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Monopolio immagini al tramonto? La moda riscopre il valore delle parole

Di Marco Caruccio
30 Giu 2021
Monopolio immagini  al tramonto?  La moda riscopre  il valore delle parole

Tutto è iniziato con i podcast. Nati come trasmissioni radio diffuse via internet, scaricabili e archiviabili in formato mp3, oggi i podcast rappresentano la possibilità di veicolare messaggi di lunghezza variabile, spesso anche da aziende private.
Già nel 2017, Chanel aveva lanciato ‘3.55’, realizzato in concomitanza con la chiusura dello storico concept store Colette. È stata poi la volta di ‘Chanel at the Opera’, una conversazione tra coreografi, attori e ballerini e di ‘Mademoiselle Privé Tokyo’, fino alla recente serie ‘Chanel Connects’, animata da alcuni dei più celebrati talenti contemporanei provenienti da cinema, architettura, danza, musica e moda. Lanciata su Apple, Spotify e Chanel.com, l’iniziativa ha già coinvolto personalità del calibro di Nicholas Cullinan della National Portrait Gallery, l’artista Jennifer Packer, il musicista Pharrell Williams e l’attrice Tilda Swinton. Tra i temi trattati ci sono l’impatto della tecnologia sulla creatività, il ruolo che la cultura dovrebbe ricoprire per il cambiamento sociale e come i musei intendono organizzare la riapertura dei propri spazi. Ciò che sorprende è la possibilità di dialogare oltre la moda, destando quindi l’interesse di chi ha altre passioni, non necessariamente collegate alle passerelle. Certo non mancano approfondimenti mirati, come ‘The Gucci podcast’, esperimento che include interviste ai collaboratori del direttore creativo del brand italiano Alessandro Michele, compresi amici della griffe come l’attore Jared Leto, il designer Dapper Dan e la cantante Florence Welch. Sebbene lanciato alcuni anni fa, è ancora disponibile ‘The memory of…with John Galliano‘, attraverso cui lo stilista racconta all’ascoltatore le linee stilistiche delle sue collezioni per Maison Margiela. Anche il mondo retail non è stato a guardare. Nel 2019 il department store statunitense Saks aveva lanciato ‘Where brains meet beauty’, salito al 18esimo posto della chart Fashion & Beauty dei podcast Apple. Il competitor Barneys aveva presentato ‘The Barneys Podcast’ con protagonisti i propri dipendenti intervistati da fashion editor. Lo scorso anno è stata inaugurata la serie ‘Dior Talks – Feminist Art’: conversazioni della durata di circa 30 minuti che esplorano il ruolo della figura femminile all’interno del marchio e quello rivestito dalle artiste che hanno collaborato con la maison. Il primo talk ha per protagonista Maria Grazia Chiuri, direttore creativo delle collezioni donna Dior. Altri esempi includono ‘Dream it real’, condotto dallo scrittore Heben Nigatu, vede alternarsi vari volti vicini al marchio Coach come Selena Gomez e Michael B. Jordan. Alla lunga lista si aggiungono anche ‘Chloé Radio’ e ‘Faubourg of dreams’, quest’ultimo ricco di interviste esclusive ai dipendenti impegnati nell’headquarter di Hermès.

NON SOLO PODCAST

Quest’anno, a riprova che può esserci un fil rouge vocale che unisce gli utenti alle griffe, anche la moda ha scoperto Clubhouse, il social audio-only amato dal fondatore di Off-White Virgil Abloh. A testimoniarlo il fatto che per l’edizione di febbraio della Milano fashion week, Giuseppe Zanotti abbia allestito un talk insieme a varie personalità tra cui Nicky Hilton, la modella dj Catherine Poulain e la stylist Michela D’Angelo. Parallelamente le fondatrici di The Attico Gilda Ambrosio e Giorgia Tordini hanno organizzato un evento Clubhouse dedicato alla loro prima capsule streetwear insieme ai modelli-testimonial della campagna. Recentemente Versace ha presentato il progetto Medusa Power Talks, una piattaforma tutta al femminile che racconta le storie di donne al potere nel 2021. Il progetto si sviluppa partendo da una serie di interviste registrate ai talent che parteciperanno alla conversazione, tra i quali Donatella Versace, le modelle Precious Lee e Irina Shayk, l’attrice Indya Moore e l’attivista Chelsea Miller. Le interviste, condivise sulle piattaforme social della griffe, sono terminate con un evento live sul profilo di Versace su Clubhouse. In ogni caso i social tradizionali non restano in silenzio. A marzo Instagram, da sempre piattaforma prediletta dalla moda, ha annunciato l’introduzione del servizio Live Rooms, una modalità che permette di realizzare dirette con 4 utenti in collegamento contemporaneo anziché i canonici due. La mossa non è stata solo una risposta a Clubhouse, ma anche un adeguamento a un trend che sembra prendere consistenza: quella di un ritrovato valore dei contenuti, rispetto ai quali il video sembra (cosa impensabile ancora pochi mesi fa) andare in secondo piano. Oltre alle foto condivise nel feed, Instagram è sempre più veicolo di messaggi video vocali proprio attraverso le dirette e i Reels, servizio lanciato la scorsa estate che, sulla scia di Tik Tok, permettere agli utenti di realizzare brevi video di 15 secondi editabili e accompagnati da colonne sonore. Le foto, spesso condivise dopo essere state perfezionate con filtri e minuziose modifiche, risultano meno immediate e spontanee rispetto a conversazioni in diretta che talvolta raggiungono migliaia di follower, fruibili anche al termine del talk come fossero podcast. Anziché postare una foto si passa a cliccare ‘play’.

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