È una situazione “estremamente delicata” quella che i sindacati confederali di settore stanno trattando in relazione all’andamento della catena di fornitura della moda e del lusso. La contrazione del settore è nota ed è certificata non solo dai numeri della Borsa (per le società quotate), ma anche dalle dichiarazioni degli amministratori delegati. In occasione della diffusione delle trimestrali, pur positive, diversi manager dei grandi gruppi della fascia alto di gamma hanno sottolineato in riferimento all’outlook di mantenere un atteggiamento di “prudenza” citando il “difficile contesto”. La situazione sta destando preoccupazione per la tenuta dell’occupazione. Nello specifico, è il comparto della pelletteria che sta vivendo la maggiore difficoltà, come denuncia Confindustria Moda. L’associazione, dopo l’uscita a inizio anno di Smi (Sistema Moda Italia), Federorafi e di Anfao, oggi raggruppa la filiera della pelle con Assocalzaturifici, Assopellettieri, Aip (Associazione Italiana Pellicceria) e Unic (Concerie Italiane), ha denuncia un exploit della cassa integrazione, volata a +194% lo scorso febbraio rispetto all’anno precedente, proprio in virtù e conseguenza della crisi del lusso.
TAVOLI APERTI
I sindacati preferiscono non entrare nel merito e non forniscono numeri. Ci sono, infatti, diversi tavoli aperti al Mimit, il ministero delle Imprese e del Made in Italy, attraverso i quali scongiurare l’esito più difficile delle crisi aziendali. Quel che è certo è che le Cig in deroga si sono concluse a fine maggio. Contezza esatta dei licenziamenti eventuali si avrà più avanti, dal momento che le aziende non sono obbligate a comunicarle immediatamente ai sindacati. Dall’altra parte, è evidente che, laddove le difficoltà sono al momento scongiurate, è perché esiste una gestione molto imprenditoriale e poco ‘finanziaria’ della supply chain. Sono diversi in Italia i gruppi che hanno acqusito al 100% o sono entrati nel capitale di piccoli o medi terzisti, creando dei veri e propri poli di produzione. Il gruppo Florence, Pattern, Cieffe, HModa, Tre Zeta, Florence Luxury Leather. Quest’ultima sta affrontando una grave crisi aziendale rispetto, in particolare, a una delle sue partecipate, Acme, che produce a Calenzano componenti metalliche, e che ha avviato una procedura di licenziamento, poi fortunatamente ritirata. Ma non per tutti la situazione complessa. C’è chi sta adeguatamente affrontando questo momento. Abbiamo cercato di capirne i punti di forza.
L’altro volto della medaglia Cieffe, partner strategico dei principali brand mondiali del lusso, ha chiuso il 2023 con un fatturato di 53 milioni di euro (+32% rispetto al 2022) e un ebitda margin superiore al 14% (+80% vs 2022). A inizio anno ha rilevato una quota pari al 35% di confezione di abbigliamento in jersey Manu, e ha in portafoglio una partecipazione del 35% in Maglificio Peve, acquisito nel 2023, oltre a controllare il 100% di tre laboratori, Franc’obollo, New Mood e Silvermacs.
Cieffe argomenta la ‘tenuta’ sostanziale e la crescita dei numeri della holding con la natura prettamente industriale del suo business model. “In generale, siamo tutti consci di quello che sta capitando: assistiamo a un rallentamento generale dei gruppi principali del lusso” sottolinea Marco Panzeri, CEO di Cieffe. “Quello che abbiamo seminato e costruito nell’ambito di una strategia di lungo periodo strettamente produttiva – chiosa Panzeri – in questo momento, sia per quanto riguarda i nostri partner, e dunque aziende che abbiamo acquisito, sia per quanto riguarda Cieffe, mostra i suoi frutti”. Il manager ricorda, inoltre, come la holding abbia sempre messo al centro l’imprenditore, “che deve essere la chiave di ingresso all’interno di aziende che fanno produzione e che devono essere le migliori della categoria”, precisa. Best in class, insomma. “Quel che facciamo è investire in un maglificio. Non ne prendiamo tre: se il nostro partner è uno, investiamo su di lui, lo facciamo crescere e lo rendiamo forte”. In sostanza “abbiamo solo un’azienda per categoria di prodotto”. Una scelta strategica che sicuramente affronta “mille difficoltà”. Tuttavia, “i numeri stanno tenendo”. Insomma, il calo generale non va a impattare il lavoro dell’azienda. Tradotto: “assolutamente nessuna cassa integrazione, anzi. Siamo sempre alla ricerca di nuovi giovani da inserire. I numeri tengono insieme alle belle produzioni e a un focus che è quello della qualità e sostenibilità ambientale e sociale. Il nostro paniere di clienti, inoltre, è variegato: americani ed europei e anche asiatici. Essendo molto dinamici e flessibili, senza avere sovrastrutture che in questi momenti rallentano le decisioni, avere clienti nei mercati asiatici e nel middle east va a compensare i cali che ci sono nel mercato”.
