Il digitale ha saputo trasformare in opportunità di successo le soluzioni alternative messe in campo durante l’anno della pandemia, prospettando un ‘new normal’ in cui omnicanalità e ripensamento del mondo retail saranno imperativi. A sostenerlo è Mimmo Solida, CEO di Dedagroup Stealth, azienda dedicata all’industria del fashion che fa capo a Dedagroup S.p.A, tra i principali protagonisti dell’IT italiano. Con oltre 400 specialisti IT e decine di progetti attivi nel mondo, Dedagroup Stealth opera nel settore da oltre 30 anni accompagnando ormai il 60% dei più grandi brand del fashion e luxury retail italiani, e non solo. Tra le poche aziende al mondo ad aver sviluppato un’offerta ERP (Enterprise Resource Planning) dedicata al comparto moda e accessori, che risponde ai bisogni dei grandi brand così come a quelli di designer indipendenti, piccoli marchi e start up, Dedagroup Stealth fonda la propria leadership su un ampio ventaglio di soluzioni software e servizi as a service per la gestione efficiente e flessibile di tutti i processi produttivi e distributivi dei prodotti, sempre più in ottica omnnicanale.
In quale misura il 2020 ha impattato sul comparto moda?
Nel 2020 abbiamo assistito a uno stravolgimento del settore fashion che si pensava intoccabile. Fino a prima della pandemia la moda era fatta di ‘esperienze fisiche’ e ‘interazioni’ tra le persone. Ora ci siamo impensabilmente adattati a nuove regole mettendo in campo soluzioni alternative che solo il digitale ha saputo trasformare in opportunità di successo. E così abbiamo visto Milano sperimentare le prime Fashion Week digitali, seguita poi da tutte le altre piazze principali internazionali. Nonostante il momento complesso, è stato intento comune trasmettere lo spirito creativo del settore e cercare di condividerlo con più spettatori possibili. Obiettivo ampiamente raggiunto, con importanti avanzamenti sul profilo tecnologico da cui non si potrà più prescindere in futuro.
Nel 2021 si avanza a passi ancora incerti, ma sostenuti da una volontà collettiva di ripresa. Quali sono le aspettative per il settore?
Dopo un 2020 con fatturati del comparto moda mediamente in calo e pronostici difficili, il 2021 si è aperto invece con cifre ben diverse: un recupero progressivo del divario negativo sul 2019, che fa sperare in una ripresa consistente nel terzo trimestre di questo 2021. Il settore è sicuramente uno dei più colpiti dalla crisi generata dalla pandemia, ma il saldo commerciale del fashion, stando ai dati di Confindustria Moda, si attesta a 17,4 miliardi di euro, confermando il settore come il primo contributore alla bilancia commerciale del Paese.
Sul fronte organizzativo e progettuale, come avete reagito ai cambiamenti in atto?
Per quanto ci riguarda, abbiamo sfruttato il momento per investire risorse finanziarie e umane nello sviluppo di nuovi moduli – Sostenibilità e Order Management System – con l’obiettivo di rispondere con efficacia alle più complesse esigenze del comparto, anticipando, guidando modelli e best practice e contribuendo a definire il tanto atteso ‘new normal’. Abbiamo, inoltre, ulteriormente accelerato nella vendita del software in modalità SaaS, modello di fruizione destinato ad avere un progressivo incremento, e abbiamo ampliato il nostro bacino di riferimento integrando la nostra offerta con una soluzione pensata per il dinamico e molto ampio mondo dei designer indipendenti e delle start up grazie all’acquisizione della società inglese Zedonk che ha dato il via al nostro percorso di internazionalizzazione.
La sostenibilità sta entrando a pieno diritto tra le chiavi di sviluppo delle aziende del settore, che necessitano di strumenti per misurare e valutare le proprie performance ambientali. Come le supportate?
Quando parliamo di sostenibilità oramai è chiaro sempre a più player del settore che l’urgenza di azioni concrete è sempre più palpabile. Urgenza spinta senz’altro dal consumatore, che sceglie sempre attentamente i brand più eticamente e socialmente impegnati. Le aziende del fashion stanno rispondendo a questa esigenza perseguendo una linea di business più sostenibile che, per essere davvero tale, deve toccare l’intero ciclo di vita del prodotto: dal design, all’approvvigionamento, alla produzione, arrivando a coinvolgere le fasi di spedizione, retail e wholesale fino allo smaltimento, al riuso o al riciclo. Analizzare tutti questi processi e tutte le informazioni che ne derivano richiede una capacità di governo ed elaborazione dei dati straordinaria che solo la tecnologia può abilitare. Questo è quanto abbiamo sviluppato con il nuovo modulo Stealth Sustanaibility Solution, che integrato al nostro ERP è in grado di raccogliere dati da più fonti e consolidarli in maniera significativa, in modo che abbiano un reale valore analitico, che siano storicizzati e quindi disponibili e recuperabili nel tempo e soprattutto ‘auditabile’. L’analisi dei dati permette alle aziende di mettere in atto concretamente attività e strategie che creino valore non solo per i consumatori, i partner e gli stakeholder, ma anche per il business stesso, con una struttura di audit interno condivisa e aumentando, di conseguenza, il proprio vantaggio competitivo nella consapevolezza che gli impegni sociali e ambientali soddisfano le esigenze di tutti.
Cosa resterà in eredità al settore di questa pandemia?
Caratterialmente sono ottimista, mi rendo conto che la situazione non è semplice e che il settore è stato messo a dura prova, soprattutto per ciò che tocca il comparto retail. Si è parlato della crisi di un mercato che ha dovuto mettere in discussione molto di se stesso: rivedere i propri processi per aumentarne l’efficienza; aprirsi a nuovi modelli di business; potenziarli o integrarne di nuovi dove le piattaforme eCommerce non fossero ancora state sviluppate, anche se nella maggior parte dei casi c’erano ma fino a quel momento non avevano ricevuto la valenza strategica del canale tradizionale fisico. Ho ascoltato intere organizzazioni rivedere improvvisamente i propri piani di investimento e potenziare reparti e strutture fino a quel momento considerate non primarie. Quel che è certo è che la pandemia ha cambiato i comportamenti dei consumatori imprimendo una forte accelerazione alla domanda digitale che non potrà che portare a un ‘new normal’ in cui omnicanalità e ripensamento del mondo retail saranno imperativi. Per questa ragione abbiamo investito nello sviluppo del nostro nuovo modulo – Order Management System – che analizza i dati raccolti dall’esperienza di acquisto online e offline. OMS dà alle aziende la possibilità di analizzare i flussi delle vendite in ottica Omnichannel e in base a questi definire tempestivamente tutti i processi legati alla supply chain.
Un binomio vincente, dunque, quello tra moda e tecnologia. Quale ruolo è destinata a ricoprire quest’ultima in futuro?
Dalla tecnologia ci aspettiamo tanto, anche che sappia fare evolvere la creatività che caratterizza il settore: dalle collezioni alla concezione di nuovi modelli business. La crisi arriva, ci può mettere in difficoltà, ma porta con sé cambiamento e rinnovamento se siamo pronti ad accoglierlo.



