Le ultime trimestrali dei player del lusso sembrano aver dipinto un ritratto a tinte fosche dell’attuale stato di salute dell’alto di gamma. Se negli ultimi 20 anni il comparto è stato praticamente impermeabile a tutte le crisi che hanno attraversato l’economia, l’impressione è che oggi sia invece nell’occhio del ciclone con il cóte, negli ultimi mesi, di una estrema volatilità dei titoli sui mercati azionari. In casi come questi è indispensabile però fare una valutazione a freddo, un passo indietro, per avere una visione d’insieme coerente e razionale, che non sia condizionata dal susseguirsi delle notizie quotidiane.
Quello a cui stiamo assistendo è certamente un riassestamento della industry del lusso al seguito della crisi che ha colpito la Cina, il più grande mercato per questi prodotti, che sulla scia dello scoppio della bolla immobiliare, della crisi demografica, di un cambiamento degli stili di consumo e della riduzione dei flussi di turismo verso l’Europa, ha corretto in modo importante il suo ‘tasso di consumo’ di beni dei top brand del settore, praticamente senza eccezioni. A questo si aggiunge il fatto che, a seguito dell’impennata dell’inflazione di questi ultimi anni, i prodotti di lusso sono ormai ‘troppo costosi’ per i consumatori occidentali e, a fronte del calo del mercato cinese, questi non sono stati in grado in alcun modo di compensare l’arretramento della domanda.
Cionostante, a differenza di altri settori meno ancorati ad un target demografico di riferimento, l’alto di gamma si appoggia invece su una schiera di consumatori fidelizzati e, soprattutto, in costante aumento. Gli ultra ricchi, definiti Uhnwi, sono 750mila individui nel mondo, circa il 3% della popolazione e da soli detengono già ora il 40% della ricchezza mondiale. Una percentuale destinata a crescere perché, secondo le previsioni, il numero di Paperoni è previsto in aumento del 10% annuo fino al 2027. Secondo BCG, i cosiddetti ‘Beyond Luxury’, ovvero coloro che hanno una capacità di spesa superiore ai 50mila euro all’anno hanno praticamente triplicato in 10 anni la rilevanza nel mercato dei beni personali ed esperienziali di lusso, passando da 88 miliardi di euro nel 2013 a 213 miliardi di euro nel 2023 che diventeranno 296 miliardi nel 2027 secondo le stime.
Di fronte a questi numeri è chiaro che occorre ridimensionare le preoccupazioni sulla tenuta dell’alto di gamma. Piuttosto, è bene che i marchi sfruttino questa situazione non solo per riaggiustare il tiro del loro business ma anche per rendere pienamente esclusivi i loro brand.


