L’export degli orologi svizzeri è cresciuto del 10,2% lo scorso settembre (il confronto è con settembre 2018), toccando quota 1,8 miliardi di franchi svizzeri (circa 1,6 miliardi di euro). A dirlo sono i dati della Fédération de l’industrie horlogère suisse (Fh), che spiega come la crescita delle vendite negli Stati Uniti e in Asia abbia compensato la contrazione dell’export verso Hong Kong. Nei primi nove mesi del 2019, le esportazioni sono state di 15,9 miliardi di franchi, il 2,8% in più in rapporto allo stesso periodo del 2018.
Il polo orologiero elvetico rappresenta più del 50% del fatturato mondiale del settore ed esporta oltre il 90% della sua produzione.
Tra i dieci maggiori mercati del settore, a settembre 2019 gli Usa segnano un +14,7%, Hong Kong un -4,6% (pesano, ovviamente gli effetti della crisi politica) e la Cina un +26%. Seguono Giappone (+31,6%), Regno Unito (+0,6%), Singapore (+20,5%), Germania (+14,4%), Francia (+15,6%), Emirati Arabi (+46,7%) e Italia (+7,2 per cento). Nel mese il segno è stato nettamente positivo per gli orologi di gamma alta (prezzo export superiore ai 3 mila franchi) e per quelli di gamma media (prezzo tra i 200 e i 500 franchi), mentre per le altre fasce di prezzo ci sono state flessioni.
“Per la terza volta quest’anno, gli Stati Uniti anno ottenuto il primo posto, grazie a un aumento del 14,7% a settembre”, ha sottolineato la FH nel comunicato. Solitamente questo primato spetta a Hong Kong, dove molti turisti asiatici (soprattutto cinesi) fanno shopping di beni di lusso. Le esportazioni nell’ex colonia britannica hanno registrato progressive flessioni dalla scorsa primavera, periodo d’inizio delle manifestazioni contro il nuovo disegno di legge sull’estradizione.



