Il boicottaggio di Nike in Cina potrebbe in realtà aumentare le vendite nell’Ex Celeste Impero. Lo sostengono gli analisti contattati da Retail Gazette, in merito al fatto che Nike è tra i brand boicottati dai consumatori cinesi, dopo la presa di posizione sulla presunta violazione dei diritti umani dei lavoratori nello Xinjiang, territorio autonomo nel nord-ovest della Cina.
“Mentre alcuni marchi come H&M venivano cancellati dal panorama dell’e-commerce cinese – si legge su Retail Gazette -, i prodotti Nike e Adidas erano ancora disponibili per l’acquisto sul più grande mercato del Paese, Tmall. Il boicottaggio, in realtà, proveniva da funzionari governativi, non da clienti, e i rapporti potrebbero essere stati esagerati”.
Secondo quanto comunicato nelle scorse settimane, Nike ha archiviato il terzo trimestre dell’esercizio 2020-21 con ricavi in crescita del 3% a 10,4 miliardi di dollari (circa 8,7 miliardi di euro). Nel periodo, il gruppo ha assistito ad una ripresa disomogenea nei vari mercati, con la Cina in forte progressione (+51% nel terzo trimestre), mentre il mercato Americano, il principale mercato di Nike, ha perso terreno (-10 per cento).



