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Abito nuovo? A Londra il 18% si ‘sente in colpa’

Di Giulia Sciola
01 Ago 2019
Il Cfda porta in negozio gli abiti degli Oscar

La consapevolezza dell’impatto ambientale dell’industria della moda si diffonde sempre di più tra i consumatori britannici, che oggi si sentono in colpa quando acquistano dei nuovi vestiti, soprattutto da insegne del fast fashion. A dirlo è una ricerca del retailer online Patatam, specializzato in moda di seconda mano, la cui indagine, svolta su un panel di mille adulti nel Regno Unito, ha rivelato che il 18% di loro avvertirebbe come errore morale l’acquisto di vestiti nuovi. Il 64% degli intervistati, inoltre, dice di preferire lo shopping presso insegne di second-hand.

A prescindere dal valore statistico dell’indagine, si tratta senza dubbio di una ricerca audace per la tematica che affronta: l’approccio emotivo verso la diversa sostenibilità dei prodotti acquistati.

“I consumatori ora considerano gli abiti nel loro guardaroba in un modo completamente nuovo, pensando non solo al processo di produzione e all’impatto ambientale e sociale, ma anche a quello che accade quando hanno finito di indossare i capi”, ha dichiarato il managing director di Patatam, Eric Gagnaire.

“Abbiamo notato – ha concluso Gagnaire – che le persone vogliono sempre di più che i loro vestiti abbiano una seconda vita, sia che li vendano, li donino o li riciclino, piuttosto che finire in discarica”.

 

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