Il marchio italiano di beachwear nato dall’idea di Massimiliano Ferrari e Raffaele Noris ha vinto il Primo premio nella nuova categoria Small cap, nell’edizione 2020 di Pambianco leQuotabili.
È MC2 Saint Barth il vincitore del primo premio nella categoria Small cap, ovvero delle aziende con fatturati inferiori ai 50 milioni di euro, assegnato nell’ambito della premiazione di Pambianco leQuotabili, la quindicesima edizione dell’analisi annuale stilata da Pambianco sulle società italiane che possiedono le caratteristiche economiche, finanziarie e di posizionamento per essere quotate in Borsa con successo in un orizzonte temporale di 3/5 anni. Una novità, quella delle Small cap, introdotta per la prima volta proprio per quest’edizione, con l’intento di ampliare lo sguardo anche sulle realtà italiane più piccole ma dinamiche e dalle potenzialità interessanti. E così protagonista del battesimo della nuova categoria è stato il marchio italiano di beachwear nato nel 2003 dall’idea di Massimiliano Ferrari e Raffaele Noris, allora ventenni, con il sogno di riportare i colori e la spensieratezza dell’isola caraibica di St. Barth nella vita di tutti giorni. Una scommessa, come l’hanno definita i due fondatori che si sono presentati sul palco della premiazione, avvenuta nella cornice di Palazzo Mezzanotte. Una sfida che sono riusciti a trasformare in una azienda che ormai muove un giro d’affari di 30 milioni di euro e che oltre al beachwear, negli ultimi anni, ha arricchito la sua offerta prodotto con una collezione di maglieria invernale, in grado, nello spirito ironico del marchio, di strizzare l’occhio all’iconografia e al lifestyle degli anni 80. Il marchio è distribuito in oltre 1.100 boutique multimarca di fascia alta, nel canal dei department stores e negozi online e sul portale e-commerce del brand. Nel 2004 MC2 Saint Barth ha inaugurato un ambizioso piano di espansione strategica nel mondo del retail con l’apertura del primo negozio monomarca a Porto Cervo. Al momento, MC2 Saint Barth ha 47 negozi monobrand ma il numero è destinato ad aumentare, pur con le difficoltà della situazione globale mondiale, come hanno raccontato a Pambianco Magazine i due fondatori.
Massimiliano Ferrari, ci racconta come è nata l’azienda? Qual è stata la scintilla che ha dato vita a tutto?
M.F: Si dice spesso “nata per gioco”. Nel nostro caso è stato proprio così. Io e Raffaele siamo amici da quando siamo piccoli. Quando abbiamo deciso di intraprendere questa sfida eravamo ventenni in Sardegna. Allora il mercato era abbastanza monopolista: c’era sostanzialmente solo Sundek. Mancava un concorrente. Perché non provarci? Era utopico ai tempi ma quel sogno ci ha stimolati a provarci. Era un momento in cui il mercato era molto aperto e molti marchi sono nati in quel periodo. Lo abbiamo fatto anche noi ed è andata bene. Certo, l’idea alla base era buona ma col senno di poi quello che ci ha permesso di arrivare fino ad ora è stato l’accordo che c’è sempre stato tra di noi e il lavoro di tutti all’interno dell’azienda.
La vostra azienda fattura 30 milioni di euro. Il beachwear non è certo un prodotto semplice perché è monostagionale. Quali sono i percorsi di sviluppo che vi hanno portato a questi risultati? Ha influito il lancio dell’invernale?
R.N.: Devo ammettere che personalmente sono sempre stato un po’ restio ad abbandonare il mondo del beachwear. Massimiliano ha avuto, invece, l’intuizione di creare una linea di invernale ma con lo stesso concetto dell’estivo, ovvero pensata per essere usata in vacanza. È una proposta che si mantiene fedele al nostro Dna che è colore, spensieratezza, idee. Sembra semplice ma è in realtà molto complesso nell’attuazione dato che si tratta di un tipo di prodotto diverso dai costumi. I numeri, tuttavia, ci hanno dato ragione e ci hanno permesso di avere una presenza fisica importante nei negozi dove eravamo presenti d’estate con il beachwear.
Quanto pesa oggi la collezione invernale?
R.N.: Per il momento si aggira sul 20-25% circa. È, però, un elemento importante perché ci consente di rimanere nei negozi tutto l’anno.
Nel futuro che progetti avete dal punto di vista dello sviluppo e del capitale?
M.F.: Per il futuro partiamo dal passato. Mi sono accorto quest’anno del fatto che noi eravamo convinti di aver dato vita “solo” a un brand di beachwear. Durante questo lockdown ci siamo resi conto che, invece, abbiamo creato non solo un marchio ma una azienda. Nei momenti difficili durante i quali, anche qualche nome grosso ha un po’ perso le fila, noi siamo riusciti a non farlo. Vi racconto un aneddoto che aiuta a capire il concetto. Lo scorso maggio la situazione non era semplice per via della difficoltà nel consegnare l’estivo ai negozianti: c’era una incertezza totale. Ma i nostri ragazzi erano carichi. Sembrava di rivivere The Wolf of Wall Street, il film con Leonardo Di Caprio. Questo ci ha fatto capire che non siamo solo un brand ma una azienda. La tempesta è ancora in corso ma abbiamo gli strumenti per superarla. E quegli strumenti sono basati sulle nuove tecnologie. L’e-commerce sicuramente ci ha consentito di tenerci a galla in questo periodo e fare anche qualcosa in più. Nel futuro vogliamo internazionalizzare il nostro brand. Siamo già approdati lo scorso anno negli Usa aprendo il nostro primo negozio a Miami. Stavamo per aprirne un altro a Los Angeles ma la pandemia ci ha creato qualche problema con gli spostamenti. Restiamo però fiduciosi e confidiamo di poter portare il nostro brand in giro per il mondo. Siamo consapevoli che si tratta di una delle difficoltà dei piccoli brand italiani ma ci vogliamo provare. Arrivare fino a questo punto era un sogno e l’abbiamo reso realtà. Ora la nuova meta è quella di riuscire ad arrivare in tutto il mondo con il nostro brand.



