Asos pensa in grande. Il colosso britannico dell’e-commerce, dopo i risultati positivi a giugno, si lascia alle spalle le problematiche legate all’abbandono del CEO Nick Beighton, gli ostacoli lungo la supply chain e il perdurare delle limitazioni dovute al Covid. Ieri il gruppo si è lasciato andare a previsioni più che ottimistiche sul fatturato del prossimo periodo, stimando un mercato Uk, Usa ed Europa da 430 miliardi di sterline (circa 500 miliardi in euro) entro il 2030.
L’obiettivo è quello di raggiungere i 7 miliardi (8,18 in euro) di ricavi da raggiungere entro i prossimi tre o quattro anni, con un cagr-compounded average growth rate tra il 15% e il 20 per cento. Il margine ebit, invece, non dovrebbe essere inferiore al 4% (al momento è pari al 7% nel Regno Unito, al 2% in Europa, e a -6% negli Usa, riflettendo le diverse fasi di sviluppo del colosso).
La chiave di volta della strategia aziendale, ha spiegato Asos in una nota, sarà il focus sui brand di proprietà, tra i quali spiccano i marchi Topshop, fiore all’occhiello recentemente entrato nel parterre di nomi targati Asos. I brand di proprietà ricopriranno un ruolo chiave in tutto il mondo.
Da quando ha rilevato i marchi di Topshop, l’azienda afferma che il 60% dei suoi nuovi clienti “ora ha almeno un marchio Asos nel proprio paniere”. Il gruppo intende potenziare le sue label “continuando a migliorare senza sosta la propria credibilità in ambito moda”, allargando l’offerta anche a nuove categorie merceologiche.
A rendere possibile la crescita in termini di vendite sarà l’infrastruttura logistica e tecnologica, che rende Asos ora in grado di “sostenere una crescita di medio e lungo termine, affiancando all’offerta dei propri brand anche l’espansione dei marchi partner”.



