Recupero in corso anche per la conceria. Nel primo semestre 2021, secondo i dati comunicati da Unic, i volumi di produzione sono cresciuti del 20,7% rispetto allo stesso periodo del 2020, il fatturato è aumentato del 25,3% e l’export (che vale il 75% della produzione) del 28 per cento. I dati, seppur positivi, evidenziano ancora un gap da recuperare rispetto ai primi sei mesi del 2019: rispetto a due anni fa, la pelle italiana mostra un -10,4% in volume e un -15,5% in fatturato, con esportazioni al -16,4 per cento.
Le esportazioni verso la Cina (inclusa Hong Kong), da quasi trent’anni prima meta estera delle pelli italiane, crescono del 39% sul 2020, ma restano lontane dai valori del 2019: -25 per cento. Situazione simile per i flussi destinati ai principali partner europei: rispetto al 2019 la Francia fa -21%, la Germania -16%, la Spagna -35%, il Regno Unito in calo del 26 per cento. Non mancano però le eccezioni positive a tale trend, come il Vietnam (attualmente seconda più importante destinazione internazionale dell’export italiano di pelli), che cresce del 16% rispetto a due anni fa, gli Usa +3% sul 2019 e l’emergente Messico (flussi raddoppiati rispetto all’anno scorso e +42% su due anni fa).



