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Elezioni in Uk, il Bfc chiede cinque priorità al nuovo governo

Di Redazione
05 Lug 2024
Elezioni in Uk, il Bfc chiede cinque priorità al nuovo governo

Dal Parlamento europeo alla Francia, per la quale si attende il secondo turno elettorale questa domenica, dalla Gran Bretagna chiamata ieri al voto agli Stati Uniti, le elezioni politiche si confermano in questo 2024 un elemento cruciale per l’agenda del fashion system. E arrivano persino a spostare l’ago della bilancia nel caso di alcune importanti operazioni. Un esempio concreto è stato offerto da Golden Goose, che ha posticipato la sua Ipo solo pochi giorni prima dell’ingresso sul listino azionario italiano a causa della volatilità legata alle recenti mobilità politiche. Stessa sorte è toccata anche a Tendam, che ha sospeso la quotazione a Madrid a seguito del deterioramento delle condizioni di mercato.

Ora è il turno del Regno Unito, che ha visto chiamare alle urne i suoi cittadini lo scorso giovedì 4 luglio. Come si legge su Business of Fashion, in un tumultuoso anno elettorale in cui più di due miliardi di persone in tutto il mondo si sono recate al voto, la consultazione elettorale inglese di questa settimana è stata prevedibile con il partito laburista di centro-sinistra di Keir Starmer che si avvia alla vittoria, chiudendo così un’era dei conservatori durata 14 anni. Le ripercussioni sui titoli di borsa non sono ancora definite (Burberry sta guadagnando oltre due punti percentuali sul listino azionario britannico) come lo è anche l’approccio a questioni chiave per il settore della moda. Per esempio, i laburisti hanno paventato la possibilità di migliorare i legami commerciali con l’Europa, ma un ritorno all’era pre-Brexit della libera circolazione e del facile accesso al mercato non è in programma. Il British Fashion Council (BFC) dal canto suo ha esposto la sua posizione elettorale, stilando un elenco di cinque punti di priorità per il governo entrante. Il BFC chiede al nuovo governo di ripristinare lo shopping esentasse per i turisti e riformare le aliquote commerciali per stimolare la crescita nel settore della moda; investire nel commercio e nell’esportazione per gli stilisti di moda del Regno Unito; supportare il settore dell’istruzione nella moda; sviluppare una nuova generazione di aziende e lavoratori qualificati nel settore; e introdurre una legislazione per attivare pratiche commerciali sostenibili e soddisfare gli obiettivi di decarbonizzazione e zero emissioni nette.

Come riporta nuovamente Business of Fashion, il prossimo primo ministro è visto come un leader centrista solido, ma comunque poco incisivo per un settore che, nonostante i suoi contributi non inconsistenti, ovvero i 28,9 miliardi di sterline (circa 34,1 miliardi di euro) che aggiunge all’economia del Regno Unito, potrebbe certamente fare più affidamento su alcune promesse del manifesto più di quanto non possa fare adesso.

Si attende ora di vedere gli ulteriori esiti delle prossime tornate elettorali con l’estrema destra di Marine Le Pen in ascesa in Francia, il Rassemblement national, e le presidenziali americane di novembre potenzialmente di nuovo in gioco dopo la disastrosa performance del presidente Joe Biden al dibattito politico con Donald Trump. I fondamentali dell’economia americana restano solidi nonostante gli ultimi dati di giugno sulla crescita occupazionale e salariale. La crescita dei posti di lavoro negli Stati Uniti potrebbe rallentare ad un ritmo ancora sano nel mese di giugno, con il tasso di disoccupazione fermo al 4%, aumentando le possibilità che la Federal Reserve riesca a domare l’inflazione senza far precipitare l’economia in una recessione. In questo scenario non mancano però le preoccupazioni per il settore della moda, ipotizzando scenari contraddittori soprattutto considerando quanto gli Stati Uniti abbiano compensato la diminuzione dei consumi in Cina degli ultimi mesi.

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