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Orologerie, la riapertura punta sulla clientela locale

Di Giulia Sciola
26 Mag 2020
Orologerie, la riapertura punta sulla clientela locale

In senso orario: store Pisa Orologeria, Orologerie Luigi Verga, Rocca 1794 e Gobbi 1842

È una riapertura all’insegna della sicurezza e del più rigoroso rispetto delle norme igienico sanitarie quella delle principali orologerie italiane di lusso, che non cedono al fascino dell’e-commerce, ma implementano le piattaforme digitali per i servizi di assistenza e di comunicazione, mantenendo vivo il rapporto con i clienti finali e le case produttrici. Sempre più al centro la clientela locale, mentre sullo sfondo ci sono i dati in calo dell’export delle lancette svizzere, sui quali hanno impattato la pandemia Covid-19 e il conseguente lockdown. Ad emergere, però, è anche consapevolezza che gli orologi di lusso siano un bene rifugio che si confronta con la volatilità del mercato.

“In accordo con le disposizioni nazionali – ha raccontato a Pambianconews Stefano Amirante, purchasing, merchandising, logistic & marketing manager di Rocca 1974 – abbiamo aperto le boutique dal 18 maggio scorso, seguendo un protocollo interno che da un lato ci permetterà di garantire la sicurezza dei nostri clienti e del nostro staff e dall’altro di continuare con passione, competenza ed entusiasmo la nostra attività. Questa situazione ci ha portato a ripensare gli spazi dei nostri negozi, strutturare un programma di sanificazione costante degli ambienti, così da garantire un’esperienza d’acquisto confortevole e sicura creando anche ambienti riservati ed incontri su appuntamento, nominare internamente degli addetti alla sanità, ma anche potenziare ulteriormente i servizi di assistenza che ci permettono di gestire a distanza il rapporto con il cliente attraverso le piattaforme digitali messe a disposizione dall’azienda. Stiamo adattando il nostro modello di vendita a questo nuovo scenario: vogliamo continuare ad essere una garanzia per i nostri clienti e un punto di riferimento nel settore”.

Dopo il -9,2% registrato lo scorso febbraio, l’export degli orologi svizzeri ha archiviato il mese di marzo con un calo del 21,9% a 1,4 miliardi di franchi (circa 1,3 miliardi di euro). A renderlo noto, come sempre, è stata la Fédération de l’industrie horlogère suisse, che sottolinea come sia indicativo del momento globale soprattutto il -41,3% registrato dai volumi di vendita. A livello geografico, la maggior parte dei mercati ha segnato un calo brusco, a partire dall’Italia, che segna un -57 per cento. Per contro, dopo il crollo di febbraio, marzo ha visto la ripresa del mercato cinese, dove l’export di lancette elvetiche segna un +10 per cento. La Fédération de l’industrie horlogère suisse stima un ulteriore deterioramento del mercato nei dati, non ancora resi noti, del mese di aprile.

Per i player intervistati da Pambianconews ad oggi è difficile tracciare delle stime sull’andamento del 2020, anche perchè sull’anno peserà la forte contrazione dei flussi turistici. “La situazione è in continuo divenire ed è difficile fare previsioni – ha commentato Chiara Pisa, amministratore delegato di Pisa Orologeria -. Ho la speranza che l’Italia e Milano torneranno a essere una delle mete favorite per il turismo internazionale; non dimentichiamoci poi dell’importanza di Milano come meta di quel turismo d’affari che ripartirà ancor prima. In generale, quindi, soprattutto nei primi tempi, l’internazionalità sarà minore, cosa su cui riflettere, ma che non rappresenta un problema insormontabile. Pisa Orologeria ha un’importante percentuale di clientela italiana, il cui interesse ed entusiasmo per l’orologeria non si è mai interrotto”.

Secondo Umberto Verga, presidente di Orologeria Luigi Verga, la riapertura dei negozi vedrà inevitabilmente un aggiornamento continuo delle modalità di interazione con il cliente, al quale deve essere garantito il più alto livello di servizi, in linea con il valore di oggetti come i segnatempo d’alta gamma, che non si prestano all’acquisto d’impulso. Per questo motivo, l’online è un importante veicolo pubblicitario e di comunicazione, ma difficilmente diventerà un canale di riferimento per la vendita. “Nel 2019 – ha spiegato Umberto Verga – oltre la metà dei nostri ricavi facevano capo alla clientela italiana. Oggi resta da capire quanto l’imprenditore italiano abbia voglia di spendere, vista la fase senza precedenti che stiamo vivendo. Faremo i conti con meno denaro circolante per la clientela locale e con meno turismo. Tuttavia il livello dei servizi offerti non si abbasserà, anzi. L’orologio di lusso prevede un piacere d’acquisto. Il negozio fisico la farà sempre da padrone in questa dinamica”.

Gioielli e orologi di lusso sono beni durevoli nel tempo e in un momento come quello attuale, dove le borse volatili, possono anche rappresentare una buona allocazione per i propri risparmi. Ad oggi, concordano gli intervistati, l’interesse per il collezionismo resta alto. “Il mercato – ha concluso Serena Pozzolini Gobbi, CEO di Gobbi 1842–  è molto vivace, ricco di appassionati e collezionisti. Da sempre i beni rifugio sono considerati investimenti ottimali per proteggere i propri capitali in situazioni come questa. Attuare una differenziazione degli investimenti, soprattutto in momenti di crisi, è assolutamente opportuno. Riuscire ad acquistare un “pezzo di storia” dell’orologeria può essere considerato senza ombra di dubbio un buon investimento. Per farvi un esempio, proprio pochi mesi fa, è stato battuto all’asta da Christie’s un preziosissimo Patek Philippe ref.2523, in oro rosa, realizzato nel 1953 e contrassegnato con il nostro logo, Gobbi1842, a 9 milioni di dollari. Questo è sicuramente un caso eccezionale, ma vi sono diversi modelli appartenenti all’orologeria moderna di Rolex, per citare uno dei brand che rappresentiamo, che sicuramente acquisiranno valore nel tempo”.

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