Una produzione interamente made in Italy, un posizionamento luxury e un heritage consolidato nel mondo del denim. Sono queste le premesse per il rilancio di Cycle, storico brand italiano specializzato nella lavorazione del denim passato nel 2020 sotto l’egida di Numero 8. Il CEO Enrico Spinazzé ha raccontato a Pambianconews del nuovo corso del brand all’interno della propria azienda, accanto a Sun68. Nata nel 2005 con l’abbigliamento e poi arricchitasi con le calzature e una gamma beach uomo la label, a cui fa capo anche il brand di calzini Socks Burger and Fries, ora è prossima al debutto con una linea mare donna, prevista per il 2022. Nel 2020 ha registrato un fatturato da 42 milioni di euro, stimati in crescita a 50 milioni nell’anno in corso.
Nel 2020 Cycle ha fatto il suo ingresso in Numero 8, che ha quindi ora nella sua scuderia un brand con un’esperienza ventennale nel denim. Come è stato integrato all’interno dell’azienda? 
Dal punto di vista dello stile non ci saranno integrazioni in quanto sarà seguito dai due fondatori Andrea ed Elena (Andrea Bertin ed Elena Boaretto, ndr) in autonomia, stesso discorso vale per la parte produttiva in quanto Cycle sarà per la parte denim 100% made in Italy e per lo sviluppo è stata creata una squadra apposita con figure che hanno già lavorato per Cycle in passato. Allo stesso modo useremo gli stessi laboratori e lavanderie che hanno portato il marchio al successo. La parti comuni saranno invece sicuramente la parte operativa logistica, commerciale e la comunicazione.
Rispetto a Sun68, qual è il posizionamento di Cycle?
Sun68 ha un animo mainstream legato al casualwear, parla un linguaggio universale slegato dalla moda. Al contrario Cycle ha la moda nel suo dna, un posizionamento quindi più luxury e attuale, che parte dal sapore che i 30-40enni ricordano del marchio, ma che sa anche rivolgersi a un pubblico più giovane che cerca quel know-how e quella autenticità che spesso ai marchi più blasonati manca.
Cycle può e deve far emergere questa caratteristica.
Con l’ingresso in Numero 8 come si è evoluto Cycle? Il timone creativo è stato affidato ai suoi founder Andrea Bertin ed Elena Boaretto.
Andrea ed Elena sono parte fondamentale del progetto, non solo perché fondatori e conoscitori del mondo del denim, ma anche perché sono tuttora soci del brand, possiamo dire che la famiglia si è allargata. Quello che vogliamo portare dentro il nuovo corso come Numero 8 è la capacità di leggere il mercato e di saper costruire dei mix commerciali capaci di entrare in un mercato maturo come quello del denim. Siamo sempre stati capaci non solo di entrare, ma anche di imporci in mercati notoriamente saturi, con Cycle siamo sicuri di poter fare lo stesso.
Qual è suo target ora?
Il primo target è sicuramente quello legato ai 30-40enni che ricordano il marchio per le sue qualità e caratteristiche uniche, non dobbiamo dimenticare infatti che Cycle è già tra i marchi denim considerati più cool. Inoltre dopo aver avviato il mercato Italia e messa a punto la macchina produttiva, stiamo già lavorando per ampliare la parte commerciale all’estero. Allo stesso modo stiamo creando una nuova immagine internazionale per Cycle, perché siamo certi che sia un brand che può dire tranquillamente la sua tra i colossi del denim mondiale. Inoltre stiamo già lavorando anche per abbassare l’età del nostro cliente perché pensiamo che la forza di Cycle sia la capacità di poter essere trasversale.
Che tipo di distribuzione ha il brand?
Ad oggi partiamo con una distribuzione selettiva, fatta da punti vendita di alto livello, non vogliamo però un classico percorso da ‘prima linea’, ci piace pensare di poter essere un brand attuale e trasversale, riconosciuto non solo per il valore del marchio ma soprattutto per il know-how presente in ogni singolo pezzo.
Obiettivi per il post-Covid e il prossimo futuro?
Sicuramente aumentare il numero dei punti vendita presenti sul territorio nazionale, e nel breve periodo aprire due o tre mercati esteri, senza ansia di risultati ma certi di poter avere ottimi risvolti nel breve periodo perché Cycle non deve dimostrare nulla, deve solo tornare nel posto di mercato che gli spetta.