Prudenza, ascesa del mercato indiano, commercio 2.0. Sono questi alcuni dei trend che caratterizzeranno il 2019 della moda e del lusso. Un anno di “risveglio”, come lo ha definito il report The State of Fashion 2019, realizzato come ogni anno da The Business of Fashion insieme a McKinsey&Company, in cui “sarà tempo di guardare alle opportunità, non solo alle sfide”. Un contesto, questo, in cui i principali attori del settore devono mettere in atto una vera e propria “rivoluzione, nell’accezione latina di res novae che indica appunto una
sollevazione, ovvero un vero cambiamento di prospettiva che consiste nel salire qualche gradino in più così da avere uno sguardo più ampio e completo su ciò che abbiamo davanti”. È questo il pensiero di Roberto Riccio, CEO di Galileo Global Education Italia, il conglomerato dell’istruzione made in Italy che raccoglie sotto il proprio cappello Domus Academy, Istituto Marangoni e Naba (Nuova Accademia di Belle Arti). “Fermarsi a guardare il futuro è impossibile, perché non è un fermo immagine, bensì è in perpetuo movimento. Proprio per questo abbiamo deciso di farci guidare dalle tendenze emergenti della moda, dell’arte e del design, perché i nostri programmi educativi possano tenerne sempre conto e spingere il professionista di domani ad andare oltre”.
Nello specifico, l’analisi di McKinsey ha individuato 10 tendenze per l’anno in corso. Ovvero la prudenza per il futuro, accentuata dalle fluttuazioni a ribasso dei principali indicatori economici. L’ascesa dell’India che, complici la crescita della classe media e il rafforzamento del settore manifatturiero, diventerà il centro nevralgico della moda. Il commercio 2.0, con le aziende che dovranno attrezzarsi per far fronte alla possibile riorganizzazione della catena del valore. Un altro punto riguarda il ciclo di vita del prodotto, che non è più solo ‘nuovo’ ma può essere usato, rinnovato, riparato e noleggiato. Un elemento chiave sarà la responsabilità, sociale e ambientale, la quale va di pari passo con un altro trend, ovvero la trasparenza da parte delle aziende. L’immediatezza, poi, è un altro elemento imprescindibile, con i consumatori sempre connessi che smaniano per ridurre le tempistiche tra la scoperta e il possesso del prodotto. A ciò si aggiunge la self-distruption da parte delle aziende, l’avanzamento del digitale e l’on demand, grazie all’automazione e al data analytics.
“Questi cambiamenti – ha continuato Riccio – ci impongono di trasformare le visioni in valore, principio che rappresenta uno degli asset fondamentali di Galileo Italia. Il gruppo infatti è una sorta di grande laboratorio dove studenti, tutor e manager potranno vivere un’esperienza unica di scambio reciproco”. Il gruppo, infatti, forma oltre 8mila studenti ogni anno i quali, facendo affidamento a un network solido a livello sia nazionale che internazionale, hanno la possibilità di studiare fashion, arte e design a 360°. Ma per creare questo valore, “servirà sviluppare un linguaggio innovativo, un vero e proprio vocabolario che dovrà usare i codici della più grande rivoluzione dopo quella industriale, ovvero la rivoluzione digitale che coinvolge tanto il mondo online quanto quello fisico, così da abbattere non solo le barriere geografiche ma anche quelle strutturali e culturali”, ha concluso Riccio.



