La consapevolezza dell’impatto ambientale dell’industria della moda si diffonde sempre di più tra i consumatori britannici, che oggi si sentono in colpa quando acquistano dei nuovi vestiti, soprattutto da insegne del fast fashion. A dirlo è una ricerca del retailer online Patatam, specializzato in moda di seconda mano, la cui indagine, svolta su un panel di mille adulti nel Regno Unito, ha rivelato che il 18% di loro avvertirebbe come errore morale l’acquisto di vestiti nuovi. Il 64% degli intervistati, inoltre, dice di preferire lo shopping presso insegne di second-hand.
A prescindere dal valore statistico dell’indagine, si tratta senza dubbio di una ricerca audace per la tematica che affronta: l’approccio emotivo verso la diversa sostenibilità dei prodotti acquistati.
“I consumatori ora considerano gli abiti nel loro guardaroba in un modo completamente nuovo, pensando non solo al processo di produzione e all’impatto ambientale e sociale, ma anche a quello che accade quando hanno finito di indossare i capi”, ha dichiarato il managing director di Patatam, Eric Gagnaire.
“Abbiamo notato – ha concluso Gagnaire – che le persone vogliono sempre di più che i loro vestiti abbiano una seconda vita, sia che li vendano, li donino o li riciclino, piuttosto che finire in discarica”.



