Il conflitto in Ucraina potrebbe lasciare senza materie prime le concerie italiane, avvantaggiando i competitor extra-europei che ne hanno maggiore disponibilità. A lanciare l’allarme è Unic, l’Unione Nazionale Industria Conciaria, che spiega come l’interscambio pelli tra Italia e i Paesi coinvolti nel recente conflitto (Ucraina, Russia, Bielorussia) si concentri principalmente sull’acquisto italiano di materia prima conciaria (pelli grezze e semilavorate). Se l’interscambio annuale complessivo è di circa 80 milioni di euro (media ultimo quinquennio disponibile), l’import italiano conta per circa il 70% del totale.
Il principale Paese da cui il settore acquista materia prima nell’area è l’Ucraina, che si posiziona al 10° posto tra i principali fornitori di pelli semilavorate alle concerie italiane. L’export di pelli conciate italiane verso i Paesi dell’area ha invece un’importanza non primaria (incide infatti per l’1% sul totale). Al danno diretto sofferto dalle concerie italiane si somma però il danno indiretto dovuto all’export italiano di beni in pelle (calzature, pelletteria, arredamento imbottito, abbigliamento in pelle) verso tali Paesi. Tali manufatti sono infatti molto spesso prodotti con pelli italiane.
“In accordo con la nostra confederazione europea di categoria – si legge nella nota di Unic – e alla luce di tutte le problematiche di approvvigionamento materie prime sopracitate, stiamo valutando di richiedere alla Commissione Europea di porre in essere limitazioni all’export di pelli grezze/semilavorate europee al di fuori dei confini comunitari. Si tratterebbe di un’iniziativa di supporto fondamentale per le concerie europee, al fine di fronteggiare una situazione estremamente critica sul fronte degli acquisti, alla luce anche del fatto che i nostri principali concorrenti extra-europei (asiatici e sudamericani) hanno maggiore disponibilità di materia prima e si avvantaggeranno commercialmente delle conseguenze economiche del conflitto”.
L’esclusione delle materie prime conciarie ucraine, russe e bielorusse dagli approvvigionamenti italiani avranno inoltre conseguenze gravi sull’andamento dei prezzi internazionali, provocando ulteriori spinte al rialzo.



