stampa locale, negli ultimi cinque anni hanno chiuso battenti anche Jatex, specializzata in maglieria, Rapsodia Conf un tempo produttrice di brand come Massimo Dutti, Viviene Westwood, Trussardi, Polo Ralph Lauren, Zegna e Margiela. A quest’elenco che vede coinvolte principalmente i marchi del lusso, si aggiunge anche il fast fashion che fa dietro front in Romania con Eurotex, azienda con sede a Iaşi, fornitore di Inditex, Mango e H&M.
In un’intervista al quotidiano locale Ziarul Financiar, Marius Şandru fondatore di Eurotex, ha raccontato che, ancor prima che le aziende del lusso pensassero al nearshoring, l’economia della Romania è stata trainata dai brand mass market (Inditex su tutti) che, per rispondere in modo quanto più rapido possibile all’arrivo nei negozi delle collezioni, anche con cadenza settimanale, capirono fosse necessario avviare una “filiera corta”. La Romania era ben posizionata geograficamente per questo tipo di ordini destinati al mercato europeo. “Bisogna però guardare le cose in prospettiva. Se la Romania ora ha stipendi alti è perché l’economia sta crescendo. La produzione di vestiti è un’industria dei paesi poveri, e se qui le aziende chiudono vuol dire che la Romania non è più povera. Adesso serve ripensare la produzione”, conclude Şandru. C’è una questione in tutta questa storia che però non va sottovalutata, ed è quella dei lavoratori.

“I movimenti sindacali romeni si sono evoluti e sono attivi in tutto il Paese. Come Presidente di Confindustria Romania ho siglato un protocollo di collaborazione con la più grande Federazione sindacale di lavoratori della Romania, Cartel Alfa, a cui aderiscono 41 sigle di sindacati. Per la prima volta nell’Est Europa, l’industria delle multinazionali straniere, in questo caso italiane, ha avviato un dialogo costante e costruttivo con i lavoratori romeni, portando migliori condizioni di lavoro. Contestualmente in Romania le Autorità competenti agiscono e sanzionano in tempi  molto brevi rispetto all’Italia, anche su reati penali e/o fiscali l’applicazione delle sanzioni sono quasi immediate e questo sicuramente è stato un buon deterrente per limitare i casi di sfruttamento del lavoro”, conclude Giulio Bertola, che a Pambianconews spiega come la Romania si confermi in realtà una destinazione competitiva per la moda. “Considerando le necessità primarie delle aziende, ovvero la flessibilità nelle produzioni e le consegne rapide, elementi irrinunciabili per interpretare  le tendenze stagionali, possiamo guardare solo all’Est Europa che è posizionato geograficamente nelle vicinanze di tutti i mercati chiave dell’Europa Occidentale. Il fattore del costo del lavoro viene bilanciato dalla capacità produttiva di una forza lavoro qualificata, dal minore costo dei trasporti e anche da una fiscalità ancora ben al di sotto della media europea. D’altra parte, il Paese dovrà affrontare due sfide importanti legate alla transizione digitale e a quella ecologica che consentiranno di abbattere i costi ma anche di essere più attraenti per i clienti”.

InviaCondividiInvia
Currently Playing

D’Antonio (Miamo): “Focus su mercati esteri e sviluppo di nuove categorie”

D’Antonio (Miamo): “Focus su mercati esteri e sviluppo di nuove categorie”

D’Antonio (Miamo): “Focus su mercati esteri e sviluppo di nuove categorie”

Beauty
Bellone (Bolton Beauty): “Con Tib anche Collistar diffonderà l’italianità all’estero”

Bellone (Bolton Beauty): “Con Tib anche Collistar diffonderà l’italianità all’estero”

Beauty
Vasario (L’Oréal Italia): “Siamo entrati in una nuova fase di crescita per i saloni”

Vasario (L’Oréal Italia): “Siamo entrati in una nuova fase di crescita per i saloni”

Beauty
  • FASHION
  • DESIGN
  • BEAUTY
  • WINE
  • HOTELLERIE
  • REAL ESTATE
  • A TU PER TU
Credits

© Pambianco srl - P.IVA 05861630159

Nessun Risultato
Mostra tutti i risultati
  • ABOUT
  • HOME
  • DESIGN
  • BEAUTY
  • WINE
  • HOTELLERIE
NEWSLETTER

© Pambianco srl - P.IVA 05861630159