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Second hand, +10-15% annuo per un decennio. Prada: “È un’opportunità”

Di Giulia Sciola
01 Dic 2021
Second hand, +10-15% annuo per un decennio. Prada: “È un’opportunità”

Un'immagine dal sito Prada.com

Il second hand come opportunità di crescita che non dovrebbe alimentare timori circa la tutela della brand identity. A inquadrare in questo modo il ‘fenomeno’ resale è un nuovo rapporto di McKinsey, secondo cui l’esplorazione del mercato della rivendita non solo apre un nuovo flusso di entrate per le aziende del lusso, ma potrebbe anche avere un effetto positivo sulla fedeltà al marchio e la desiderabilità. Come sottolineato dallo studio, il global luxury resale market ha già un valore stimato tra i 25 e i 30 miliardi di dollari (tra i 22 e i 26 miliardi di euro), con molti osservatori di settore che stimano un tasso di crescita annuale compreso tra il 10% e il 15% nel prossimo decennio. Tra le titubanze residue delle maison ci sarebbe però il potenziale impatto negativo sui margini e, in generale, sull’immagine dei brand.

“I nostri risultati confermano l’attrattività del resale: se gestito con prudenza, l’ingresso di un marchio in quel mercato non dovrebbe erodere i margini e comporterebbe solo una cannibalizzazione limitata – rilfette McKinsey -. Quello che è chiaro è che il second hand di lusso è qui per restare, e le aziende che scelgono di non ‘partecipare’ rischiano di perdere un’opportunità significativa”. Lo sanno bene giganti come Kering, che ha investito nello specialista del second hand Vestiaire Collective, o la stessa Gucci, maison ammiraglia del gruppo francese, che oggi ha stretto una partnership con The RealReal per il recycling e l’upcycling dei suoi prodotti. Nel segmento hard luxury, già nel 2018, Richemont ha rilevato Watchfinder, piattaforma che fornisce ai clienti la possibilità di ricercare, comprare e vendere orologi già utilizzati, sia online sia tramite boutique fisiche.

Potrebbe presto cogliere questa opportunità anche il gruppo Prada, che potrebbe debuttare nel second hand sia gestendo il segmento internamente sia affidandosi a nuove partnership. A dichiararlo a Reuters è stato Lorenzo Bertelli, oggi marketing director & head of corporate social responsibility dell’azienda, ma già designato dal padre Patrizio Bertelli come suo successore nel ruolo di amministratore delegato della fashion house italiana. “Il second hand è una strategia su cui stiamo indagando da più di un anno – ha spiegato il manager all’agenzia di stampa -. Non posso rivelare troppo, ma di sicuro l’usato è parte delle nostre strategie per il futuro. Lo coglieremo come opportunità. Potrà basarsi su una partnership con un player specializzato o essere gestito internamente, o entrambe le cose, una sorta di soluzione ibrida come per l’e-commerce”. Nelle scorse settimane, in occasione del secondo Capital Markets Day dalla quotazione del 2011, Prada ha tracciato gli obiettivi finanziari futuri: nel medio periodo, il gruppo punta ai 4,5 miliardi di euro di ricavi, a un margine ebit di circa il 20% e a un gross margin del 78 per cento.

Se i brand del lusso vogliono investire nella rivendita in modo significativo, conclude il report di McKinsey, devono anche comprendere le ragioni che spingono i consumatori a comprare item ed accessori usati. La multinazionale di consulenza strategica ha rivelato che il 41% degli acquirenti di beni di lusso pre-owned desidera questi articoli in quanto prodotti difficili da trovare e in un certo senso unici. Tra le altre motivazioni trainanti ci sono l’attenzione alla sostenibilità oppure scelte finanziarie che consentono di risparmiare denaro o semplicemente di permettersi il prodotto desiderato.

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