“Stiamo affrontando dei problemi che possiamo gestire. Certo, non vuol dire che siano immediati da risolvere. È un primo trimestre dal leggere all’interno di un percorso di due anni, ma non c’è niente che dica che non possiamo tornare alla crescita like-for-like prevista dalla nostra strategia”. A parlare agli analisti è Alexander Lacik, da poco nominato presidente e CEO di Pandora, che è entrato nel vivo della performance dell’azienda nei primi tre mesi del 2019. Il player danese della gioielleria ha archiviato il Q1 dell’esercizio fiscale con ricavi per 4,8 miliardi di corone danesi (circa 643 milioni di euro), in calo dell’8% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Il dato like-for-like segna una diminuzione del 10 per cento. Nei tre mesi Pandora ha registrato, inoltre, una flessione della redditività, con profitti netti che scendono da 1,2 miliardi a 797 milioni di corone e un ebitda che passa da 1,44 a 1,08 miliardi.
Gli analisti di Jp Morgan hanno parlato di profitti “migliori di quelli attesi”, dichiarazioni che hanno spinto il titolo della società di preziosi in Borsa. Le azioni di Pandora hanno chiuso la seduta di ieri in crescita di circa 5 punti percentuali alla Borsa di Copenaghen. Il titolo, spiega Reuters, ha perso quasi il 60% del suo valore nell’ultimo anno. Ad oggi le azioni di Pandora vengono scambiate nel range delle 290 corone danesi, valore che si confronta con il record di 1.000 corone del 2016.
Il gruppo ha risposto al difficile inizio del 2019 (sul quale ha inciso anche il minor ricorso a sconti e vendite promozionali) annunciando il taglio di 1.200 posti di lavori in Thailandia, dato che si aggiunge ai 700 licenziamenti dello scorso febbraio, mese in cui è stato annunciato anche un piano di ristrutturazione per ridurre i costi pari a 1,2 miliardi di corone, da completarsi entro il 2020. In Thailandia Pandora impiega 14mila persone, poco meno della meta della sua forza lavoro globale.
L’azienda ha annunciato che raddoppierà gli investimenti di marketing in Italia, nel Regno Unito e in Cina, arruolando testimonial famosi (tra loro la pop star colombiana Shakira) e influencer per i media digitali, nel tentativo di incrementare le vendite. “Il brand, così come l’azienda, ha raggiunto un punto di maturità e adesso si prepara ad affrontare nuove sfide”, ha commentato Lacik. Pandora, in cerca di un executive dallo scorso agosto, dopo l’uscita di Anders Colding Friis, ha scelto di affidarsi al manager svedese, ex Procter & Gamble, per guidare la fase di rilancio.



