Macy’s ancora in sofferenza. La catena statunitense di grandi magazzini ha chiuso il secondo trimestre dell’anno con vendite in regressione del 3,8% a quota 4,9 miliardi di dollari (circa 4,3 miliardi di euro al cambio attuale) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’esercizio si chiude in ribasso rispetto alle stime degli analisti, che, secondo Lseg, prevedevano un calo dello 0,23% a 5,12 miliardi.
Rispetto alle singole insegne (oltre al marchio omonimo, il gruppo comprende anche Bloomingdale’s e Bluemercury), le vendite nette di Macy’s sono diminuite del 4,4 percento. Solo considerando però i suoi primi 50 negozi rinnovati, parte del piano di rilancio, le vendite hanno visto un lieve incremento dell’1 per cento. Le vendite nette di Bloomingdale’s sono invece diminuite dello 0,2%, mentre quelle di Bluemercury sono aumentate dell’1,7 per cento.
Dato l’andamento negativo, il gruppo a stelle e strisce, che nel periodo di riassestamento ha apportato importanti sconti su alcune tipologie di prodotti, è stato costretto a rivedere l’outlook per il 2024, che la società – si legge nel report finanziario – “continua a considerare come un anno di transizione e di investimento”. L’azienda prevede ora un fatturato netto annuale compreso tra 22,1 e 22,4 miliardi di dollari, rispetto alla precedente previsione di 22,3-22,9 miliardi di dollari.
Solo un mese fa Macy’s ha rifiutato un’offerta di acquisto dal valore di 6,9 miliardi di dollari da parte di Arkhouse Management e Brigade Capital.
“Stiamo vedendo i segni del radicamento della nostra strategia, tra cui due trimestri consecutivi di vendite comparabili positive nei primi 50 punti vendita Macy’s – ha commentato Tony Spring, chairman e CEO del gruppo -. Siamo incoraggiati dai primi risultati del nostro ‘Bold New Chapter’ e rimaniamo impegnati a riportare Macy’s a una crescita redditizia e sostenibile”.



