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Deloitte, 100% investitori sul lusso anche nel 2021

Di Giulia Mauri
21 Mag 2021
Deloitte, 100% investitori sul lusso anche nel 2021

(ph. Unsplash)

Malgrado il perdurare della pandemia di Coronavirus e la necessità di adeguare i modelli di business alle nuove tendenze, tra cui la crescente importanza dei temi green e della sostenibilità, il 100% degli investitori continuerà a investire nell’industria del lusso, prevedendo un’inversione del trend negativo entro la fine del 2022. Le dimensioni e i livelli di crescita del mercato pre-Covid, inoltre, saranno raggiunti entro 2-3 anni, secondo il 94% degli intervistati. Cosmetica e profumi, Orologi e gioielleria e Abbigliamento e accessori i settori i più attraenti.

Questo, in sintesi, lo scenario relativo agli investitori globali del settore fashion & luxury secondo quanto emerso dal report Global Fashion & Luxury Private Equity and Investors Survey 2021 di Deloitte, un documento che analizza trend e operazioni di M&A del mercato del lusso basandosi su dati di mercato e interviste a top manager.

“Dopo un anno di estrema difficoltà dovuta alle chiusure imposte dalla pandemia di Covid-19, il 2021 si prospetta essere la rampa di lancio per la ripresa del settore del lusso – ha commentato Elio Milantoni, partner di Deloitte -. Grazie all’adozione da parte dei maggiori player del settore di tecnologie quali Big Data & Analytics, Artificial Intelligence ed Augmented Reality, che permettono di sfruttare al massimo il canale online, divenuto il principale touch-point con i consumatori, il business model delle società del lusso si è evoluto ed adattato alle condizioni di mercato sfidanti. Tale evoluzione, insieme all’importanza data a trend quali la sostenibilità, ha permesso di connettersi con i propri clienti, gettando le basi per il rilancio” .

Considerando lo scenario pre-Covid, il mercato dei personal luxury goods è cresciuto a un tasso annuo composto (cagr) del +5,7% nel periodo 2015-2019, leggermente superiore rispetto al segmento experiential, in progressione del 4,1 per cento.

Nel 2020, a causa della pandemia, quasi tutti i segmenti del lusso hanno subito un forte calo, con picchi fino al 70% nel caso delle crociere e del 45% nel settore Hospitality. Il segmento dei beni personali di lusso ha fatto leva sul canale online per compensare la chiusura degli store e la mancanza del flusso di turisti (soprattutto asiatici), fatta eccezione per il segmento Orologi e gioielleria che rimane fortemente legato ai canali di vendita tradizionali e che ha registrato il calo più alto nella categoria (-25%). Il mercato dello yachting invece si è mostrato resiliente alla pandemia, a seguito della preferenza dei consumatori per vacanze più sicure e intime con mezzi di trasporto privati.

Secondo il rapporto di Deloitte, Cosmetica e fragranze e Auto di lusso avranno un recupero più veloce, mentre per altri segmenti come Hotel e ristoranti, Crociere e Abbigliamento e accessori, la ripresa dipende fortemente dalla rimozione delle restrizioni ai viaggi e dalla riapertura degli store fisici.

Da un punto di vista di aree geografiche, l’Europa e il Nord America sono state quelle più colpite nel 2020. L’Apac, invece, ha subito un impatto minore e si prevede avrà un recupero più veloce nell’orizzonte 2020-2025, insieme all’America. “Per i prossimi 2-3 anni, l’Asia Pacific rappresenterà il principale bacino geografico per la ripresa del mercato del lusso, infatti già dal 2020 la Cina è tornata a spendere più di prima dopo la riapertura trainata dal boom del revenge spending, non è detto che lo stesso accadrà anche in Europa – ha spiegato Tommaso Nastasi, partner di Deloitte -. In tale contesto, la principale sfida per gli operatori del settore è quella di ampliare la copertura geografica adattando la propria offerta di business alla domanda locale”. Una leva, quella di un maggior focus sul consumatore locale, che rimarrà un punto di attenzione anche in uno scenario di new-normal.

Tra le strategie adottate dalle aziende per fronteggiare la crisi, figurano anche il potenziamento dei canali di vendita digitali e dell’ Artificial Intelligence per stimare e monitorare la domanda, adeguando di conseguenza la produzione e migliorando la gestione dello stock, nonché la crescente attenzione verso tematiche etiche (inclusione, bellezza non convenzionale, etc.) e di sostenibilità, che si riflette anche in un maggior controllo sulla catena di produzione e sul modello di business delle aziende.

Nel proprio survey, la società inglese ha riscontrato un mercato del lusso in crescita continua anche nel 2020 nonostante la pandemia, con 277 operazioni di M&A concluse, 6 in più dell’anno precedente. Nonostante abbiano rappresentato quasi un terzo del totale, le operazioni nel settore Hotel sono quelle che hanno subito il maggiore impatto del Covid-19, riducendosi di 30 deal rispetto all’anno precedente. D’altra parte, la crescita nel mercato è stata trainata dai settori del segmento Personal Luxury Goods, ovvero Abbigliamento e accessori (23,5% del totale, +13 deal vs 2019), Cosmetica e profumi (20,6% del totale, +23 deal vs 2019) e Orologi e gioielleria (4,3% del totale, +1 deal vs 2019).

Secondo quanto emerso dal sondaggio Deloitte, il 100% dei fondi sta valutando un investimento nel settore Fashion & Luxury nel 2021, con un notevole interesse verso Abbigliamento e accessori – produzione (67%), Cosmetica e profumi (42%), Abbigliamento e accessori – vendita al dettaglio (30%) e Arredamento (30%).

Nei prossimi tre anni, i trend di mercato vedono Personal Luxury Goods e Arredamento in forte crescita, mentre altri segmenti quali Hotel, Jet Privati, Yacht, Automobili e Crociere sono previsti stabili o addirittura in peggioramento, a causa del forte impatto del Covid-19 su queste tipologie di business. Per le aziende operanti nel settore fashion & luxury, l’87% degli investitori rispondenti al sondaggio di Deloitte si attende un impatto sui ricavi contenuto tra lo 0 e il 20 per cento.

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