Bonaudo festeggia il centenario all’insegna della concia sostenibile e apre le porte del proprio headquarter di Cuggiono, nella provincia milanese. L’azienda specializzata nella produzione di pelli per il top di gamma è reduce da un 2022 in progressione del 33%, con ricavi a quota 73 milioni di euro, e un ebitda pari all’11 per cento. E il 2023 ha proseguito finora lungo lo stesso trend, crescendo del 16% nel primo semestre.
Al centro dell’orizzonte di Bonaudo, gli sviluppi in direzione green del mondo della pelle, settore in costante evoluzione in virtù dei cambiamenti del mercato e della sensibilità di consumatori e aziende e delle innovazioni tecnologiche. Focus, in particolare, sul tema dell’ecopelle, che dal 26 ottobre 2020 gode della ‘protezione’ del decreto legislativo n.68, che interessa tutto il campo semantico di ‘cuoio’, ‘pelle’, e ‘pelliccia’, da utilizzi impropri che fanno riferimento alle loro controparti sintetiche o vegetali.
“Sono molto soddisfatto del percorso fatto fino ad ora che, per me, è sempre un punto di partenza verso una ulteriore crescita, sia in termini di business che di performance ecologiche e tecniche dei nostri articoli – ha raccontato il CEO Alessandro Iliprandi, dal 1994 alla guida dell’azienda -. La pelle naturale possiede delle caratteristiche uniche non solo in termini di performance e durevolezza dei prodotti con essa realizzati ma anche in termini di circolarità e sostenibilità. Noi trasformiamo in lusso e bellezza made in Italy un prodotto che, diversamente, sarebbe uno scarto che creerebbe notevoli problemi ambientali con il suo smaltimento. Questo oggi è un tema importante da comunicare affinché anche nel mercato si crei una percezione corretta della cosa ed una coscienza critica nei consumatori che imparino ad esigere sempre di più l’uso di Ecopelle per la realizzazione dei loro prodotti”.
L’obiettivo è quindi quello di scardinare l’equivoco che vede l’ecopelle associata alle sue alternative non animali, sottolineando invece le peculiarità di un prodotto che – ribadisce Bonaudo – “non è che un prodotto di scarto dell’industria alimentare, lavorato in modo ecologico e rimesso in circolo. Se la conceria non lo impiegasse, sorgerebbe il problema di dove collocare questa enormità di prodotti da smaltire”.
Come indicato da Icec – Istituto di certificazione della qualità per l’industria conciaria, nel 99% dei casi, sottolinea il player, gli animali non vengono allevati in vista del loro impiego nel mondo della moda e “le prestazioni e gli impatti dei prodotti, per essere definiti ecologici, devono essere quantificati e verificati secondo i parametri definiti dall’ente e raccolti nella norma UNI 11427 emessa nel 2011 e aggiornata nel 2022″.
Ad oggi l’iter richiesto per la certificazione è molto complesso e analizza trasversalmente gli impatti del processo, la durata del prodotto e la tipologia di concia impiegata, prendendo in considerazione parametri che spaziano dal consumo energetico e idrico alla verifica delle emissioni e corrispondenti sistemi di depurazione. Su questo fronte, Bonaudo gode della certificazione per tutti i suoi prodotti delle famiglie vitello, vitellino, agnello e capra incrociato.
Intanto, tagliato il traguardo dei primi cento anni, nell’orizzonte di Bonaudo resta nitido l’obiettivo di consolidare la leadership nel settore conciario, anche attraverso l’aggregazione di realtà d’eccellenza specializzate nei suoi settori, dalla pelletteria alle calzature fino all’interior design e, naturalmente, alla nicchia strategica dell’abbigliamento.



