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Bargi (Save the Duck): “2024 a +12%. Obiettivo 200 milioni in 5 anni”

Di Redazione
14 Nov 2024

Save the Duck chiuderà il 2024 con un fatturato di 72 milioni di euro, in crescita del 12% rispetto all’esercizio precedente. A comunicarlo durante il recente Pambianco-Pwc Fashion Summit è stato Nicolas Bargi, CEO e founder del marchio animal free nato nel 2012 e oggi di proprietà degli imprenditori Reinold Geiger e André Hoffmann. “Save the Duck è un’azienda che potrebbe arrivare a 200 milioni tra 5 anni. Oggi retail e online coprono il 15% del fatturato mentre i restanti ricavi derivano dal wholesale, in futuro vedo un allineamento 50-50. La quotazione in Borsa potrebbe arrivare quando l’azienda sarà più massiccia, la crescita può avvenire anche attraverso acquisizioni di aziende virtuose che possono essere complementari al nostro business”, ha dichiarato il manager. Il 75% del fatturato proviene dall’export, in primis Stati Uniti (con una quota del 20%). Il Giappone vale il 5% del giro d’affari mentre l’area dech, in calo del 15%, copre il 18% del business: “La Germania ha segnato -15% che ha pesato sulla crescita inferiore alle aspettative, avevamo previsto +25% e invece siamo cresciuti del 12 per cento”.

Save th Duck è nota per i suoi “piumini-non piumini” imbottiti con un prodotto sintetico che si chiama Plumtech, non utilizziamo nulla di origine animale, il pillar dell’azienda è ‘Respect animals, respect people, respect nature’. “I capi di origine non animale attraggono chi è particolarmente sensibile a questa tematica; nasciamo con dei valori, poniamo attenzione a dove e come si produce, alle persone. Quanti percepiscono realmente il nostro know how? Stando alle nostre ricerche, realizzate ogni tre anni con PwC, all’inizio i consumatori ci sceglievano per il rapporto qualità/prezzo, nel sondaggio di due anni fa è emerso che il 50% ci preferisce per quello che siamo e il restante per il rapporto qualità/prezzo”, spiega Bargi.

Attualmente il marchio conta 18 negozi e prospetta 30 aperture nei prossimi 3-4 anni. Ad oggi il 75% del fatturato deriva dalle collezioni invernali: “Abbiamo puntato sulla linea ‘Smart Leisure’ e dopo tre anni sta performando molto bene anche in primavera/estate. Oltre all’outerwear sviluppiamo anche le sneakers in co-branding con Acbc, altra azienda virtuosa. Se la Gen Z consuma molto nei periodi a sconto questo deve farci pensare, le aziende devono ragionare su questo perché a livello di redditività c’è un calo medio del 20% e quindi si tende ad aumentare i prezzi creando così un circolo vizioso da cui si rischia di non uscire”. Save the Duck non aderisce ad iniziative promozionali come il Black Friday: “Siamo contro l’eccesso del consumismo, cerchiamo di fare un fair play, in quei giorni facciamo delle donazioni ad enti come la Fondazione Pangea. Quest’anno sottolineiamo il second hand attraverso un Q-code presente all’interno dei capi che informa sulla filiera produttiva e include il tasto resell, nulla è più sostenibile del second hand. Inoltre doniamo una sacca speciale che aiuta a lavare in maniera responsabile senza immissione di microplastiche nell’acqua. Difficile propagare tutto questo nel segmento wholesale ed ecco perché stiamo ampliando la rete retail”, conclude Bargi.

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