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4sustainability guida le aziende del fashion & luxury nella transizione alla sostenibilità

Di Redazione
22 Giu 2023
4sustainability guida le aziende del fashion & luxury nella transizione alla sostenibilità

Da dieci anni, il sistema supporta e garantisce la realizzazione di progetti concreti di sostenibilità in linea con le priorità della Global Fashion Agenda e gli SDGs dell’Agenda 2030. Centralità del dato, misurazione delle performance e trasparenza di filiera sono tra gli elementi distintivi di un approccio al cambiamento già adottato dall’eccellenza della produzione moda italiana.

Uno dei plus di 4sustainability è aver trasformato la sostenibilità da costo, qual era e viene in parte ancora percepita, a leva strategica di sviluppo in grado di generare valore. Lo ha fatto costruendo un percorso strutturato per la filiera moda che prevede la realizzazione di sei iniziative concrete, coincidenti non a caso con le priorità del business sostenibile individuate dalla Global Fashion Agenda. Un sistema multidimensionale di implementazione che è anche un marchio di assurance – a garanzia della credibilità delle performance realizzate – e che prevede un affiancamento operativo costante alle aziende per portarle progressivamente all’eccellenza.
4sustainability comincia a prendere forma nel 2013 come iniziativa pionieristica. Abbiamo chiesto a Francesca Rulli, CEO di Process Factory e anima del framework, di raccontarci questi dieci anni di impegno sul campo per una moda più sostenibile.

Francesca Rulli, CEO e founder Process Factory | 4sustainability®

Avete iniziato a lavorare per il cambiamento del settore in tempi non sospetti. Com’è nato 4sustainability e come si è evoluto nel tempo?

4sustainability nasce da un’esigenza precisa: ridurre gli impatti ambientali e sociali del fashion & luxury. Sappiamo da tempo che questi dipendono soprattutto dalle scelte di produzione dei brand, dalle modalità con cui si sviluppa il prodotto e si gestisce il suo intero ciclo di vita. Avevamo chiaro fin dal principio di voler supportare su questo la filiera produttiva: abbiamo testato quindi il sistema di molti fornitori prima su una dimensione critica della sostenibilità e poi sulle altre. Viviamo e lavoriamo in Toscana, il nostro è un territorio dove operano moltissime aziende del settore tessile e moda. E da qui siamo partiti, strutturando un protocollo in grado di aiutare le aziende a trasformare nel concreto i propri processi, a misurarsi e a dare evidenza al mercato delle proprie performance di sostenibilità.
Un percorso credibile, infatti, non può limitarsi al prodotto o a una singola dimensione della sostenibilità. E noi le abbiamo prese in considerazione tutte, declinando il sistema in sei iniziative o pillar: 4s MATERIALS (conversione all’uso di materiali sostenibili), 4s CHEM (eliminazione delle sostanze chimiche tossiche e nocive dai cicli produttivi), 4s TRACE (tracciabilità dei processi e monitoraggio della filiera), 4s PEOPLE (crescita del benessere organizzativo), 4s PLANET (uso consapevole delle risorse per la riduzione dell’impatto ambientale) e 4s CYCLE (sviluppo di pratiche di riuso, riciclo e design sostenibile).
In dieci anni, abbiamo fatto un tratto importante di strada e tanto resta ancora tanto da fare, ma la fiducia delle aziende che già adottano 4sustainability è ciò che ci permette oggi di far scalare il sistema.

SCOPRI ALCUNE DELLE AZIENDE CHE HANNO GIÀ ADOTTATO IL FRAMEWORK 4SUSTAINABILITY

Cosa rende 4sustainability ‘unico’?

L’approccio ingegneristico al processo, per cominciare: la nostra azienda nasce come pool di esperti di analisi dei processi ed è su questa competenza che abbiamo sviluppato 4sustainability. Il nostro impegno è legato da sempre a una visione multidisciplinare che permette al fornitore di fare un unico sforzo per rispondere alle richieste del mercato, che sono spesso simili, ma poste in modo tale da creare inefficienze. mercato, e una piattaforma digitale evoluta già testata dal mercato. 4sustainability è l’unico marchio di assurance allineato e/o integrato ai principali standard e linee guida internazionali che indirizzano il settore. Mi limito qui a citare ZDHC – Zero Discharge of Hazardous Chemicals per la chimica sostenibile, Textile Exchange per le materie prime sostenibili e le principali metodologie per il calcolo della Carbon e Water Footprint. Sono programmi e coalizioni globali a cui contribuiamo facendoci però portavoce di criteri di applicazione locale, perché soprattutto l’Italia è un paese con caratteristiche distintive che meritano di essere valorizzate.

