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Ralph & Russo, chiesti danni per 20,8 mln £

Di Giulia Mauri
07 Lug 2021
Ralph & Russo, chiesti danni per 20,8 mln £

(ph. Instagram @ralphandrusso)

Ora che Ralph & Russo, in amministrazione controllata dallo scorso marzo, sembrava aver trovato un acquirente, un altro dramma legale e finanziario ha coinvolto uno dei suoi co-fondatori. Gli amministratori congiunti che hanno gestito la vendita del brand di haute couture e ready-to-wear a Retail Ecommerce Ventures hanno, infatti, intentato una causa contro Tamara Ralph presso l’Alta Corte inglese e chiedono un risarcimento di 20,8 milioni di sterline.

In una serie di testimonianze depositate presso l’Alta Corte a maggio e giugno, riporta Wwd, Paul Appleton del Begbies Traynor Group, uno degli amministratori congiunti, e Daniel Morrison, l’avvocato che lo rappresenta, accusavano i direttori Ralph e Ralph & Russo di “grave condotta illecita, che ha avuto l’effetto di privare l’azienda delle sue riserve di liquidità e di lasciarla senza capitale circolante per pagare i suoi debiti”. Ralph ha negato le affermazioni, definendole “errate e palesemente false”.

Secondo Appleton, Ralph & Russo avrebbe raccolto circa 70 milioni di sterline in investimenti di terze parti tra il 2009 e il 2019, eppure “le riserve di cassa sono state quasi completamente esaurite, con la società insolvente nel bilancio”. Un ultimo sforzo compiuto all’inizio dell’anno per raccogliere denaro al fine di mantenere a galla l’azienda è fallito, ha dichiarato Appleton, osservando che Ralph & Russo non ha mai mantenuto “libri o registri adeguati” e che non disponeva di alcun sistema per monitorare l’inventario, dal quale risultano mancanti 31 capi di fascia alta.

Appleton ha, inoltre, accusato Ralph di aver violato i suoi obblighi contrattuali tentando di creare una nuova società al momento della vendita della griffe fallita; di non versare i contributi pensionistici e, invece, di deviare i soldi per aiutare il flusso di cassa; di aver preso prestiti non autorizzati dalla società e di aver accumulato migliaia di sterline in cambiali in luoghi come il Berkeley Hotel a Belgravia.

Morrison, l’avvocato che rappresenta gli amministratori, ha affermato in una dichiarazione separata che c’è una “chiara prova che mostra che (Ralph) e il signor Russo hanno trattato i soldi (dell’azienda) come propri, appropriandosi costantemente dei fondi (dell’azienda) a proprio vantaggio. La cosa più disturbante è che questi modelli di spesa sono continuati almeno fino a dicembre 2020, un periodo in cui il fragile stato finanziario dell’azienda sarebbe stato estremamente chiaro per (Ralph)”.

In aggiunta ai suoi numerosi problemi, il marchio è stato anche il bersaglio di una causa da parte di Candy Ventures, una società di investimento appartenente al magnate immobiliare Nick Candy. La causa, presentata all’Alta Corte britannica all’inizio dell’anno, riguardava i termini controversi di un prestito di 17 milioni di sterline, per il quale Candy era diventata un investitore di minoranza. La causa è stata poi annullata per via dell’amministrazione controllata e Candy rimane l’unico creditore garantito dell’azienda.

Un portavoce di Candy Ventures ha dichiarato: “La deviazione dei contributi pensionistici e fiscali dei dipendenti per finanziare lo stile di vita sfarzoso di Tamara Ralph è sia moralmente che legalmente sbagliata. Le autorità giudiziarie devono intervenire e rendere giustizia ai 150 dipendenti che hanno perso il lavoro e la pensione a causa di illeciti seriali in azienda. Tamara Ralph ha usato il conto bancario dell’azienda come salvadanaio personale per finanziare lo stile di vita da jet-set suo e (del suo fidanzato miliardario) Bhanu Choudrie“.

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