L’export traina il 2019 della pelletteria italiana. Secondo la nota congiunturale elaborata dal centro studi di Confindustria moda per Assopellettieri, infatti, nei primi 10 mesi dell’anno le esportazioni hanno registrato una crescita del 25,8% in valore, a quota 8,6 miliardi di euro, a fronte però di un aumento più contenuto in termini di volume (+0,8%) e a una crescita considerevole dei prezzi medi (+24,7%). “L’andamento assai divergente tra quantità e valore – si legge nella nota ufficiale – riflette il ruolo sempre più fondamentale svolto dalle griffe internazionali del lusso”. Cartina di tornasole è l’export verso la Svizzera (tradizionale piattaforma logistico-distributiva dei brand della moda) che in valore ha registrato un +102,6 per cento. In questo modo, la Svizzera è il primo Paese in termini, appunto, di valore (per una quota del 37,4% sul totale export) e in termini di quantità, scavalcando la Germania. Al netto dei flussi verso questo mercato, infatti, l’export del settore risulterebbe in crescita di appena il 2,5 per cento. Nell’insieme, i mercati europei hanno registrato una tenuta, pur con arretramenti in diverse nazioni come Spagna, Paesi Bassi, Austria, Romania e Polonia. Crescono poi i mercati nordamericani come il Canada (+16,8% in valore e +3,3% in chilogrammi) e Usa (+4,9% in valore e +11,3% in quantità), mentre persistono le difficoltà in Russia (-16,3% in valore e -21,8% nei chili). Il Far East, invece, ha registrato un aumento del 4,1% in valore accompagnato però da un calo del -3,2% nei volumi.
In ogni caso, per il settore della pelletteria italiana il 2019 è stato un anno a due velocità. Da un lato, infatti, le griffe continuano a crescere, a produrre e ad aumentare il prezzo medio, dall’altro le piccole-medie imprese a marchio proprio soffrono, patendo, tra le cause, le difficoltà su diversi mercati, in primis quello russo. Non solo, secondo i dati diffusi da Infocamere-Movimprese riguardanti la nati-mortalità aziendale, da gennaio a dicembre 2019 si è registrato un saldo negativo nel numero di pelletterie attive pari a 120 unità, tra artigianato e industria. A ciò si aggiunge la ripresa del ricorso (con riferimento all’aggregato più esteso delle imprese della filiera pelle) agli strumenti di integrazione salariale, con le ore di Cig autorizzate cresciute nel 2019 del +28%, con aumenti sia della componente ordinaria (+31%) che di quella straordinaria (+40%).
I dati sono stati presentati in occasione della conferenza stampa di Mipel, il salone dedicato alle borse e agli accessori in pelle che si terrà dal 16 al 19 febbraio, in concomitanza con Micam e Homi Fashion&Jewels. La 117esima edizione ospiterà le novità di oltre 300 brand e tra i nuovi nomi si contano RefrigiWear, Romeo Gigli e Spalding, rientrano invece brand come Golla, Ynot e Valigeria Roncato. I temi centrali di quest’edizione saranno artigianalità, italianità e sostenibilità, e proprio su questi si concentreranno due talk patrocinati da Camera Buyer Italia, con cui Mipel ha iniziato una collaborazione.
Per quanto riguarda le problematiche generate dal Coronavirus, la kermesse ha fatto sapere che non è da escludere un calo delle presenze da parte dei visitatori cinesi che, storicamente, rappresentano circa il 4% dei visitatori, cui si può aggiungere un ulteriore calo da parte di altri visitatori provenienti dal Far East. In ogni caso, l’emergenza in Cina potrebbe avere anche dei risvolti positivi per il settore della pelletteria italiana, in quanto potrebbe spostare parte della produzione sul territorio, come spiegato in sede di conferenza.



