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Tom Ford fa le domande. Ma non dà risposte

Di Marco Caruccio
05 Mag 2020
Ecco il primo calendario short dell’era Tom Ford

Tom Ford (ph. @tomford)

Tom Ford sa interrogarsi con giudizio sulle strategie da intraprendere al termine della Fase 1 negli Stati Uniti. Ma, in quanto a risposte, lascia a desiderare. Il presidente del Council of Fashion Designers of America ha inviato ieri una lettera a tutti i membri dell’organizzazione ponendo domande attinenti alle strategie da intraprendere il seguito all’emergenza sanitaria: “Ci sarà un ragionevole inventario open-to-buys dato l’ammontare di merce dalla precedente stagione? Le persone usciranno per fare acquisti e spendere denaro? Quali prodotti cercheranno quando tutto sarà finito?”. Ai legittimi quesiti Ford però non dà alcuna risposta precisa, ma comunica genericamente che il Cfda è mobilitato per “aiutare nel supportare e guidare la fashion community americana”. Lo stilista, riporta Wwd, svela inoltre di essere al lavoro per sperimentare soluzioni retail digital destinate alle collezioni esistenti e ricorda l’impegno con le altri capitali della moda per determinare l’organizzazione delle fashion week di settembre.

La raccolta fondi A Common Thread allestita insieme al magazine Vogue diretto dall’amica Anna Wintour ha raccolto 4,2 milioni di dollari, ricorda Ford, senza specificare a chi e in che modalità verrano distribuiti gli aiuti richieste da oltre mille aziende. “Il Cfda sta lavorando diligentemente per assicurarsi che i designer abbiamo le informazioni e le risorse per procurarsi, donare e provvedere all’equipaggiamenti protettivo destinato al personale, molti dei nostri membri si sono impegnati per la realizzazione di mascherine e camici isolanti” puntualizza Ford senza però, in concreto, delineare una strategia precisa. “L’industria cambierà ma il cambiamento rappresenta anche un’opportunità per resettare, ricominciare e creare fondamenta forti per il futuro della moda americana. L’unica cosa che posso promettervi è che ci sarò un futuro per tutti noi”, conclude lo stilista facendo affidamento a una retorica decisamente old fashion.

La sensazione è che il presidente del Cfda, eletto a marzo dello scorso anno, fatichi a delineare con fermezza una linea guida e, soprattutto, a dare il buon esempio. Dopo aver accorciato la New York fashion week, non senza destare malcontento, ha quindi disertato l’ultima edizione della manifestazione sfilando con la propria label a Los Angeles, ritenendola “casa sua”. In precedenza lo stilista aveva fatto discutere per la proposta di trasferimento dell’headquarter della trade association americana, che riunisce designer di abbigliamento e accessori, da New York a Beverly Hills.

Tante idee che sembrano funzionare poco per rilanciare la moda americana e le sfilate della Grande Mela dove, come sottolineato recentemente da Marc Jacobs, “già la scorsa stagione, davvero poche persone erano presenti e pochi hanno sfilato”.

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