Quali chance ha l’industria della moda di diventare davvero più virtuosa?

Io sono fiduciosa. E non solo perché vanno in questa direzione tutte le normative in arrivo su trasparenza di filiera e Due Diligence, protezione dal green washing e Green Claims e Passaporto Digitale di Prodotto… Ma perché rispetto anche a solo pochi anni fa abbiamo oggi le metodologie e gli strumenti per traghettare il sistema verso logiche di produzione più sostenibili. Le aziende 4sustainability rappresentano in questo senso un’avanguardia, sono la prova provata che il cambiamento è possibile. Guai però a procedere in ordine sparso o a fidarsi di dichiarazioni vaghe di sostenibilità non supportate da dati verificabili. La sinergia fra attori diversi del sistema è un facilitatore oggettivo e un ruolo centrale lo giocano i brand che collaborano con le aziende di una filiera fortemente impegnata in progetti concreti di riduzione d’impatto.
Sono convinta – e provo a tirare le fila – che per integrare la sostenibilità nei modelli di business, l’industria della moda debba definire una strategia che affronti il tema in maniera sistemica orientandosi anche a produrre meno, ma meglio; premiare i fornitori in grado di portare avanti le stesse logiche di sostenibilità con azioni concrete e misurabili, supportandoli e valorizzandoli nel loro percorso anche attraverso partnership ad hoc; educare il consumatore a comportamenti di acquisto fondati su informazioni ambientali e sociali credibili, principi di qualità e durevolezza dei prodotti, propensione al loro recupero e riciclo; agire da stimolo e supporto nei confronti di istituzioni e ONG affinché tutti gli sforzi siano orientati nella stessa direzione.

In che modo la tecnologia può favorire questo modello virtuoso?

Abbiamo supportato centinaia di aziende del settore nell’applicazione del sistema 4sustainability, dal brand al confezionista, alla manifattura di tessuto e di filato, al produttore di scarpe, borse, pelle, al produttore di accessori. Quando tutti i principali segmenti di produzione sono stati coperti con una o più iniziative a marchio 4sustainability, nel 2022 abbiamo lanciato il progetto per consentire al sistema di scalare. È nata così la piattaforma Ympact, che supporta la raccolta di dati qualitativi e quantitativi sui fornitori, la condivisione di questi dati con il cliente e il processo di verifica e assurance a garanzia della credibilità del sistema.
Nel prossimo Evento 4sustainability, che organizziamo ogni anno dal 2013 per favorire lo scambio e la collaborazione fra brand e fornitori, parleremo proprio di questo: di trasparenza di filiera, di sinergia fra brand e aziende ugualmente orientate al business sostenibile, di trasparenza di filiera, di misurazione di impatto e digitalizzazione… guardando anche alle normative in arrivo come acceleratore ulteriore del cambiamento.

Misurare le performance di sostenibilità nel settore moda

4sustainability® nasce con l’obiettivo di misurare le performance del settore moda in termini di sostenibilità, garantendo l’autenticità del percorso intrapreso e dei risultati raggiunti. L’adesione alla roadmap 4sustainability è subordinata all’implementazione di una o più iniziative concrete e al rispetto di requisiti rigorosi. In un’intervista a Il Fatto Quotidiano, Francesca Rulli sottolinea l’esistenza, oggi, di “metodi e strumenti per lavorare su tutte le dimensioni-chiave della sostenibilità: la tracciabilità degli impatti di filiera, l’eliminazione della chimica tossica e nociva dai cicli produttivi, la riduzione di uso di acqua ed energia e di emissioni in atmosfera, la cultura orientata alla circolarità e al design sostenibile, la sostituzione dei materiali con alternative più sostenibili, le buone pratiche a sostegno del benessere dei lavoratori e dell’efficienza organizzativa”. Tutte queste attività possono essere implementate e i progressi monitorati per ridurre gli impatti ambientali e sociali dell’industria della moda.

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