Il titolo del gruppo Richemont è in calo di oltre il 5% alla Borsa di Zurigo dopo la diffusione delle semestrali deludenti, questa mattina a causa della perdurante crisi dell’area Asia Pacifico, la principale per il gruppo in termini di vendite e che, da sola, genera circa un terzo dei ricavi del gruppo. Nella prima metà dell’anno il fatturato del gruppo del lusso svizzero si è contratto dell’1% a cambi correnti (stabile a cambi costanti) a 10,1 miliardi di euro. A livello operativo, anche l’ebit è calato del 17% a 2,2 miliardi di euro, mentre l’utile netto, in netta regressione, è passato da 1,5 miliardi a 457 milioni, ben al di sotto delle previsioni degli analisti di Awp, che miravano invece ad un incremento che sfiorasse 1,8 miliardi. Secondo quanto segnalato dal gruppo, il calo è legato al fatto che la società ha effettuato una svalutazione non monetaria di 1,27 miliardi di euro dopo aver accettato di vendere la sua attività online di moda e accessori Yoox Net-A-Porter. Il fatturato atteso dagli esperti, invece, era di 10,2 miliardi e il risultato operativo 2,33 miliardi, con un margine di crescita del 22,9 per cento.
I risultati sono stati anche sotto le attese degli analisti di Barclays, che ipotizzavano per il primo semestre vendite pari a 10,1 miliardi di euro, in calo del -0,6% e un ebit in calo del -10% a 2,4 miliardi di euro. Per i gioielli era attesa una crescita del 4% mentre per gli orologi un calo del -14 per cento.
A pesare sui conti di Richemont sono infatti state senza dubbio le performance sottotono degli otto nomi dell’orologeria che fanno capo al gruppo, peggiori delle previsioni. Nei sei mesi il calo è stato del 17% (-16% a tassi costanti) a causa soprattutto dell’impatto negativo dell’area Asia Pacifico, la principale per questo segmento.
Mentre le maison di gioielleria risultano come il fiore all’occhiello della holding elvetica, responsabili della maggior parte dei profitti semestrali del gruppo, e che hanno realizzato una crescita organica del +2% (+4% a cambi costanti), contro le attese del mercato con un utile operativo del 32,9% per i sei mesi.
In termini di mercati, bene il Medio Oriente e l’Africa, l’America e l’Europa in miglioramento rispetto al semestre precedente, stabile invece l’Asia con un rallentamento in Giappone causato dal rialzo del valore dello yen. Nicolas Bos, amministratore delegato di Richemont, che ha assunto l’incarico all’inizio di quest’anno, ha affermato che la Cina resta un mercato difficile. “Ci sono molteplici fattori … che sono collegati all’economia cinese nel suo complesso”, ha affermato Bos a Reuters aggiungendo: “C’è sicuramente un fattore di fiducia, che è probabilmente il più importante per la nostra base di clienti”.
Quanto ai canali, invece, le vendite al dettaglio sono in aumento (+2% in negozio e +7% online) mentre quelle all’ingrosso subiscono un calo del 6 per cento.
Il chairman Johann Rupert ha tuttavia commentato con positività i risultati: “Nei primi sei mesi dell’anno fiscale in corso il gruppo ha dimostrato resilienza se si pensa alla situazione macroeconomica odierna; abbiamo registrato una solida crescita in gran parte della nostra regione, compensando la perdurante debolezza della domanda cinese, che come avevo previsto, richiederà più tempo per riprendersi e che sta colpendo in particolare i nostri watchmakers. È stato, tuttavia anche un anno di traguardi, come quello di aver accolto Vhernier tra le nostre maison gioielliere, aver trovato la giusta collocazione per Ynap (ceduta a Mytheresa agli inizi di ottobre, ndr) e aver aggiunto nuovi dirigenti esperti nel nostro board, come il nuovo CEO Nicolas Bos“.



