Secondo trimestre ancora in calo per Capri Holdings. Dopo un primo quarter in flessione del 13%, il gruppo a stelle e strisce a cui fanno capo i brand Versace, Jimmy Choo e Michael Kors accusa una decrescita del 16,4% negli ultimi tre mesi del fiscal year 2024, con ricavi pari a 1,08 miliardi dollari (circa 930 milioni di euro). Un risultato al di sotto delle attese, che Lseg aveva fissato a 1,18 miliardi e che il player attribuisce, si legge nella nota che accompagna la trimestrale, “all’indebolimento della domanda globale di beni di lusso della moda”. Il canale wholesale, in particolare, è calato a doppia cifra a causa della “minora domanda a livello globale”. Nel primo semestre, i ricavi complessivi sono ammontati a 2,14 miliardi di dollari, contro i 2,5 dell’anno precedente (-15 per cento).
Sul versante della redditività, nel trimestre Capri Holdings ha registrato un utile netto di 24 milioni di dollari, pari a 0,20 dollari per azione, contro i precedenti 90 milioni del medesimo periodo dell’anno precedente. L’utile netto rettificato è invece ammontato a 77 milioni di dollari, sui 133 del precedente secondo quarter. Dal punto di vista operativo, la società mostra una perdita di 38 milioni di dollari e un margine del 3,5%, contro l’utile pari a 100 milioni di euro e il margine del 7,7% totalizzati nel Q2 del 2023. Il calo del margine operativo, spiega il gruppo, “riflette principalmente la riduzione delle spese su ricavi inferiori”.
Per quanto riguarda i singoli brand del parterre del gruppo, sono ancora i due marchi di punta – Versace e Michael Kors – a trascinare verso il basso la performance complessiva. La maison della Medusa ha totalizzato 201 milioni di ricavi in calo double digit del 28,2% anno su anno, con in particolare “vendite al dettaglio diminuite di cifre elevate e ricavi all’ingrosso diminuiti a doppia cifra”. La perdita operativa è ammontata a 3 milioni di dollari, contro l’utile da 35 milioni di un anno fa.
Flessione double digit, seppur inferiore, anche per Michael Kors (-16%), che si conferma comunque primo brand in termini assoluti per fatturato, attestatosi a 738 milioni. L’utile operativo si è fermato a 89 milioni di dollari, contro i precedenti 169.
Jimmy Choo, infine, ha generato ricavi per 140 milioni di dollari, spiccando come l’unico brand in aumento, sebbene single digit (+6,1 per cento). In diminuzione la perdita operativa, scesa a 5 milioni di dollari contro i 9 milioni del Q2 precedente.
“Nel complesso – ha commentato John D. Idol, presidente e AD – siamo rimasti delusi dai risultati del secondo trimestre, poiché le performance hanno continuato a essere influenzate dall’indebolimento della domanda globale di beni di lusso della moda. Nonostante il difficile contesto globale che sta vivendo il retail, restiamo concentrati sull’esecuzione delle nostre iniziative strategiche per garantire una crescita sostenibile a lungo termine in tutte e tre le nostre maison di lusso”.
Solo due settimane fa, inoltre, è andata in fumo l’acquisizione di Capri Holdings da parte di Tapestry. Una vittoria per la Federal Trade Commission americana, che si è battuta per ostacolare il deal dal valore di 8,5 miliardi di dollari e ritenuta “un’operazione di monopolio nel mercato del lusso accessibile”. Il titolo di Capri Holdings segna un calo in Borsa questa mattina (0,45 punti percentuali).



