Secondo quanto comunicato dalla Fédération de l’industrie horlogère suisse (Fh), associazione di settore con sede a Biel, in giugno l’export di orologi svizzeri ha registrato un +14% annuo, attestandosi a 2,4 miliardi di franchi (2,5 miliardi di euro). Il dato segna un lieve rallentamento rispetto al 14,4% di maggio (+6,8% in aprile) ma anche il ventesimo mese consecutivo di progressione. Nell’intero primo semestre 2023 l’export è cresciuto dell’11,8% a 13,3 miliardi di franchi.
Le vendite verso gli Stati Uniti (+8,8%) – riporta la nota – hanno registrato un leggero rallentamento della crescita, ma sono rimaste su livelli elevati. La Cina (+9%) ha riportato un incremento comparabile, mentre Hong Kong (+46,2%) ha chiuso il primo semestre a ritmi molto sostenuti, “tornando su valori prossimi a quelli del 2017 per i primi sei mesi dell’anno”. Sempre nel Far East, Singapore segna un +12,7%, mentre il Giappone cresce del 10,1 per cento. L’Europa nel suo complesso registra un incremento del 12,6 per cento.
Se da un lato il settore ha beneficiato dello slancio positivo del mercato del lusso, dall’altro ha registrato una domanda significativa di orologi “di livello base”, con volumi in forte crescita in questo segmento. Sul fronte della produzione, le aziende hanno continuato a dover affrontare la carenza di manodopera e le difficoltà di approvvigionamento.
Tra i singoli Paesi gli Usa rimangono il riferimento principale per l’orologeria elvetica (con una quota di mercato del 14,5%) ma è Hong Kong (terza con l’8,6% dietro alla Cina seconda con il 10,5%) a segnare, come detto, la crescita più decisa.