FILIERA CONTROLLATA
In buona sostanza il punto focale della questione è questo: “se si adotta un’ottica più finanziaria, magari di maglifici se ne prendono tre. Ma quando ci sono momenti di flessione, quale dei tre si fa lavorare di più? Insomma, la risposta è “avere un unico partner e idee molto chiare legate alla produzione. Ci siamo dati l’obiettivo di coprire la produzione di tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto per conto dei nostri clienti: siamo già all’80% e quindi dipendiamo sempre meno da terzisti non controllati. La nostra, inoltre, è una filiera che deve essere estremamente controllata dal punto di vista della sostenibilità. E noi, su questo fronte, stiamo lavorando già da anni per avere un presidio completo. Questo viene molto apprezzato dal cliente. In sintesi, abbiamo un approccio industriale di lungo periodo e un forte focus sul ciclo produttivo. I clienti vengono seguiti in tutte le fasi di produzione che possono essere svolte direttamente in Cieffe o tramite le aziende partecipate. Per quanto riguarda queste ultime, cerchiamo di affiancarle nella realizzazione di progetti specifici e sinergici e di supportarle nel loro sviluppo stando loro vicini in tutti i vari processi. L’insieme di tutte queste cose ci sta portando a dei buoni risultati e ci permette di affrontare con le spalle larghe un anno complesso per l’industria”. Anche “per il 2024, infatti, rimaniamo focalizzati sulla strategia di ampio respiro intrapresa già da qualche anno, un percorso di crescita anche per linee esterne per rafforzare e consolidare la nostra piattaforma integrata di prossimità, che sta aggregando via via le varie fasi della catena del valore e le diverse categorie di prodotto nel raggio di 150km”, conclude Panzeri.
MOLTIPLICARE GLI INVESTIMENTI
Anche Claudio Rovere, fondatore e presidente HModa (17 aziende manifatturiere con oltre 1.500 collaboratori e un fatturato che supera i 300 milioni di euro), spiega a Pambianco Magazine che “come afferma Confindustria, è indubbio che il settore moda stia affrontando una fase di mercato molto complessa, contraddistinta da un rallentamento nella domanda da parte dei clienti appartenenti ad alcuni settori specifici, tra cui, appunto, la pelletteria. La difficoltà è, purtroppo, generalizzata, e inevitabilmente coinvolge tutti gli attori della filiera. Tuttavia, è proprio in questi momenti che l’appartenenza ad un Gruppo come HModa, attivo su categorie di prodotto differenti, permette di mantenere un trend positivo attraverso la diversificazione del rischio”. “Questo – aggiunge – è ciò che ci permette di portare avanti, nonostante le fisiologiche fluttuazioni del mercato, degli investimenti industriali mirati che agiscono a sostegno di diversi ambiti aziendali, dall’innovazione tecnologica, all’ampliamento degli spazi, al miglioramento dei processi produttivi. Questi investimenti ci hanno permesso di ottimizzare la produzione ed adattarci con maggior flessibilità alle esigenze dei clienti che richiedono con sempre maggior frequenza processi e prodotti sostenibili e qualitativamente elevati”. “La storia, e la nostra esperienza, ci hanno infatti mostrato come il mercato moda sia di fatto ciclico, vive quindi naturalmente delle fasi di crescita, seguite poi da altre di rallentamento, per poi tornare a mostrare un trend positivo. La ripresa molto spesso è improvvisa, bisogna perciò prepararsi in maniera adeguata e farsi trovare pronti quando il mercato tornerà a crescere. Per questo motivo, HModa continua ad implementare piani industriali su misura e ad investire in innovazione di prodotto, efficienza operativa e sostenibilità”.



