Il percorso commerciale del Fondaco dei Tedeschi è giunto al capolinea. Il department store di moda, lusso e design gestito da Dfs (rivenditore con sede a Hong Kong parte della galassia di Lvmh), chiude definitivamente. La notizia trova conferma nell’invio delle lettere di licenziamento a 226 dipendenti (circa 500 con l’indotto). L’edificio – vicino al Ponte di Rialto e affacciato sul Canal Grande – dal 2008 è di proprietà di Edizioni Holding della famiglia Benetton, a cui aveva appaltato l’attività al department store. Successivamente ristrutturato dall’architetto olandese Rem Koolhaas (autore anche di Fondazione Prada a Milano) era stato inaugurato da Dfs nel 2016. La chiusura è prevista per il settembre del prossimo anno.
“Questa difficile decisione rientra nell’ambito di una ristrutturazione generale intrapresa da Dfs – si legge nella nota diffusa dall’azienda -, che deriva dalla situazione e dalle prospettive economiche molto critiche che Dfs e il settore del travel retail stanno affrontando a livello globale e, in particolare, dai risultati negativi del negozio di Venezia. Il Fondaco dei Tedeschi rimarrà aperto per una parte del primo semestre, al termine della quale sarà chiuso per gli ultimi mesi del periodo di locazione, dedicati ai lavori di disallestimento”.
Il Fondaco dei Tedeschi, che ha inizialmente richiamato turisti e residenti grazie alla sue proposte di lusso e alla struttura scenografica, aveva già mostrato segni di sofferenza durante la pandemia e al conseguente stop alle attività commerciali. Alla riapertura il department store ha cercato di adeguarsi a un mercato profondamente trasformato. Tuttavia, le difficoltà economiche e le sfide specifiche del contesto veneziano hanno ora portato a una scelta radicale che si qualifica come un ulteriore segnale di crisi per il commercio locale.
“Abbiamo appreso con grande disappunto e preoccupazione della decisione di Dfs di cessare tutte le sue attività commerciali in Italia”, ha dichiarato Simone Venturini, assessore allo sviluppo economico del Comune di Venezia. “Ciò comporta la chiusura dell’attività che Dfs ha all’interno del Fondaco dei Tedeschi. Una scelta che, se confermata, avrà un impatto drammatico per 226 persone, oltre all’indotto, del nostro territorio e per le loro famiglie. Ci confronteremo immediatamente con la Regione Veneto e con le altre istituzioni interessate dalla vertenza. I dipendenti di Dfs non sono solo numeri, ma sono persone che, con il loro lavoro, contribuiscono a rendere Venezia la città unica che conosciamo e amiamo. Ci amareggia il fatto di non aver ricevuto alcun tipo di preavviso, altrimenti come amministrazione comunale ci saremmo adoperati per individuare, insieme a tutti i soggetti coinvolti, possibili percorsi alternativi e diversi da una così drastica soluzione”.
La chiusura del Fondaco dei Tedeschi ha portato all’immediata mobilitazione di politica e sindacati. Sono stati organizzati incontri per discutere la crisi: due assemblee sindacali oggi, lunedì 18 novembre, e incontri con il Comune e la Regione per pianificare misure di tutela dei lavoratori. Si spera che un nuovo operatore possa subentrare rapidamente, ma la crisi del settore del commercio e della moda rende l’ipotesi incerta.
Parallelamente, come riporta il Corriere della Sera, il Comune di Venezia sta dialogando con la proprietà dell’edificio, un immobile di grande valore storico e commerciale. Il Fondaco, acquistato nel 2008 dal Demanio dall’allora Edizione Property per 53 milioni di euro e restaurato dall’architetto Rem Koolhaas con investimenti simili, è affittato a Dfs per 6-7 milioni l’anno, ma il contratto terminerà anticipatamente. Il futuro degli spazi e dei lavoratori resta dunque incerto.
Inoltre, dei 300 brand in vendita nelle 65 boutique, solo uno non è di Dfs: Gucci. Il ristorante-bistrot Amo dei fratelli Alajmo ricollocherà invece il proprio personale in altre strutture (una è il Quadri di San Marco). Gli stipendi dei dipendenti Dfs, superiori alla media del settore del commercio, li rendono candidati appetibili per eventuali ricollocamenti. Anche gli albergatori di Ava si dichiarano disponibili ad assumere parte del personale. Intanto, la questione è stata portata in Parlamento per un confronto nazionale.
La chiusura della struttura è arrivata anche a Roma con le interrogazioni parlamentari di Luana Zanella (Verdi), Rachele Scarpa e Andrea Martella (Pd).



