Cnmi porta a Palazzo Chigi le istanze del comparto fashion. Sono sette le proposte per il settore presentate dalla Camera Nazionale della Moda Italiana in vista della legge di bilancio 2025, il cui disegno è stato firmato dal Presidente della Repubblica meno di una settimana fa, per poi passare in mano al Parlamento dando il via al processo di approvazione. La discussione intorno alla legge più importante dell’anno durerà ora fino alla fine di dicembre, in un iter che determinerà come e per quali voci saranno spese le risorse pubbliche nel prossimo futuro, destando l’interesse di tutti i settori produttivi del Paese.
In questo contesto, l’associazione di categoria ha fatto richiesta di audizione alla Commissione Bilancio della Camera dei deputati per presentare le proprie proposte inerenti la legge di bilancio in fase di stesura. Le tematiche sulle quali si soffermano le proposte non suonano nuove, ma ripropongono le più urgenti necessità del comparto concentrandosi in particolare – sottolinea il presidente di Cnmi Carlo Capasa – sul tema della supply chain. In sintesi, la proposta di Cnmi si concretizzarebbe in “un’autoregolamentazione che coinvolge tutto il settore e che potrebbe rappresentare per la filiera produttiva una svolta normativa radicale”.
Prima fra tutte le proposte, il riversamento spontaneo del credito d’imposta relativo alle annualità 2015-2019 per le attività di ricerca e sviluppo delle aziende di moda. Obiettivo di questa proposta emendativa, spiega Cnmi, far fronte all’annosa problematica in materia di certezza del diritto riguardante proprio i benefici del credito d’imposta per i player del settore, in particolare le Pmi, aggiungendo che “non dobbiamo dimenticare che le aziende, in questo momento storico, sono costrette a operare in una fase di incertezza che rischia di apportare nefasti effetti sui bilanci aziendali”.
Segue il trasferimento generazionale delle competenze nel settore moda. Questa proposta normativa risponde invece all’obiettivo di favorire e accelerare la formazione dei giovani attraverso il passaggio di competenze e know-how tra generazioni, sia per incrementare la base occupazionale sia per infondere nuova linfa vitale alla crescita economica del Paese. Proposto, in quest’ottica, anche l’inserimento di sgravi contributivi a favore dei datori di lavoro e un regime fiscale agevolato in capo al pensionato che assumerebbe il ruolo di “formatore”.
Centrale, poi, all’interno della proposta firmata Cnmi il ruolo del welfare aziendale, da potenziare al fine di diminuire il carico contributivo e fiscale rispetto a quello che si avrebbe con l’attribuzione agli stessi di compensi monetari e trasmettere così ai lavoratori un forte impulso incentivante e fidelizzante. Nello specifico, Cnmi propone per il periodo d’imposta 2025 l’innalzamento e la stabilizzazione delle soglie dei fringe benefit a 4mila e 3mila euro rispettivamente per i dipendenti con e senza figli.
Segue la proposta di una certificazione per il controllo della catena produttiva delle aziende fashion, tra i temi che da più tempo figurano nell’agenza di Cnmi. Per l’ente, infatti, “è determinante far fronte alla problematica relativa al trattamento del personale ed alle condizioni degli stabilimenti di imprese che lavorano conto terzi, alle quali vengono appaltate alcune delle attività di produzione affidate dai brand di moda che, proprio per tale problematica, in questi mesi, sono finiti nel mirino delle procure”. Proposta in quest’ambito l’introduzione di norme che certifichino definitivamente un sistema di controllo esterno alle aziende e limiti al massimo le insidie insite nella filiera. “In sostanza formuliamo una proposta di legge – aggiunge Capasa – che abbia valore su tutto il territorio nazionale e che preveda l’istituzione di una certificazione terza per tutte le aziende operanti nell’industria della moda”.
Sul piatto anche un fondo per la diffusione internazionale dei valori e dell’immagine della moda mediante contribuzione diretta a Camera Nazionale della Moda Italiana. Con questa proposta normativa Cnmi intende “promuovere i valori e l’immagine della moda italiana a livello internazionale, diffondendo la cultura del ‘bello e ben fatto e sostenibile’ italiano attraverso l’istituzione di un fondo ad hoc”, la la cui gestione viene affidata alla stessa Cnmi.
Sottolineata, ancora, la necessità di un potenziamento della cassa integrazione ordinaria, finalizzata al sostegno delle aziende più piccole della moda e del tessile da tempo ormai sofferenti e che rappresentano larga parte del tessuto produttivo tricolore. Proposte, nello specifico, otto settimane di cassa integrazione – in deroga per il periodo d’imposta – alle imprese del comparto con meno di 15 dipendenti.
Infine, Cnmi caldeggia gli investimenti da parte dei brand nelle aziende manifatturiere in difficoltà che popolano la filiera, auspicando “una virtuosa interazione tra le aziende del comparto”. L’associazione ricorda anche, a supporto della proposta avanzata, i più recenti dati da cui emerge come nei primi sei mesi del 2024 i volumi delle aziende fashion abbiano accusato una diminuzione del fatturato complessivo – nel settore tessile, calzature e borse – superiore al 5% rispetto allo scorso anno, con forti ripercussioni su tutta la filiera. Suggerita, dunque, oltre alla richiesta di una moratoria sulla restituzione dei finanziamenti ottenuti in epoca Covid, una disposizione normativa che agevoli e faciliti (laddove richiesto dalle Pmi in difficoltà) eventuali partecipazioni di minoranza e di sostegno dei brand di moda nazionali al capitale delle realtà artigiano – manifatturiere.
Comune denominatore delle sette proposte, evidenzia ancora Capasa, la necessaria collaborazione tra aziende e Governo, per la “immediata ripartenza di un comparto determinante per l’economia del nostro Paese”.



