H&M sperimenta nuove melodie contrattuali. Il colosso svedese, che collabora da tempo con gli artisti musicali più disparati, dalle rock band ai divi del pop, ha infatti deciso di incrementare il proprio coinvolgimento, offrendo una partnership che gli permetterà di trattenere una percentuale dai prodotti pensati per i fan.
Attraverso la sezione Creator Studio, H&M potrà gestire negozi di merchandise e realizzerà gli indumenti attraverso una produzione on-demand, con una supply chain sostenibile e avvalendosi di un network globale. La notizia è stata diffusa da Bloomberg, che sottolinea quanto sia remunerativo il mercato delle licenze. Quest’ultmo, nel 2019, ha toccato quota 293 miliardi di dollari (circa 253 miliardi di euro).
Il primo contratto è stato siglato con la piattaforma Sweden’s Doors, specializzata nell’organizzazione di concerti, nella gestione di biglietti e royalties. L’accordo con H&M permetterà agli artisti di controllare una fonte importante di guadagno e, allo stesso tempo, limitare i rischi finanziari grazie alla produzione on-demand dei capi (quindi attivata solo dopo l’ordine da parte dei fan). Tutta un’altra musica rispetto al merchandising tradizionale.
Nel periodo 1 giugno-31 agosto 2021, terzo quarter dell’esercizio fiscale del numero due del fast fashion mondiale, i profitti di H&M hanno toccato quota 6,09 miliardi di corone svedesi (circa 597 milioni di euro), con un balzo del 158% sul corrispondente periodo del 2020 e un +22% sul 2019. Il risultato ha inoltre battuto le attese del consensus Refinitiv, ferme a 5,05 miliardi di corone. Nel Q3 le vendite hanno segnato un +14% oltre i 55 miliardi di corone, con un +22% del canale online. Le vendite sono cresciute meno del previsto a causa delle restrizioni legate al Covid-19 in Asia e Oceania, che hanno quindi rallentato il ritorno ai livelli pre-pandemici già in atto nelle altre regioni.



