Il quadro macroeconomico della moda italiana si rialza dopo l’emergenza sanitaria. La campagna vaccinale traina la ripresa del segmento fashion nazionale, come confermano i dati comunicati in concomitanza con la conferenza stampa per le prossime edizioni degli appuntamenti di Pitti Immagine (11-13 gennaio). Secondo un’elaborazione del centro studi della manifestazione fiorentina, nei primi 8 mesi del 2021 l’industria italiana della moda ha visto una crescita del 19% del fatturato rispetto agli stessi mesi del 2020. In media, l’industria manifatturiera è però cresciuta del 26% per cento. Mentre alcuni settori hanno già recuperato appieno e in qualche caso superato i livelli di fatturato pre-Covid, quello della moda resta ancora sotto i livelli pre-crisi di circa il 10 per cento. Una dinamica che si rispecchia nell’andamento delle esportazioni (+22% rispetto al 2020 nei primi 7 mesi), ma il livello è del 9,3% inferiore a quello dello stesso periodo del 2019.
La Brexit si fa sentire sulle esportazioni della moda italiana. Considerando i primi 40 paesi clienti, 33 hanno registrato nei primi sette mesi del 2021 una crescita delle esportazioni della moda italiana a due cifre, sei a una cifra e solo uno ha registrato un calo, il Regno Unito (-11,2%), nello specifico si tratta di 164 milioni di euro di export in meno rispetto al 2020 e 780 milioni di euro in meno rispetto al 2019.
Cosa avverrà nei prossimi mesi? Dal lato della domanda, il clima di fiducia dei consumatori rassicura sulla prosecuzione del traino della domanda di beni di consumo, sia sul mercato italiano che sui mercati esteri. Le preoccupazioni riguardano la capacità dell’offerta di soddisfare la domanda crescente e in particolare per due fattori: in primo luogo la difficoltà delle reti della logistica internazionale che nella moda sta accelerando i fenomeni di ricerca di catene di fornitura più corte. In secondo luogo la forte crescita dei prezzi dell’energia. Ad esempio il petrolio oscilla da settimane intorno agli 80 euro al barile, era 40 dollari un anno fa. Il 2022 sarà un anno di consolidamento della crescita per la moda italiana, il cui fatturato potrà riavvicinarsi di molto, anche se forse non ancora raggiungerli del tutto, ai livelli pre-crisi. A condizione però che la campagna vaccinale consenta di scongiurare arretramenti sulle politiche di apertura e un ritorno al clima cupo del 2020.
Parallelamente il menswear torna a guadagnare terreno oltre confine. Dopo un 2020 fortemente influenzato dall’emergenza sanitaria, la moda maschile italiana ha iniziato nuovamente a correre durante quest’anno e il commercio con l’estero torna finalmente positivo. A confermarlo sono i dati del Centro Studi di Confindustria Moda per Smi – Sistema Moda Italia. Da gennaio a luglio 2021, come indicano gli ultimi dati Istat ad oggi disponibili, l’export mette a segno un incremento del 16,4%, per un totale di oltre 3,8 miliardi di euro, mentre l’import cresce dell’1,7 per cento. Sia le aree dell’Unione europea che quelle extra-Ue si siano rivelate favorevoli per il comparto, crescendo rispettivamente del 25,4% e del 9,9 per cento. Il mercato Ue presenta una quota del 45,1% sull’export totale di settore, mentre l’extra-UE passa al 54,9 per cento. Nel periodo in esame il primo mercato di sbocco del menswear made in Italy è risultato la Svizzera (+16,6%), seguita da Germania (+24,8%) e Francia (+29,7%). L’export verso gli Stati Uniti, quarto mercato, evidenzia una variazione positiva guadagnando il 5,6 per cento. Le vendite di menswear verso la Cina crescono dell’81,3% rispetto allo stesso periodo del 2020. Sempre in Asia, la Corea del Sud archivia un +37,1 per cento.
In flessione il Regno Unito (-27,7%), il Giappone (-4,5%) e Hong Kong (-2,1%). Gli altri Paesi, dalla Spagna ai Paesi Bassi, dalla Russia al Belgio, ma anche Polonia e Austria chiudono i primi sette mesi del 2021 con una crescita delle esportazioni italiane di moda uomo compresa tra il +73,9% e il +10,7 per cento.
Confrontando con i corrispondenti livelli del 2019, Svizzera, Germania e Francia, così come la Corea del Sud, dimostrano di aver superato ampiamente quei valori di vendite di menswear italiano. Al contrario Stati Uniti, Regno Unito, Spagna e Giappone non hanno ancora colmato il gap. Per quanto concerne Cina e Hong Kong, la prima vede un export superiore di 60,5 milioni rispetto a quello del gennaio – luglio 2021, Hong Kong presenta livelli inferiori di oltre 80 milioni. Relativamente alle importazioni, da gennaio a luglio la moda maschile assiste a flessioni da Bangladesh (-6,3%), Cina (-20,9%) e Romania (-5,6%) compensati tuttavia da un aumento di Paesi Bassi (+24,8%). Di contro, cresce l’import proveniente dalla Francia (+34,8%) e dalla Spagna (+23,9%), oltre che da Tunisia e Turchia.



