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Settore orafo, gli Usa trainano l’export nei primi 5 mesi del 2022

Di Redazione
12 Set 2022
Settore orafo, gli Usa trainano l’export nei primi 5 mesi del 2022

PH: Vaibhav Nagare x Unsplash

Sulla base delle elaborazioni effettuate dal Centro Studi di Confindustria Moda su dati Istat per Federorafi, nei primi cinque mesi del 2022 il settore orafo-argentiero-gioielliero “prosegue nel sentiero espansivo”, con esportazioni in aumento del 36,5% che sfiorano i 4 miliardi di euro, guadagnando un miliardo circa rispetto al medesimo periodo dello scorso anno. Il dato del commercio con l’estero evidenzia una lieve accelerazione rispetto al primo trimestre chiusosi a +31,9 per cento. “Del resto – si legge nella nota di Federorafi -, le vendite settoriali effettuate nel solo mese di maggio presentano un aumento del +63,7% rispetto al maggio 2021. A confronto con il gennaio-maggio 2019 la crescita risulta altresì molto vigorosa, ovvero pari a +40,3%, corrispondente in termini assoluti a 1,15 miliardi. Il saldo commerciale di periodo ammonta a quasi 3,2 miliardi di euro e supera, similmente alle vendite Oltreconfine, di oltre 1 miliardo l’avanzo del medesimo periodo 2021”.

Il comparto preponderante (84,1% dell’export qui considerato), ovvero l’oreficeria/gioielleria in oro, presenta una dinamica delle vendite estere migliore della media settoriale, crescendo del +40,5% nei primi cinque mesi dell’anno; la gioielleria in argento sperimenta un incremento dell’export contenuto al +4,4%, mentre quella in metalli placcati, che tuttavia non arriva a 30 milioni di euro, cresce quasi del +150 per cento. In termini di quantità, l’export di queste tre merceologie segna una dinamica altrettanto positiva, pari al +11,1% sul medesimo periodo del 2021; tuttavia, se rispetto al gennaio-maggio 2020 la crescita raggiunge il +72,5%, resta al di sotto del -1,8% se paragonata con i primi cinque mesi del 2019.

Da gennaio a maggio 2022 gli Stati Uniti, confermati in prima posizione come lo scorso anno, sperimentano un aumento del +24,9% rispetto al medesimo periodo del 2021 (+115 milioni circa in valore assoluto); tale mercato assorbe il 14,4% dell’export settoriale totale. Al secondo posto torna la Svizzera, scambiandosi con gli Emirati Arabi nuovamente in terza posizione: tali aree crescono rispettivamente del +31,4% e del +23,3 per cento. Una variazione molto consistente, nella misura del +123,8%, caratterizza le vendite settoriali destinate in Francia (+255,5 milioni di euro in valore assoluto); nel periodo in esame la Francia raggiunge quasi gli Emirati Arabi, come indica l’incidenza all’11,6% per entrambi. Quinta l’Irlanda, hub logistico-commerciale del settore di recente avvio. Di contro, perdono il -1,6% le vendite dirette ad Hong Kong (-3,4 milioni di euro), mentre la Cina, dopo aver sperimentato una variazione del +367,5% nel gennaio-maggio 2021, cede il -21,9% (cui corrispondono quasi -7,4 milioni di euro), portandosi dalla 18° alla 26° posizione; le esportazioni a Hong Kong sono pari a 201 milioni di euro, in Cina a 26,3 milioni.

Con riferimento ai maggiori distretti del settore, nel primo trimestre del 2022 si registra una crescita delle vendite estere del +29,7%, in linea con la dinamica del +31,9% registrata per l’aggregato a livello nazionale nello stesso arco temporale. L’export di Arezzo (che incide per il 32,2% sul totale esportato dall’Italia) evidenzia una crescita tendenziale del +31,1%, mentre Vicenza raggiunge una dinamica pari al +38,4%, assicurando il 21,6% dell’export settoriale nazionale. Il fatturato estero di Alessandria non va oltre ad una variazione del +8,5%, mentre quello di Torino sale del +26 per cento. Andamento favorevole interessa anche le vendite Oltreconfine della provincia di Milano, in aumento del +40,6 per cento. Le prime cinque province esportatrici coprono ben l’85,1% del totale nazionale.

La presidente Federorafi, Claudia Piaserico, nel presentare i dati in occasione del recente opening di Vicenzaoro ha sottolineato come anche a livello occupazionale si stia consolidando l’inversione di rotta, in quanto, secondo le fonti delle Camere di Commercio, gli occupati al 30 giugno 2022 (in relazione con lo stock al 31/12/2021) risultano in aumento del +4%, corrispondente a oltre mille lavoratori in più.
“A fronte di questi dati positivi – conclude la nota di Federorafi -, anche sul comparto della gioielleria incombe la minaccia dell’escalation dei costi di tutte le voci di forniture e dei servizi dovute ovviamente all’incremento dei costi delle hard commodities come l’energia elettrica ed il gas che, di fatto, hanno provocato, rispetto allo scorso anno, un raddoppio dell’incidenza percentuale dei costi di queste voci rispetto al fatturato aziendale. Un incremento che sta erodendo i margini delle imprese che saranno quindi costrette a ribaltarlo sui listini rendendo meno competitivi i gioielli italiani rispetto alla concorrenza internazionale extra-UE, ma anche intra-UE, che può beneficiare di minori costi essendo in gran parte autosufficiente dal punto di vista energetico”.
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