Boohoo ancora in guai giudiziari. Il gruppo britannico rischia di dover pagare più di 100 milioni di sterline (circa 117 milioni di euro al cambio attuale) a un gruppo di suoi investitori come risarcimento di un vertiginoso crollo delle azioni. A monte, l’accusa, come documentato in un report del 2020 sui suoi fornitori di Leicester, di maltrattamenti sul luogo di lavoro. Un accusa che pesa come une macigno e che ha visto le azioni del player inglese, già in rosso per 160 milioni, crollare di oltre il 40% in diversi giorni, facendo così ‘evaporare’ più di 1,5 miliardi di sterline dalla sua valutazione.
Nel dettaglio, il rapporto redatto dal Sunday Times portava alla luce come alcuni lavoratori venivano pagati anche solo 3,50 sterline all’ora, ben al di sotto del salario minimo legale, che dal 1° aprile 2024, per i lavoratori del Regno Unito con più di 21 anni, è salito 11,44 sterline (lordo) l’ora.
Secondo quanto si legge sul The Guardian, un rapporto indipendente condotto da Alison Levitt QC, per conto del rivenditore di fast fashion, ha successivamente scoperto che le accuse, nella catena di fornitura dell’azienda, erano fondate ed inizialmente negate. Un’azione legale per conto di 49 investitori, presentata il mese scorso contro Boohoo, sostiene – sempre secondo quanto riportato dalla testata britannica – che l’azienda ha rilasciato dichiarazioni non veritiere o fuorvianti e non ha divulgato o ha ritardato la divulgazione di informazioni rilevanti sulla vicenda.
“Siamo stati messi al corrente di una richiesta di risarcimento avanzata da alcuni azionisti. – ha dichiarato, secondo quanto si legge sulla testata, un portavoce di Boohoo – L’azienda contesta fermamente le accuse e difenderà vigorosamente qualsiasi rivendicazione”.
Le accuse di sfruttamento del lavoro (e di non rispetto, nel corso della pandemia, delle regolamentazioni in vigore) avevano già causato qualche problema a Boohoo, che nel 2021 aveva persino rischiato di essere bandito dagli Stati Uniti.



